Gioventù Bianconera – Viareggio Cup 2012

La Viareggio Cup conquistata dalla Primavera nel 2012 ha un sapore particolare: è il primo trofeo conquistato dalla Juventus di Andrea Agnelli.

Pochi giorni fa il successo della squadra di Andrea Pirlo in Supercoppa contro il Napoli. Un trionfo che ha fatto dire al presidente – attraverso Twitter – “Sono 10 anni di fila che vinciamo un trofeo”. La puntata di Gioventù Bianconera è dedicata proprio alla prima di queste vittorie. Merito della squadra di Marco Baroni.

Una lunga cavalcata, tappa dopo tappa, fino alla finale contro la Roma. Vinta 2-1 grazie ai gol di Beltrame e Padovan e una prova super di Spinazzola

 

La copertina della puntata di Gioventù Bianconera dedicata ai ricordi di Fabio Ellena riguardo la Viareggio Cup del 2012

Di seguito lo script della puntata

2012, anno della svolta

Quando sorge, la prima alba del 2012 ha un che di benaugurante per la Juventus. L’anno appena iniziato ha tutte le condizioni per attendere il futuro con ottimismo. O meglio, per far tornare quanto prima i fasti del passato: il recente, ma anche quello più remoto. Insomma, sembra arrivato il momento di cancellare quello zero alla voce “titoli” che la gestione Andrea Agnelli si porta dietro.

Il figlio del dottor Umberto ha riattaccato la spina a una tradizione della casa: quella di un Agnelli alla carica di presidente. Storia della primavera del 2010, quando in società sono sbarcati anche manager molto apprezzati quali Beppe Marotta e Fabio Paratici. Oltre a Pavel Nedved a cui i colori bianconeri sono entrati da tempo nel dna.

Eppure la prima annata non è andata secondo le aspettative. Nonostante un tecnico di esperienza quali Gigi Del Neri e un mercato non certo al risparmio, la Juventus non ha invertito la rotta. Anzi, il secondo settimo posto di fila in campionato è peggiore di quello precedente, perché chiude in faccia tutte le porte per restare in Europa.

Ma l’aria è cambiata nell’estate 2011. Lo sbarco di Andrea Pirlo ha fatto schizzare in alto l’indice qualitativo del gruppo. Ma soprattutto l’ingaggio di Antonio Conte in panchina è stata un’altra trasfusione di juventinità a tutto l’ambiente.

Antonio Conte durante Siena-Juventus del 2012

Seguita da un altro evento destinato a dare uno choc positivo a tutto l’universo legato alla Vecchia Signora. Con l’inaugurazione dello Juventus Stadium, l’8 settembre diventa il giorno dell’orgoglio bianconero. Il punto di non ritorno, lo sguardo rivolto a un futuro che, in quel momento, nessuno può immaginare quanto sarà esaltante.

In una serata speciale, la vecchia guardia ritrova gli stimoli sopiti e i nuovi arrivati capiscono fino in fondo dove sono sbarcati. 

I risultati sono subito confortanti. Al momento di mandare in soffitta il 2011, forse per molti lo Scudetto è un traguardo non considerato ancora alla portata. Ma una cosa è certa e l’hanno capita tutti, anche lontano da Torino: l’era dei settimi posti è finita. La Juventus è tornata a fare la Juventus.

Rivoluzione nel Settore Giovanile

Ma a fianco della Prima Squadra c’è un altro gruppo che sta crescendo davvero bene. Si tratta della formazione Primavera.  La rivoluzione societaria del 2010 ha toccato anche il Settore Giovanile. In ogni società in cui sono approdati, Marotta e Paratici hanno sempre considerato il vivaio un serbatoio vitale per la gestione sportiva. E anche per quella economica. 

Nella figura di responsabile viene promosso Giovanni Rossi. Una vita da calciatore spesa sui campi di provincia e un’esperienza manageriale maturata nel Sassuolo, società che ben presto inizierà a far capolino nel calcio che conta.

La nuova politica per il Settore Giovanile cambia rispetto al passato. Il mercato diventa vitale, il budget a disposizione cresce e a Vinovo approda un nutrito gruppo di giovani pronti al grande salto. Molti dei quali provenienti dall’estero.

Proprio mentre Conte prende le redini della Prima Squadra, per la Primavera viene scelto Marco Baroni. Uno che, proprio come Antonio, ha lasciato segni indelebili da calciatore, contribuendo da protagonista agli ultimi successi del Napoli di Diego Armando Maradona.

Marco Baroni e Beppe Marotta

Aria nuova in Primavera

Lasciato il campo per la panchina, il tecnico toscano ha iniziato a maturare un bagaglio di esperienza notevole. Quello che ci vuole per il definitivo salto di qualità della principale formazione del vivaio. Coadiuvato in questo dal preparatore fisico Andrea Agrello e dall’allenatore dei portieri Ferdinando Scarpello, 2 professionisti che hanno già raccontato la loro storia a Gioventù Bianconera. 

Quella targata 2011/12 è una Primavera che ha carte di valore nel suo mazzo. Le annate 1993 e 1994 sono state prolifiche fin dai tempi della Scuola Calcio, tirando su i vari Rubin, Schiavone, Emmanuello, Margiotta, Padovan e Lanini, oltre al fuori quota Libertazzi. Anche lui, insieme a Gian Luca Rubin, già conosciuto in altre puntate del podcast.

Negli anni, al gruppo si sono aggiunti i tanti talenti arrivati da fuori regione. Come Liviero, Spinazzola, Ruggiero e De Silvestro. O Stefano Beltrame, giunto dalla vicina Novara. Fino all’approdo della nutrita schiera dei ragazzi stranieri. Dal portiere rumeno Branescu al difensore islandese Magnusson, dal terzino svizzero Untersee al centrale francese Gouano, fino al centrocampista ghanese Chibsah portato da Sassuolo dallo stesso Giovanni Rossi. In più, all’inizio del 2012, a Baroni vengono messi in mano altri 2 possibili crack: il brasiliano Gabriel Appelt e il marocchino d’Olanda Ouasim Bouy, acquistato dall’Ajax su spinta di Mino Raiola.

La Primavera scesa in campo nella finale della Viareggio Cup 2012

Proprio come i grandi, anche i ragazzi hanno fatto un corso accelerato di amalgama. Superate le prime prevedibili difficoltà, la squadra ha mostrato segnali incoraggianti. Nel girone di campionato si è insediata nelle parti alte della classifica, ipotecando fin da subito uno dei posti per i playoff di fine stagione. E anche in Coppa Italia sono giunte piacevoli conferme. Napoli e Lazio non hanno costituito ostacoli insormontabili. E solo il maltempo dei giorni della merla, tipico di fine gennaio, non ha permesso di chiudere i giochi nella doppia semifinale con la Fiorentina. Dopo lo 0-0 dell’andata, giocato niente meno che sul terreno del Franchi, per il ritorno a Vinovo bisognerà aspettare la fine del Torneo di Viareggio.

Tutti a Viareggio

E sì, perché come ogni anno, si avvicina il momento forse più atteso per tutte le formazioni Primavera. La kermesse versiliese ha cambiato nome in Viareggio Cup ma non ha perso il fascino. E nel 2012 si appresta a vivere la sua 64a edizione. A partire da lunedì 6 febbraio, giorno in cui sono previste le prime partite. A cominciare da quella dell’Inter campione in carica.

La Juventus parte tra le favorite. Non solo per l’organico messo a disposizione di Baroni. Ma anche per la tradizione. A partire dal 2003 quando c’era un certo Gian Piero Gasperini in panchina, i bianconeri hanno vinto 5 edizioni del torneo: 2 con Vincenzo Chiarenza e una a testa grazie a Massimiliano Maddaloni e Luciano Bruni.

Vincenzo Chiarenza

La squadra sbarca dunque in Toscana. Ma con una novità logistica rispetto al passato. Il quartier generale del gruppo non è più in centro a Viareggio, ma a Cinquale a 2 passi da Forte dei Marmi. Meglio evitare il centro nevralgico dello storico Carnevale e puntare su una struttura più moderna. Dotata anche di centro termale, fondamentale per favorire il recupero. Componente più che mai decisiva, in una manifestazione in cui si gioca ogni 2 giorni.   

Una struttura che ospiterà anche me. Per la prima volta da quando sono nell’area comunicazione del club, ho la possibilità di vivere il torneo da vicino fin dall’inizio. E di assistere da testimone diretto a ogni tappa vissuta dal gruppo. Le partite naturalmente. Ma anche le varie sedute di allenamento tra una gara e l’altra. E pure quei pochi momenti di svago concessi.

Ne ricordo uno, in particolare. Subito dopo la vittoria della semifinale contro il Parma, in calendario sabato 18 febbraio. In serata era in programma Juventus-Catania di Serie A, allo Stadium, e tutta la comitiva si trasferì in un ristorante della zona. Un’occasione per festeggiare il successo del pomeriggio e caricare le pile in vista della finale di 2 giorni dopo. Ma anche per guardare in tv la partita della Prima Squadra, in cui erano impegnati anche Marchisio e De Ceglie, 2 ragazzi proprio come loro, che il grande salto lo avevano già realizzato.

La cavalcata fino alla finale

Ma torniamo al torneo. Per la prima fase dell’edizione 2012, la Juventus è stata sorteggiata nel Girone 4 con i laziali del Città di Marino, i danesi del Nordsjaelland e gli australiani dell’APIA Leichhardt. Raggruppamento non certo proibitivo, ma a storia del Viareggio è lastricata di sorprese. Soprattutto nella gara d’esordio.

Per i bianconeri la prima è addirittura fuori regione. In Liguria, a La Spezia, in quello Picco che nel 2007 ha ospitato la Juve nel campionato di Serie B. Uno stadio vero che nel 2012 si è già convertito al terreno sintetico. Una possibile incognita in più di cui tenere conto. Ma i ragazzi di Baroni si lanciano nella nuova avventura nel migliore dei modi. Sulla carta il Nordsjaelland dovrebbe essere la rivale più insidiosa, ma finisce seppellita sotto 6 gol. Ruggiero segna il primo gol del torneo su rigore. Seguito poi da una doppietta di Padovan e dalle reti di Beltrame, Bouy e De Silvestro. 

Buonissima la prima, una sorta di ipoteca per il passaggio del turno. Seguita da altri 2 successi di misura, non senza qualche insidia. Per la seconda, contro gli australiani, si gioca sul centrale di Viareggio. Ci vuole un gol nel finale di Libertazzi, dopo che Branescu ha compiuto un mezzo miracolo sull’unico tiro in porta degli avversari.

Alberto Libertazzi in un match alla Viareggio Cup

A qualificazione già ottenuta, contro il Città di Marino, segna ancora Bouy. Il match si gioca a Quarrata, in provincia di Pistoia, su un campo al limite della praticabilità. Il dazio da pagare in pieno inverno. Ma il fascino del Torneo di Viareggio è anche questo. Se non ché il prezzo da pagare è legato agli infortuni e Baroni perde per strada prima Ruggiero e poi Carfora.

Superato in scioltezza in girone, inizia il torneo vero e proprio. Quello delle gare a eliminazione diretta, in cui l’errore non è più permesso: chi sbaglia va a casa. E la Juve rischia tanto negli ottavi. Nel giorno di San Valentino, il Vicenza non si rivela avversario amorevole e nell’incontro di Sarzana trascina i bianconeri ai rigori. Beltrame si prende l’MVP di giornata segnando il gol dell’1-1 e poi trasformando l’ultimo tiro dal dischetto. L’ultimo di una serie di 5 senza sbavature. 

Stefano Beltrame tra i protagonisti della vittoria alla Viareggio Cup

Si vola ai quarti, dove c’è la terza insidia straniera. Dopo Danimarca e Australia c’è una rappresentante del Paraguay. Si tratta del Club Guaranì che ha estromesso ai rigori la Samp. Si torna a La Spezia. Il match è duro, come succede sempre con formazioni sudamericane. Vola anche qualche colpo proibito. Come col Vicenza, i bianconeri vanno sotto ma trovano quasi subito il pari, con Gouano in incursione offensiva su azione d’angolo. Nella ripresa è De Silvestro che spostare gli equilibri, prima che Bouy regali un’altra perla: sinistro da tre quarti e pallone sotto la traversa, imparabile. È semifinale, con l’unica pecca di un doppio giallo a Padovan che dovrà saltare la sfida con il Parma. 

Con 5 partite giocate in 10 giorni, le tossine si accumulano. Con le emozioni per i turni passati a mettere da parte un po’ di stanchezza. Anche la rosa di prim’ordine è un punto a favore di Baroni. La semifinale col Parma, come detto prima giocata di sabato, è di nuovo in programma a Viareggio, in quello stadio dei Pini che ospiterà anche la finale. Il Parma di Fausto Pizzi è la sorpresa del torneo. Dopo che ha estromesso prima i campioni uscenti dell’Inter negli ottavi e poi ne ha rifilati 3 al Toro nei quarti, negando così un possibile derby. E anche in semifinale gli emiliani si dimostrano ostici. Per avere la meglio bisogna aspettare l’85 quando Spinazzola la insacca con un colpo di testa in tuffo che vale il biglietto per la finale.

Juventus-Roma la finale più attesa

Finale che sarà contro la Roma che batte la Fiorentina, in un altro match che si allunga fino ai rigori. Lunedì 20 febbraio saranno quindi bianconeri e giallorossi a contendersi la 64a edizione della Coppa Carnevale. E lunedì 20 febbraio lo stadio dei Pini di Viareggio è al centro dell’attenzione del calcio italiano. L’impianto è gremito di tifosi, ma soprattutto di addetti ai lavori, come succede ogni volte in queste occasioni. Direttamente da Torino arrivano Gianluca Pessotto e Beppe Marotta, per assistere dal vivo al match e provare a festeggiare il primo traguardo della nuova gestione sportiva.

Per la Juventus è sicuramente l’ostacolo più duro. La Roma è guidata come sempre da Alberto De Rossi, papà di Daniele, grande professionista e persona squisita, come ho avuto modo di constatare di persona in un paio altre circostanze.La squadra che ha tra le mani è un’autentica corazzata. Lo si capisce ancora di più oggi, a quasi 10 anni di distanza, guardano i nomi. Romagnoli, Politano, Matteo e Federico Ricci, Viviani, Verre, Barba, Sabelli. Vi dicono qualcosa? In più, De Rossi può permettersi di lasciare fuori anche Ciciretti, punito per un’espulsione rimediata nel corso del torneo.

La Roma in finale a Viareggio

Anche la Juve di Baroni si è dimostrata compagine di qualità. Un gruppo apparso anche molto migliorato nelle 2 settimane trascorse in Versilia. Il match è praticamente deciso nella prima mezz’ora. Le firme sul tabellino dei marcatori sono quelle di Beltrame e di Padovan, ma in entrambi i gol c’è lo zampino di uno Spinazzola cresciuto a dismisura. Non a caso, a fine gara, verrà anche insignito del premio di miglior giocatore del  torneo. 

Al riposo si va sul 2-0 con i bianconeri che hanno sfruttato bene 2 ripartenza e che, con un po’ più cinismo, avrebbero anche potuto farne altri per chiudere i giochi. Come da copione la Roma rientra in partita nella ripresa con Piscitella che pesca l’angolo dove Branescu non può arrivare. Manca mezz’ora e la finale è di nuovo in bilico. Politano sfiora il pari in un paio di affondi, ma anche i bianconeri potrebbero allungare ancora con Spinazzola. 

Il gol di Padovan

Tra un’emozione e l’altra si arriva fino al ’94 quando Bergonzi, arbitro designato per la finale, fischia tre volte. La Juventus batte 2-1 la Roma, vince la 64a edizione del Viareggio, l’8a della sua storia, la 6a in meno di 10 anni. E non sarà l’ultima della serie.  Ma soprattutto, la Primavera di Marco Baroni regala la prima grande soddisfazione ad Andrea Agnelli e alla nuova Juventus.

Marco Baroni in trionfo dopo la vittoria della Viareggio Cup

Una soddisfazione che potrebbe anche essere doppia. Sulle ali dell’entusiasmo per la vittoria del trofeo, appena tornati a Vinovo i giovani bianconeri sistemano anche la Fiorentina e conquistano la finale di Coppa Italia. Contro chi? La Roma, naturalmente.

La Juventus Stadium e l’Olimpico faranno da cornice per altre 2 sfide tra le rivali. Con esito ribaltato: saranno i giallorossi a imporsi, prendendosi anche un altro sfizio: diventare i primi a uscire vittoriosi dalla nuova casa bianconera.

Juventus Roma Primavera allo Stadium

Ma quel successo a Viareggio del 2012 resta nella storia del club. E dopo la recente conquista della Supercoppa firmata Ronaldo-Morata, torna a risplendere!