Gioventù Bianconera – Supercoppa Primavera 2006

La Supercoppa Primavera conquistata nel 2006 è il tema centrale di questa puntata di Gioventù Bianconera

Una puntata particolare, diversa da quelle pubblicate fino a questo momento. Come avevo promesso al lancio del podcast, periodicamente avrei aperto il mio personale album dei ricordi. Un modo per rivivere tanti successi conquistati dai giovani della Juventus a cui ho assistito. Per il mio lavoro, ho spesso seguito le formazioni del Settore Giovanile e per questo ho assistito a molti trionfi.

Quello della Supercoppa Primavera del 2006 fu uno dei successi più emozionanti, arrivato in un momento sicuramente particolare della storia della Juventus. Ho cercato di rivivere tanti momenti che segnarono quell’anno, alcuni dei quali davvero tragici.

Paolo De Ceglie Riccardo Maniero e Raffaele Bianco autori dei gol che portarono alla vittoria della Supercoppa Primavera 2006 ricordata durante la puntata di Gioventù Bianconera

 

Di seguito lo script di questa puntata particolare.

 

Scommetto che, appena ho detto 2006, ti saranno venuti in  mente una pioggia di ricordi. Eh sì, in quell’anno successe davvero di tutto in casa Juventus. A molti eventi, non sono legati proprio bei ricordi. E purtroppo non solo dal punto di vista sportivo.

Un anno che ha costituito uno spartiacque per la storia del club e che ha finito per toccare tutte le sue componenti. Anche il Settore Giovanile, tema centrale di questo podcast.

E dire che le premesse erano davvero buone. La squadra bianconera aveva iniziato quel 2006 in testa al campionato, forte del titolo di Campione d’Inverno conquistato prima di Natale, e anche con un discreto margine di vantaggio. In più, era appena rientrato in pianta stabile Gigi Buffon, reduce dall’intervento alla spalla. E Alessandro Del Piero si era tolto l’ennesimo sfizio: staccare Boniperti nella classifica dei bomber bianconeri di tutti tempi. Tutto in una stessa partita che ricordo bene, un match di Coppa Italia contro la Fiorentina al Delle Alpi, finito 4-1.

Del Piero esulta dopo aver segnato il gol alla Fiorentina che gli permette di superare Boniperti nella classifica dei bomber juventini di tutti i tempi

Con l’arrivo della primavera, inteso come stagione ovviamente, erano iniziati i primi scricchiolii: qualche punto lasciato per strada in campionato, l’eliminazione dalla Coppa Italia e la corsa in Champions League interrotta dall’Arsenal. Diciamo quasi ordinaria amministrazione, in linea con quanto accaduto 12 mesi prima.

Nulla che facesse pensare a cosa sarebbe successo poi. Tra fine aprile e inizio maggio, le prime scosse di quello che sarebbe diventato uno tsunami sportivo. Come dimenticare quei primi articoli letti durante la rassegna stampa. Una rassegna stampa che si faceva ogni giorno più corposa e pesante nei toni.

In mezzo alle onde di quegli attacchi mediatici, Fabio Capello riuscì almeno a riportare in porto la nave, senza dover ammainare il tricolore. Ma in molti avevamo la sensazione che  forse sarebbe stato uno sforzo inutile.

Personalmente l’ho capito la sera stessa della conquista del titolo. Alla festa Scudetto organizzata per celebrare la squadra di ritorno da Bari, dove aveva appena chiuso la pratica. Mancava l’intera dirigenza, quella sera. E anche i giocatori sembravano temere il peggio. C’era il clima dell’ultimo giorno delle scuole superiori, quando hai la sensazione che dopo le vacanze non rivedrai molti dei tuoi compagni d’avventura.

Lo scandalo Calciopoli crebbe di giorno in giorno e travolse ogni cosa. Il management prima di tutto. Ma anche alcuni protagonisti quali Buffon e Marcello Lippi, infilati nel tritacarne di parte dell’opinione pubblica che li voleva esclusi dagli imminenti Mondiali. Ma soprattutto, finì di mezzo una schiera di persone la cui unica colpa era di lavorare per la Juventus: dirigenti di secondo piano, impiegati e segretarie. Anche per loro scattarono processi sommari, da parte di un tribunale che aveva già scritto in anticipo il verdetto di condanna. Anch’io ho visto uscire il mio nome. In quelle specie di Pagine Gialle pubblicate dall’Espresso, un calderone in cui mettere dento tutto, senza verifiche e senza controlli.

Il resto è storia conosciuta. Il processo sportivo, i 2 ultimi Scudetti revocati, il titolo di Campione d’Italia assegnato all’Inter, la retrocessione con penalità, il cambio societario, un nuovo allenatore, la diaspora di tanti protagonisti degli ultimi trionfi. Ma anche i gesti coraggiosi di chi volle restare, come Nedved o i freschi campioni del mondo Camoranesi, Del Piero e Buffon. Quest’ultimo consapevole di rinunciare anche a quel Pallone d’Oro che lo avrebbe consacrato per sempre. E in mezzo pure l’incidente di Gianluca Pessotto, quella sì una tragedia vera, fortunatamente a lieto fine.

Ma tutto il trambusto finì per creare un ulteriore danno. Cioè coprire con un suono assordante 2 autentiche sinfonie, suonate da complessi emergenti. Eh sì, perché in quell’estate in cui l’insulto ai bianconeri diventava una moda, 2 squadre portano con orgoglio quei colori ed ebbero la meglio di tutto e tutti. Si trattava della Primavera e degli Allievi Nazionali che, nel giro di una settimana, riportarono in bacheca quei 2 scudetti sottratti ai grandi. Due autentici capolavori, che meritano  sicuramente un’intera puntata di Gioventù Bianconera e che, quindi, tornerò a rivivere in futuro.

Per ora mi basta elencare solo pochi aspetti ma significativi. Quei trionfi portarono la firma di 2 allenatori come Vincenzo Chiarenza e Massimo Storgato che il vivaio lo avevano già conosciuto da atleti. Entrambe le formazioni batterono in finale la Fiorentina, non solo acerrima rivale ma anche club sempre all’avanguardia sul fronte giovanili.

A Perugia, gli Allievi la portarono a casa ai rigori, con parata decisiva di Riccardo Neri. Proprio lui che, pochi mesi dopo insieme ad Alessio Ferramosca, sarà vittima della pagina più brutta di quel 2006. E forse dell’intera storia bianconera.

La Primavera festeggiò invece a Rimini. La degna conclusione per una squadra che non aveva nulla a che invidiare a quella che Del Piero riportò al titolo nel 1994: Marchisio e Giovinco, Criscito e De Ceglie, il bomber Paolucci e Lanzafame. Ma anche Zammuto, Pisani, Bianco, Venitucci, Cuneaz, Maniero e lo sfortunato Beppe Rizza. Tante frecce all’arco di Chiarenza. Una squadra arrivata in parte a fine ciclo, raccogliendo grandi vittorie e sfiorando anche l’accoppiata con il torneo di Viareggio, perso poi in finale.

Il destino volle che quell’ultimo atto di mercoledì 8 giugno, si giocò al Romeo Neri di Rimini. Proprio lo stadio che 3 mesi dopo sarà palcoscenico di quello che nessuno si sarebbe mai aspettato di vedere: cioè l’esordio in B della Juventus, ora guidata da Didier Deschamps.

Come se non ce ne fosse bisogno, l’estate 2006 fece crescere ancora di più la rivalità con l’Inter. Quel tricolore finito sul petto delle maglie nerazzurre fu difficile da mandare giù. Così come l’idea che, per un’intera stagione, il confronto diretto non si sarebbe disputato. Almeno sul fronte Prima Squadra.

Eh sì, perché invece il discorso non poteva valere per il Settore Giovanile. Anzi, Juventus-Inter fu il succulento antipasto della stagione delle formazioni Primavera. La Juventus Campione d’Italia si era conquistata la possibilità di giocarsi la SuperCoppa Italiana. E chi era l’avversaria? Proprio i nerazzurri, freschi vincitori della Coppa Italia.

Il regolamento prevedeva la disputa della finale in gara secca, in casa dei vincitori dello Scudetto. Quindi al Chisola  di Vinovo, campo che ancora oggi dista qualche centinaio di metri dallo Juventus Center, il centro sportivo che allora era appena entrato in funzione, designato per diventare la casa della Prima Squadra ma soprattutto il quartier generale delle giovanili.

Juventus-Inter è sempre Juventus-Inter. Quindi il richiamo fu forte, anche in quel 2006. Le tribune erano gremite di tifosi. Ma l’interesse era arrivato anche ai piani alti, ai nuovi vertici del club: il presidente Giovanni Cobolli Gigli, l’ad Jean-Claude Blanc, il direttore sportivo Alessio Secco, il responsabile del Settore Giovanile Ciro Ferrara. Ma anche Didier Deschamps e Alessandro Del Piero, chiamato a dare il calcio d’inizio alla sfida.

Anche l’informazione non si fece sfuggire l’occasione di dare ampio risalto all’evento. Molto di più del clamore creato da una normale sfida tra squadre Primavera. C’erano giornali e tv, compresa Juventus Channel che allora ricordo che stava contando i giorni prima di iniziare le trasmissioni.

Arrivato quel pomeriggio di settembre al campo, il mio primo pensiero fu rivolto ai ragazzi. Gli spalti pieni, la dirigenza, i giornalisti. Anche il tricolore sul petto. E soprattutto questa voglia dell’intero ambiente di prendersi una rivincita sull’Inter. Tutto questo sulle spalle di giovani già abituati a certe pressioni, ma non di questo tipo.

La squadra era di sicuro valore, su questo non c’erano dubbi. Vincenzo Chiarenza poteva contare su una rosa appena appena rinnovata rispetto a pochi mesi prima. Non c’erano più alcuni talenti come Criscito e Paolucci, che avevano spiccato il volo. Ma gran parte gruppo era quello dello Scudetto vinto a Rimini. Con Claudio Marchisio e Paolo De Ceglie, ormai aggregati a tempo pieno in prima squadra, prestati per l’occasione alla causa.

Quelle pressioni finirono poi per essere positive. O forse furono i nerazzurri a sentirle maggiormente. Sta di fatto che la Juventus iniziò la partita come meglio non avrebbe potuto. O come neppure il più ottimista dei tifosi poteva aspettarsi: 10 minuti di gioco e il punteggio era già 3-0.

Paolo De Ceglie subito protagonista, mostrando quelle doti da attaccante vero che, per vari motivi, non fece più vedere tra i professionisti. Dopo decine di gol segnati con le giovanili, il giovane valdostano ne fece subito 2 in 4 minuti. Raffaele Bianco calò il tris, che di fatto fu un match point anche se c’erano ancora 80 minuti da giocare.

L’Inter trovò il 3-1 con Ribas prima della mezz’ora e il tecnico Vincenzo Esposito fu costretto anche a giocarsi la carta Bonucci. Allora, chiaramente, nessuno sapeva chi era quel ragazzo entrato dalla panchina. E nessuno poteva immaginare che segni avrebbe lasciato nella storia della Juventus negli anni successivi.

Ma allora, neppure la sua presenza cambiò la musica. Nella ripresa la Juve amministrò per un po’ e poi affondò di nuovo. Ancora con De Ceglie su cross di Rizza e poi con Riccardo Maniero. 5-1 e per un pomeriggio anche l’estate più difficile della storia bianconera fu messa da parte.

Quello che invece non sì accantonò fu la grande rivalità tra Juventus e Inter. Saranno ancora le formazioni Primavera ad alimentarla nel corso di quella stagione 2006/07. L’Inter di Esposito nel frattempo si era anche rinforzata con un certo Mario Balotelli, in campo nonostante 3 anni in meno dei compagni. I nerazzurri si prenderanno la soddisfazione di mettersi tutti alle spalle e di strappare il tricolore alla Juve, questa volta sul campo.

O meglio quasi tutti. Perché sarà ancora una volta la squadra di Chiarenza a rovinare i piani, con il trionfo in Coppa Italia, imponendosi in finale proprio a spese dei milanesi. Ma questa è un’altra storia che meriterà una puntata apposita di Gioventù Bianconera.

A distanza di 14 anni, quel trionfo in Supercoppa Italiana resta ancora tra i più belli a cui ho assistito. Un trionfo di cui si è tornati anche a parlare di recente, dopo l’improvvisa e prematura scomparsa di Beppe Rizza. Allo sfortunato ragazzo siciliano ha già lasciato un ricordo Manuel Giandonato e io ci tengo a dedicargli questa puntata di Gioventù Bianconera. Ciao Beppe!

 

Ecco la puntata. Buon ascolto a tutti!

 

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