9 settembre 1990 – Parte la saga di Juve-Parma

9 settembre 1990 – La Juve al battesimo del Parma in A

La Juventus è il club più titolato del nostro calcio. Negli anni, per ottenere certi traguardi, ha duellato con le principali società italiane. Con alcune più spesso, Inter e Milan su tutte. Con altre a periodi alterni. La rivale che ci ha messo meno a diventare una spina nel fianco dei bianconeri è stata senza dubbio il Parma. I ducali sono apparsi per la prima volta in Serie A nel 1990 e, per tutto il decennio, sono diventati i primi avversari da battere. E in più di una competizione. Forse era già tutto scritto quel pomeriggio del 9 settembre, quando toccò proprio alla Juve dell’esordiente Roberto Baggio fare da padrino: tenere a battesimo i gialloblu nella loro prima storica partita nel massimo campionato.

Da meteora a certezza, che ascesa il Parma

Nel calcio italiano, e forse non solo in quello, pochi club hanno avuto una parabola ascendente così rapida come quella del Parma. Apparsi per la prima volta tra le big nel 1990, gli emiliani hanno sorpreso tutti e in poche stagioni hanno accumulato un palmares impressionante. 

Un palmares che rivali più consolidate non hanno mai lontanamente sognato. Un secondo e due terzi posti in Serie A, 3 Coppe Italia vinte con altre 2 apparizioni in finale, una Supercoppa Italiana e altre 2 sfiorate, solo in patria. 

Ma è in Europa che il Parma ha trovato la sua dimensione. Una Supercoppa Europea, 2 Coppe Uefa e una Coppa delle Coppe, con tanto di bis mancato di un soffio. Il tutto in poco più di un decennio. In pratica fino a quando è durato il duopolio con la famiglia Tanzi, interrotto nel 2003 dopo il crac Parmalat.

1990, rivoluzione a Torino

Se 1990 per il Parma è sinonimo di promozione, per la Juve lo è di rivoluzione. A Dino Zoff non basta l’impresa di centrare l’accoppiata Coppa Uefa-Coppa Italia, la Juventus da tempo ha deciso di cambiare pagina e di mettere fine alla presidenza di Giampiero Boniperti che dura dal 1971.

La Famiglia Agnelli ha dato l’incarico di far entrare la Juve nel nuovo decennio a un uomo di casa: Luca Cordero di Montezemolo. Nella primavera del 1990, il manager sta per mettere fine alla sua esperienza più significativa fino a quel momento: l’organizzazione dei Mondiali di calcio che l’Italia ospiterà proprio in estate.

Sono anni in cui il Milan di Arrigo Sacchi ha stravolto ogni gerarchia, dominando soprattutto in Europa con un calcio nuovo e molto spettacolare. Che ora in tanti ora cercano di ripetere. 

Tra gli adepti di Sacchi c’è un tecnico emergente – Gigi Maifredi – che a Bologna sta facendo benissimo. Tanto che il suo calcio è stato definito champagne, anche in onore del vecchio lavoro – appunto rappresentante di champagne – che l’allenatore bresciano svolgeva prima di diventare un professionista della panchina: è lui il prescelto per sedersi quella bianconera.

Una Juve subito ambiziosa, anche sul mercato. La prima mossa è di ingaggiare il talento più cristallino del calcio nostrano: Roberto Baggio. Poi sotto con Di Canio, il tedesco Haesller, Julio Cesar, oltre a Luppi e De Marchi che Maifredi si porta dietro da Bologna.

Un Mondiale con tanta Juve

Prima di affrontare la stagione 1990/91 che tutti si aspettano avvincente, l’Italia calcistica si butta in un Mondiale da giocare in casa, come non succedeva dal 1934.

La Nazionale di Azeglio Vicini è quella che fa meglio di tutti fino ai quarti. Merito di Baggio, ma anche e soprattutto di un attaccante che la maglia della Juve l’ha indossata tutto l’anno: Totò Schillaci diventa l’eroe delle Notti Magiche e i suoi gol trascinano la squadra fino a un passo dal sogno.

Fino a quando, cioè, non sbatte il muso sull’Argentina che, grazie a Maradona, a Napoli gioca quasi ad armi pari per il tifo. Fatali i rigori. Passano i sudamericani che perdono poi la finale di Roma contro la Germania.

Per Totò e Roby è una grande delusione, ma i giorni in azzurro sono serviti a creare un rapporto. Un rapporto che – soprattutto in campo – potrebbe essere un’arma in più per la nuova Juve di Gigi Maifredi.

Inizia l’era di Montezemolo e Maifredi, tra entusiasmo e dubbi

Archiviato non senza rimpianti il Mondiale, in casa Juve parte la nuova era. C’è molto entusiasmo e la voglia di fermare l’astinenza da Scudetto che dura dal 1986. E anche di confermarsi in Europa dove ad attendere i bianconeri ci sarà la Coppa delle Coppe, ultima eredità lasciata da Dino Zoff.

Ma non tutti guardano al futuro con ottimismo. Da buoni “Bogia Nen” – come già raccontato in un’altra puntata – a Torino le rivoluzione vengono vissute con apprensione. Molti tifosi sono ancora legati a Boniperti e le ultime vittorie della squadra di Zoff hanno fatto aumentare i dubbi.

Non so se oggi li chiameremmo “influencer”, ma nell’estate del 1990 altri uomini legati al mondo Juve fanno trapelare i loro dubbi. Omar Sivori non le ha mai mandate a dire nella sua vita e conferma la sua attitudine. Per lui dopo Platini c’è stato il nulla e anche il recente mercato lascia a desiderare: Julio Cesar è lento e Haesller non è meglio di Rui Barros, il furetto portoghese appena sacrificato.

Mario Soldati non ha un passato da calciatore, ma quando parla lascia il segno. Lo scrittore è ancora più tranciante: Zoff non andava mandato via e lui, tifoso fin dal 1914, ora si sente tradito.

Una cinquina in attesa dell’esordio in A del 9 settembre 

Il problema vero è che i dubbi nascono presto anche all’interno della squadra. In tante interviste, Stefano Tacconi ha raccontato quanto i giocatori avessero faticato a capire la filosofia di Maifredi.

E visti i primi risultati non si stenta a credergli. Nell’esordio ufficiale, il 1 settembre, la Juve ne prende 5 dal Napoli di Maradona in Supercoppa Italiana, palesando tutti i limiti di una squadra non ancora pronta.

E il tempo stringe, 8 giorni dopo, domenica 9 settembre c’è già il campionato. Con la trasferta sul campo del neopromosso Parma.

9 settembre, tutti a Parma

La settimana che precede l’esordio in Serie A non è facile. La manita del San Paolo ha fatto aumentare paure e dubbi. Che neppure il successo in Coppa Italia contro il Taranto, mercoledì 5 settembre, ha dissipato. Se non altro, il match con i pugliesi è servito sotto un doppio aspetto. Intanto è stato il primo ufficiale giocato nel nuovo stadio, il Delle Alpi realizzato appositamente per Italia ’90.

E poi per confermare che Roberto Baggio, uno dei pochi che si è salvato a Napoli, può davvero essere quel fuoriclasse che tutti auspicano. Il Codino segna ancora, su rigore, e Casiraghi raddoppia in rovesciata.

Roberto Baggio subito decisivo nel 1990

Domenica 9 settembre c’è la gara di Parma, una vera incognita. Gli emiliani sono in Serie A per la prima volta ma c’è subito la sensazione che non si tratti di una neopromossa qualunque. Dopo la festa promozione, la Parmalat è passata da sponsor a proprietaria del club. E tutti sanno che potenza sia la multinazionale di Callisto Tanzi. Dal mercato sono arrivati Brolin, Grun ma soprattutto Tafarel, il portiere della Nazionale brasiliana.

Per tutta la Parma calcistica è il momento più atteso di sempre: l’esordio in Serie A, per giunta in casa e al cospetto della squadra più titolata di tutte. Infatti il Tardini è stracolmo e molti sono i tifosi bianconeri da quelle parti sempre numerosi.

A Parma, il 9 settembre, col l’abito di gala

Fino al 1990, Parma è stata conosciuta più per la musica che per il calcio. Il Teatro Regio è una vera istituzione, conosciuto in tutto il mondo. Forse anche per questo, alla prima la Juve si presenta con l’abito di gala. Con il look total black della seconda divisa.

La Juventus scesa in campo il 9 settembre 1990 a Parma

I ducali sono in bianco. L’esordio è un’occasione speciale per l’allenatore Nevio Scala, fino ad allora conosciuto per i suoi trascorsi da calciatore nel Milan, e per tanti ragazzi che hanno centrato l’impresa. Ragazzi ci metteranno poco a farsi conoscere, i vari Minotti, Apolloni e Melli. 

Maifredi sfodera subito un attacco importante con Baggio, Di Canio e Schillaci con Casiraghi in panchina. Ma il primo gol della stagione porta la firma del meno atteso della compagnia: è Nicolò Napoli che si fa trovare pronto e ribatte in rete dopo una traversa colpita da Schillaci. È l’1-0 che arriva al riposo anche grazie a una parata di Tacconi su Gambaro.

La ripresa è più vivace. Galia salva sulla linea dopo uno stacco di Melli e al 62’ i bianconeri chiudono i giochi: Baggio si procura un rigore e, come pochi giorni prima in coppa, lo trasforma con freddezza. Sono 3 reti in 8 giorni e in 3 competizioni diverse: il Codino la porta la vede eccome.

Il Parma ha il merito di crederci e prima della fine accorcia con Melli che realizza un altro penalty, dato per fallo su Osio. Il finale è caldo con i padroni di casa che ci provano ma all’ultimo assalto è una carica su Tacconi a far svanire le residue chance di pareggio. 

La Juve di Maifredi inizia bene il suo cammino in campionato. Ma la vera evoluzione deve ancora cominciare.

Il mondo in evoluzione

A proposito di evoluzione, è il mondo intero che sta cambiando. I fatti di 10 mesi esatti prima a Berlino stanno lasciando strascichi. E proprio nella città del Muro si chiude un cerchio: viene scelta come capitale della nuova Germania unita.

Intanto, proprio il 9 settembre, a Helsinki si tiene il vertice tra Bush e Gorbaciov, più che mai importante visto ciò che sta accadendo nell’ex blocco comunista. La nuova fase della storia è appena iniziata!

NOTA A MARGINE

Da Parma a Rimini, un altro 9 settembre da ricordare

Il 9 settembre 1990 si celebra un evento da ricordare per Parma, con la sua prima partita in Serie A. Il 9 settembre di 16 anni dopo, nel 2006, se ne celebra uno che cambia per sempre la storia del calcio italiano: la Juventus riparte dalle Serie B.

Dopo l’estate dello scandalo Calciopoli, mitigato solo dal trionfale Mondiale di Germania, il club bianconero è costretto a ricominciare dai cadetti. E lo fa di nuovo dall’Emilia Romagna, questa volta dalla capitale del divertimento estivo: Rimini.

Ma in Riviera Adriatica non c’è modo di divertirsi. Nonostante i Campioni del Mondo e una squadra da Serie A, la formazione guidata da Didier Deschamps torna a casa con un solo punto. E con la consapevolezza che la cavalcata non sarà poi così facile. Penalizzazione compresa.

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