9 ottobre 1921 – Uno-due e Andrea Doria ko

9 ottobre 1921 – Centenario della sfida coi liguri 

Nel 2021 abbiamo assistito alla fine del Chievo Verona. Un’altra società nota al grande pubblico costretta ad arrendersi. L’ultima di una lunga serie che hanno abbandonato i grandi palcoscenici. Una brutta piega che ha preso il calcio italiano negli ultimi anni, in cui gli interessi economici sono diventati sempre più importanti. Ma che succedeva anche in passato. Come per esempio alla Sampierdarenese e all’Andrea Doria, 2 gloriose società di Genova obbligate a fondersi, nel 1946, per continuare a esistere. Un secolo fa oggi, il 9 ottobre 1921, la Juventus affrontava e batteva a Torino proprio l’Andrea Doria, una delle costole dell’attuale Sampdoria. Storia di un calcio di altri tempi, tra dilettantismo e scissioni federali.

9 ottobre 1921, storia di un altro calcio

Dopo la puntata del 4 ottobre, ambientata nel 1925, lo avevo promesso: Almanacco Bianconero sarebbe tornato ancora più indietro nel tempo. Promessa mantenuta, oggi si va a un secolo esatto di distanza. Al 9 ottobre 1921, giorno in cui a Torino la Juventus affronta e batte l’Andrea Doria.

Il nome dovrebbe ricordarti qualcosa. Sì, è una delle storiche società genovesi che, insieme alla Sampierdarenese, nel 1946 ha dato vita alla Sampdoria.

Il logo dell'Andrea Doria

Come detto, siamo all’inizi degli anni ’20. È un periodo di transizione, per il calcio ma anche per tutta l’Italia. Il paese è ancora alle prese con le conseguenze della Grande Guerra, finita da neppure 3 anni. E all’inizio di ottobre non è neppure nato il partito fascista, che condizionerà un intero Ventennio.

Anche il calcio ha dovuto pagare un prezzo salato. Il campionato è rimasto fermo per tutto il periodo bellico. E molte squadre, Juve compresa, hanno perso giocatori caduti al fronte.

Stiamo parlando di uno sport ancora dilettantistico, ma che non ci metterà molto per fare il grande salto e lanciarsi nel professionismo.

I primi interessi, via alla scissione dalla FIGC

La voglia di ripartire è tanta e il calcio si diffonde sempre di più. Anche se a fatica, le squadre si rimettono in piedi e altre nascono in tutta Italia. E sono anche troppe.

Nell’estate del 1921, molti dei club principali si sono lamentati con la FIGC. È successo a Torino, in un incontro tenutosi a luglio. Vittorio Pozzo, futuro ct della Nazionale, ha lanciato un nuovo progetto di organizzazione dei campionati, che però è stato respinto.

Vittorio Pozzo, ct e giornalista

I grandi club passano alle vie di fatto. Escono dalla Federazione e fondano la Confederazione Calcistica Italiana. Via alla riforma dei campionati: una Lega Nord con 2 gironi e una Lega Sud ancora basata su tornei regionali, per sopperire alla maggiore carenza di stadi e infrastrutture per i trasporti.

Avanti con i gironi. Le prime classificate si qualificano, con titolo in palio tra la vincitrice della Lega Nord e quella della Lega Sud. Succo del discorso: il calcio inizia a strutturarsi per diventare davvero qualcosa di importante.

Periodo di transizione anche a Torino

Proprio come l’Italia, anche la Juventus sta vivendo un momento di transizione. Il club ha superato momenti difficili, compresa la morte di Enrico Canfari, uno dei fondatori che non è più tornato dalla guerra.

E ora si inizia a pensare in grande. Il 1921 è un anno che segna l’inizio di 2 momenti storici. Intanto partono i lavori del nuovo stadio in Corso Marsiglia. Un impianto moderno, in muratura e con le luci per poter giocare anche in notturna. Ma soprattutto un impianto di proprietà, una vera e propria casa per la Juventus che ci installa anche la sede.

L’altra sta per sbocciare proprio in autunno. Quando i bianconeri battono la Andrea Doria, il 9 ottobre, tra i pali gioca Emilio Barucco. Ma alle sue spalle scalpita un 19enne torinese che si è fatto conoscere nella formazione giovanile. Si chiama Gianpiero Combi e il suo esordio è ormai questione di settimane: sarà il portiere titolare alla fine del mese, nel match casalingo contro lo Spezia.

La squadra può già contare su alcuni elementi di valore. Come Carlo Bigatto, entrato nel mito come primo storico capitano bianconero. O come Giuseppe Grabbi, nonno di quel Ciccio che si farà conoscere a metà anni ’90.

Carlo Bigatto, primo storico capitano in campo il 9 ottobre

Attesa l’esordio casalingo del 9 ottobre

Per il campionato 1921/22, la Juventus viene inserita nel Girone A della Lega Nord. Ci sono altre 2 piemontesi: il Novara e la Pro Vercelli del futuro simbolo bianconero Viri Rosetta. Ci sono 2 delle squadre di Milano: il Milan e l’US Milanese. Poi Andrea Doria, Bologna, Livorno, Mantova, Spezia, Verona e Vicenza. In 12 in lotta per un solo posto nella finale settentrionale.

L’avvio è buono. Nella prima sfida, i bianconeri espugnano Verona, grazie ai gol di Grabbi e di Dusio. È il 2 ottobre e la settimana dopo, domenica 9 ottobre, c’è l’esordio casalingo con l’Andrea Doria. Si tratta della seconda squadra del capoluogo ligure, che prova a tenere testa al più quotato Genoa. Che, dopo gli albori dei primi anni, sta tornando a essere protagonista.

L’Andrea Doria è ospite fisso dei principali campionati fin dalla sua fondazione. Avvenuta nel 1900, 3 anni dopo quella della Juventus. Le 2 squadre si sono affrontate sporadicamente nei gironi. L’ultimo precedente risale al 1912 e non fu indimenticabile per i bianconeri che persero 1-0 in casa, dopo aver vinto 4-0 all’andata in Liguria.

Giuseppe Grabbi

9 ottobre, partenza sprint per i bianconeri

In attesa di Corso Marsiglia, il campo è ancora quello di 9 anni prima. Si gioca domenica 9 ottobre in Corso Sebastopoli, nell’area adiacente a quella su cui sorgerà il Comunale.

Questa volta i bianconeri non fanno sconti. Con un gol di Ferraris nel primo tempo e uno di Barale nel secondo, vincono 2-0 e bissano il successo di Verona. 

È decisamente un buon avvio di stagione. Confermato anche dal 3-1 in casa del Milan della settimana successiva. Tre successi in 3 gare, che illudono di poter vivere un’annata da protagonisti.

9 ottobre, la Juve che affronta l'Andrea Doria

Ma i tempi non sono ancora maturi. Nel resto del campionato, arriveranno solo altre 4 vittorie. Le sconfitte saranno 6, compreso il netto 6-2 patito nel match di ritorno contro la stessa Andrea Doria. I pareggi ben 9, più di tutti gli altri.

Alla fine sarà quarto posto, a pari merito con gli stessi genovesi e con il Mantova. A ben 13 punti dalla Pro Vercelli che vincerà il girone, lo spareggio con il Genoa e poi lo Scudetto.

Un titolo che, per gli annali, viene diviso con la Novese che si impone nel più misero campionato organizzato dalla FIGC. Ma dalla stagione successiva si tornerà tutti insieme, in attesa di nuove rivoluzioni. Come quella del 1929 che istituirà il girone unico.

Per la Juventus non tarderà a finire l’attesa di un titolo, che manca dal 1905. Ancora un lustro, il tempo di inserire altri tasselli, come Edoardo Agnelli alla presidenza o Rosetta in campo. E il decennio successivo avrà ben altra musica di sottofondo!   

NOTA A MARGINE

L’estate dei doriani

Questo è il momento giusto per ricordare quella famosa sfida del 9 ottobre 1921 contro l’Andrea Doria. Siamo reduci da un’estate indimenticabile per tanti discendenti di quella squadra. Ovviamente, sto parlando dei sampdoriani. 

In questo 2021 si sono celebrati i 30 anni dallo storico Scudetto della Sampdoria del 1991. Conquistato dal club di Mantovani, con Boskov in panchina e con uno squadrone sul campo. Formato dai vari Vialli, Mancini, Pagliuca, Lombardo, Vierchowod.

Vialli e Mancini dopo il successo all'Europeo

Alcuni di quei protagonisti hanno trovato il modo più spettacolare per ricordare l’anniversario: guidando l’Italia alla conquista dell’Europeo. Il ct Roberto Mancini, coadiuvato nello staff da tanti ex compagni del periodo: lo stesso Vialli, Lombardo, Salsano e Nuciari.

L’abbraccio tra Vialli e Mancini, pochi secondi dopo la vittoria sull’Inghilterra, è l’immagine simbolo dell’estate del calcio italiano. Scattata proprio a Wembley, dove la Sampdoria vide sfumare l’obiettivo più prestigioso della sua storia: la Coppa dei Campioni, persa nella finale col Barcellona. Un traguardo inimmaginabile un secolo fa, prima della fusione tra Sampierdarenese e Andrea Doria.

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *