8 ottobre 1978 – Compleanno amaro per Cabrini

8 ottobre 1978 – Una lezione per il Bell’Antonio 

Nelle puntate del podcast Gioventù Bianconera, ne ho parlato spesso con i miei ospiti. Il tema del salto dalle giovanili alla Prima Squadra è stato molto dibattuto. Soprattutto riguardo il prezzo che i ragazzi devono pagare, più o meno alto. Uno scotto che ha toccato un po’ tutti, anche fuoriclasse capaci di stupire fin dalle prime apparizioni. Tra questi, un insospettabile è Antonio Cabrini. Eppure, anche il Bell’Antonio ha avuto il suo momento di appannamento, subito dopo i Mondiali di Argentina. Così l’8 ottobre 1978, giorno del suo 21° compleanno, l’ha passato in panchina, ad assistere alla goleada dei compagni contro il Verona. Un trattamento, quello riservatogli da Trapattoni, che sarà fondamentale per l’immediata rinascita e per la sua strepitosa carriera.

Antonio Cabrini, il predestinato

Antonio Cabrini è uno dei più grandi calciatori di tutti i tempi. Non solo tra i terzini e sono solo tra gli italiani. Un fuoriclasse a 360 gradi. 

Un predestinato, capace di esplodere subito, fin dalle sue prime apparizioni tra i professionisti. Nel 1976, ad appena 19 anni, quando Giampiero Boniperti lo porta a Torino e Giovanni Trapattoni lo inserisce immediatamente in rosa. Tra gli ingranaggi di un complesso quasi perfetto, che veleggia verso uno Scudetto da record e la vittoria della prima coppa internazionale.

L’esordio è col botto. Contro la Lazio, nella prima giornata di ritorno della Serie A 1976/77, Cabrini gioca al posto dello squalificato Gentile e incanta il Comunale. Difende e spinge. E si prende pure lo sfizio di procurarsi il rigore che chiude la partita.

Il Bell’Antonio si ritaglia il suo spazio. Da titolare o da subentrato, in campionato e in Coppa Uefa, colleziona 9 presenze. A causa di un infortunio a Morini, sta in campo un’ora nel decisivo match contro la Sampdoria. Quello che regala gli ultimi 2 dei 51 punti totali. Tra le tante note liete di una stagione indimenticabile c’è anche il ragazzo di Cremona.

Cabrini e Trapattoni in copertina su Hurrà

1977/78, la stagione del botto

Quando inizia la stagione 1977/78 sono in tanti ad aspettarsi la definitiva esplosione di Cabrini. Che, bene ricordarlo, non ha ancora 20 anni.

Fa parte da tempo dell’Under 21 ed Enzo Bearzot gli ha già messo gli occhi addosso. Il ct sta costruendo la squadra per affrontare i Mondiali di Argentina, incentrata sul blocco Juve. 

La Juventus conferma lo strapotere della stagione precedente. Questa volta senza dover aspettare l’ultima giornata per vincere un altro tricolore. In Europa manca davvero poco per conquistare un’altra finale, questa volta di Coppa Campioni, sfumata al penultimo atto contro i belgi del Brugge.

Le presenze di Antonio Cabrini raddoppiano, sono 25. Trapattoni lo utilizza con più continuità, soprattutto in Coppa dei Campioni dove gioca tutti i match. E lascia anche un segno, realizzando uno dei rigori che decidono il confronto dei quarti di finale contro l’Ajax.

Quest’esperienza in campo continentale convince Bearzot. Il ragazzo può essere utile e lo convoca per i Mondiali, senza avergli mai fatto giocare un solo minuto con la Nazionale maggiore.

In Argentina, Cabrini non va da turista. Scende in campo in tutte le gare e salta appena 10 minuti nella seconda uscita, contro l’Ungheria. L’esordio ufficiale coincide con l’ingresso nel torneo. Il 2 giugno, l’ItalJuve batte la Francia in rimonta. E ItalJuve ci sta tutto perché in campo ci sono 8 bianconeri, più Antognoni e i compianti Bellugi e Paolo Rossi.

Quando la spedizione torna in patria, delusa per il quarto posta ma orgogliosa per l’ottimo cammino, Cabrini diventa una celebrità. Le partite trasmette in tv lo hanno fatto diventare l’idolo del mondo femminile che, anche grazie a lui, si avvicina ancora di più al calcio.

Ma quello che interessa più Boniperti è un altro aspetto: ora ha in casa un fuoriclasse in più. Il suo occhio lungo ha fatto centro anche questa volta.

Cabrini in Nazionale

La crisi prima del 21° compleanno dell’8 ottobre

Inizia la stagione 1978/79, già toccata nella puntata di Almanacco Bianconero del 7 settembre. La Juventus parte di nuovo con i favori del pronostico. Il minimo per chi ha vinto 2 Scudetti e ha mandato 8 giocatori ai Mondiali.

E tra questi, uno ha impressionato a sorpresa. Cabrini ha stupito tutti per la facilità di inserimento nel gruppo azzurro e, soprattutto, per non aver sentito il peso dei 20 anni. Dopo l’Argentina, anche Trapattoni lo considera un titolare a tutti gli effetti.

Infatti il Bell’Antonio gioca dall’inizio ogni partita di Coppa Italia, compresa quella con il Monza già raccontata nell’appuntamento del podcast di un mese fa. Ed è in campo anche al Comunale, nel successo sui Rangers Glasgow nell’andata del primo turno di Coppa dei Campioni.

È il 13 settembre e tutto fila liscio. Per la Juventus e per Cabrini. Quattro giorni dopo, domenica 17, le cose iniziano a prendere un’altra via. Nell’ormai ininfluente sfida di Coppa Italia contro la Nocerina, il terzino deve lasciare il campo a fine primo tempo per un infortunio.

Nulla di grave, che non gli impedisce di rispondere alla chiamata della Nazionale. Anzi, gioca entrambe le amichevoli contro Bulgaria e Turchia. La prima delle 2 è speciale: si gioca proprio al Comunale di Torino e Cabrini si prende lo sfizio di segnare il gol partita. È il primo in assoluto, in attesa di sbloccarsi anche in bianconero.

Altri applausi, altri elogi. Ma quando torna alla base, il ragazzo non sembra più lo stesso. Almeno sul campo. Insieme ai compagni naufraga nel ritorno di Coppa Campioni in Scozia, dove i bianconeri perdono 2-0 e vanno fuori. E delude anche nell’esordio in campionato sul campo della Lazio, dove la doppietta di Bettega porta solo un punto.

Dall’altare alla polvere, fuori l’8 ottobre

In pochi giorni, gli elogi si trasformano in critiche feroci. Non solo per Cabrini. Altri bianconeri finiscono sul banco degli imputati, come Marco Tardelli e Pietro Paolo Virdis.

In vista della seconda giornata di campionato, in programma domenica 8 ottobre contro il Verona, inizia a trapelare una voce: Cabrini e Tardelli verranno esclusi dalla formazione iniziale.

Improvvisamente, il Bell’Antonio si trova a pagare lo scotto. A pochi giorni dal suo 21° compleanno incontra difficoltà che a 19 anni aveva superato di slancio. L’essere diventato un idolo diventa un’arma a doppio taglio. I giornali cominciano a scrivere di un ragazzo che si è montato la testa e che non pensa più solo al calcio. Si tira in ballo la vita fuori dal campo e, naturalmente, il successo con le ragazze.

Cabrini accusa il colpo ma si difende. Su La Stampa del 5 ottobre, risponde in prima persona alle critiche. Intanto racconta di aver toccato il fondo a Glasgow, che sta vivendo il primo momento delicato della sua carriera e che accetta la decisione del Trap di metterlo provvisoriamente a riposo. Ma respinge tutte le allusioni sulla sua presunta dolce vita. E  infine promette: il vero Cabrini si rivedrà presto.

8 ottobre 1978, Cabrini compie 21 anni

Attesa per il terzo Papa dell’anno

Le critiche di dolce vita di Cabrini escono su giornali che hanno notizie di ben altro spessore da raccontare. Come già detto nell’altra puntata, il 1978 passa alla storia come l’anno dei 3 papi.

Dopo 33 giorni dalla sua elezione, papa Giovanni Paolo I – al secolo Albino Luciani – muore improvvisamente il 26 settembre. Il mondo vive l’attesa per il secondo conclave in poche settimane. Quello che, il 16 ottobre, nominerà pontefice il polacco Carol Wojtyla, ovvero Giovanni Paolo II.

Un pezzo di storia della Chiesa è protagonista anche a Torino. Proprio domenica 8 ottobre termina l’ostensione della Sindone. Dopo ben 43 giorni, un periodo mai così lungo e che ha portato nel capoluogo piemontese oltre 3 milioni di fedeli.

Ma 1978 è anche l’anno del rapimento e dell’uccisione di Aldo Moro. I fatti risalgono a marzo, ma tornano di attualità proprio in quei giorni di ottobre. In un covo delle Brigate Rosse a Milano è stato ritrovato il memoriale del leader della Democrazia Cristiana. I suoi ultimi pensieri infiammano il mondo della politica, ma non mettono fine a un caso ancora oggi irrisolto.

8 ottobre, compleanno da spettatore per Cabrini

Domenica 8 ottobre è una giornata piena per Torino. Gli ultimi fedeli che giungono per la Sindone si mischiano ai tifosi arrivati per Juventus-Verona. Il match con i veneti è valido per la seconda giornata di Serie A.

I bianconeri sono già chiamati a una risposta. Dopo l’eliminazione prematura in Europa, il campionato resta il primo obiettivo. E un altro passo falso, dopo il pari di Roma, sarebbe deleterio.

Ma soprattutto il Trap vuole risposte dopo le prestazioni negative. Il mister non guarda in faccia nessuno e non fa regali. Neppure a chi compie gli anni. Antonio Cabrini festeggia il suo 21° compleanno, ma come annunciato non sarà tra i titolari. Gioca invece Tardelli e pure Virdis. 

Anche l’attaccante sardo ha parlato con la stampa in settimana. Pure lui si è lamentato delle troppe critiche ricevute per alcuni gol sbagliati di troppo. Invece ha ringraziato Roberto Bettega, che sarà suo partner d’attacco per il match coi veronesi.

L’elenco dei gol sbagliati da Virdis si aggiorna subito con 2 clamorosi errori sotto porta nei primi minuti. Errori che fanno doppiamente male perché, in mezzo, Calloni fulmina Zoff e porta avanti i suoi.

Cabrini assiste alla sfida dalla panchina. E da lì vede il suo sostituto, o meglio chi aveva spesso giocato in quel ruolo, fare la differenza. L’ho già raccontato in un’altra puntata: Claudio Gentile non è solo un marcatore roccioso, ma è anche dotato di 2 ottimi piedi e di una tecnica sopraffina. Suo il perfetto cross di destro al 14’ che Virdis, questa volta di testa, mette dentro per l’1-1. 

Si scatena Bettega

Il pareggio sblocca definitivamente i padroni di casa. Entra nel match Roberto Bettega. Autore di una doppietta all’esordio con la Lazio, Bobby Gol si scatena pure contro il Verona. Prima segna alla mezz’ora, riprendendo un pallone vagante in area gialloblu. Poi, a inizio ripresa, bissa con la sua specialità: altro cross di Gentile, stavolta col mancino, e stacco perentorio per il 3-1 che chiude ogni discorso.

Le critiche hanno avuto il loro peso e i Campioni d’Italia non si fermano. Nel giro di 10 minuti arrivano altri 3 gol con Causio, Benetti e ancora Virdis. Il Verona trova il 6-2 finale ancora con Calloni, che trasforma un rigore. Per la Juventus è la prima vittoria in campionato, una risposta da spedire a tutti i concorrenti.

8 ottobre, l’inizio della cura Trapattoni 

La vittoria è pure un piccolo regalo per Antonio Cabrini. Dopo gli ultimi esaltanti mesi, il ragazzo di Cremona aveva immaginato diversamente il suo 21° compleanno. È solo l’inizio della cura Trapattoni, che lo lascia fuori anche per le 2 successive gare contro Catanzaro e Perugia. In cui i bianconeri racimolano un solo misero punto.

È una Juve in difficoltà, che infatti chiuderà la stagione senza tris tricolore e con la parziale consolazione della vittoria in Coppa Italia.

Ma dopo aver ritrovato il Bell’Antonio, che torna in squadra già a fine ottobre a Bologna. E che, nel girone di ritorno, inizia a diventare protagonista anche sotto porta. Con un gol a Catanzaro, ma soprattutto con quello che decide il derby col Toro. Il primo vinto dopo un’astinenza iniziata 6 anni prima.

Cabrini è tornato e la Juventus avrà il suo miglior terzino sinistro di sempre per un altro decennio. Un decennio di soddisfazioni e vittorie, anche in azzurro.

Cabrini e Trapattoni

NOTA A MARGINE

Antonio Cabrini, idolo della mia gioventù

L’ho già confessato in un’altra puntata: Antonio Cabrini è stato l’idolo calcistico della mia gioventù.

Un’affinità legata al campo. Quando, da bambino, ho iniziato a tirare i miei primi calci al pallone. E da mancino naturale, il mio primo allenatore schierava come terzino sinistro.

Cabrini negli anni '80

Con talento e mezzi fisici non paragonabili, ho cominciato a prendere spunto da Cabrini e sognare un giorno di indossare la sua maglia numero 3. Un sogno, a dire il vero, infranto piuttosto presto.

Gli occhi del bambino e del tifoso non mi hanno fatto capire fino in fondo che fuoriclasse fosse il Bell’Antonio. Riguardando nel tempo i filmati delle sue partite, ho realmente apprezzato il talento di un giocatore universale. Capace di fare tutto: difendere, correre, crossare e spesso anche segnare.

Un calciatore già moderno ai suoi tempi e che, ne sono sicuro, farebbe la differenza ancora oggi. E chissà, in tempo di social, che seguito avrebbe anche fuori dal campo!

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