6 settembre 1964 – L’ultima coi Grigi

6 settembre 1964 – Ad Alessandria 1° passo in Coppa Italia

Oggi sono rimaste Juventus e Torino, ma il Piemonte ha un passato glorioso nel calcio italiano. Il merito è di quello che era stato ribattezzato il “quadrilatero piemontese”, composto da Novara, Pro Vercelli, Casale e Alessandria. Quattro club che sono stati capaci di ottenere risultati importanti e di lanciare futuri campioni. Con il passare degli anni, le 4 società hanno avuto fortune alterne, con cadute e risalite. I Grigi hanno firmato l’ultimo exploit a giugno e sono tornati in Serie B dopo 46 anni. Ad Alessandria, la Juve manca per match ufficiali dal 1964 quando, il 6 settembre, iniziò il cammino vincente verso la sua quinta Coppa Italia. 

Il cammino per Roma parte da Alessandria

Oggi torno a raccontare una storia già toccata qui ad Almanacco Bianconero. Più precisamente nella puntata del 29 agosto, quella dedicata alla vittoria della Coppa Italia 1964/65, grazie al successo nell’ultimo atto contro la Grande Inter.

Il finale è conosciuto, ma questo racconto ha anche un inizio, naturalmente. Datato quasi 365 giorni prima, il 6 settembre 1964, quando i bianconeri cominciano il cammino in quella edizione del trofeo nazionale vincendo il derby tutto piemontese contro l’Alessandria.

Forse, prima urge un piccolo riassunto di quel periodo. Nell’estate del 1964 c’è fermento in casa Juve. La squadra non riesce a tornare protagonista. Gli addii di Boniperti e Charles dal campo e quello di Umberto Agnelli in società hanno creato dei vuoti non più colmati. E i risultati negativi sono stati la logica conseguenza.

Il presidente Vittore Catella ingaggia un nuovo allenatore: il paraguaiano Heriberto Herrera: a lui il compito di risollevare le sorti del gruppo e anche di rimettere un po’ di ordine all’interno dello spogliatoio.

Movimiento e disciplina

Heriberto Herrera comincia subito il lavoro sulla squadra, cercando di far passare i suoi dogmi che sono “movimiento” e soprattutto disciplina. Fuori dal campo ma anche sul terreno di gioco, dove tutti devono suonare il loro spartito, mettendo da parte le proprie individualità. 

Soprattutto l’ultimo aspetto è destinato a cozzare con Omar Sivori, l’ultimo dei fuoriclasse rimasto a Torino e noto per il suo calcio spettacolare, la fantasia e anche l’irriverenza.

Heriberto Herrera con la sua squadra

Ma prima ancora di scornarsi con il Cabezon, Herrera subisce una doppia bocciatura. In pre campionato, i bianconeri sono di scena a San Siro contro il Milan e subiscono una sconfitta piuttosto netta. Ma più che il 2-0 finale, a lasciare il segno è quello che scrive Vittorio Pozzo su La Stampa.

“Il nuovo tipo di giuoco che si vuole che la squadra adotti, incontra difficoltà superiore al previsto, per essere compreso ed applicato. I giocatori non sono pedine senza anima né cervello che possano essere spostate da una parte all’altra del campo senza che il loro rendimento ne soffra. Ogni giocatore di un certo valore ha delle tendenze proprie, riesce in certi compiti ed in altri no, trova facili certe cose e difficili certe altre”.

Scritto da un normale cronista potrebbe passare inosservato, firmato dal commissario tecnico che ha guidato l’Italia a 2 Mondiali, beh è tutta un’altra storia.

Vittorio Pozzo, ct e giornalista

Si torna ad Alessandria

La speranza di Catella e dei tifosi bianconeri è che le cose cambino con l’inizio delle partite ufficiali. Il campionato scatta il 13 settembre, la Coppa delle Fiere 10 giorni dopo. Il tempo per mettere a posto i meccanismi si fa ridotto. E poi incombe l’esordio in Coppa Italia: domenica 6 settembre, i bianconeri sono chiamati al derby tutto piemontese contro l’Alessandria.

La Juve manca dal Moccagatta dal 1960, l’ultimo anno in cui i Grigi sono stati in Serie A. Era marzo. I bianconeri, che con Boniperti, Charles e Sivori stavano veleggiando verso l’11° Scudetto, si imposero 2-0 contro i rivali, che schieravano in campo un talento non ancora 17enne: Gianni Rivera.

È l’ultima apparizione di un club che, in passato, è stato ospite fisso del massimo campionato (prima e dopo l’istituzione del girone unico) e che ha lanciato nel grande calcio nomi importanti. Due su tutti, oltre al già citato Rivera: l’allenatore Carlo Carcano e Giovanni Ferrari, protagonisti della Juve del Quinquennio.

In più, i bianconeri hanno un’altra tradizione favorevole, anche se ha più valore statistico che altro. Le uniche 2 volte che hanno pescato l’Alessandria in Coppa Italia, nel 1937 e nel 1959, hanno poi finito per vincere il trofeo. Buono a sapersi. Cabala a parte, il 6 settembre c’è da giocare e tutte le statistiche restano negli spogliatoi. Di sicuro la Juve è favorita, se non altro per la categoria di differenza. 

6 settembre, gran domenica di sport

Il 1964 è intanto già stato ricco di eventi importanti prima che inizi settembre. Il 21 agosto è morto Palmiro Togliatti, storico leader del Partito Comunista Italiano. In Sudafrica, Nelson Mandela è stato condannato all’ergastolo. Più curiosa, ma che avrà una portata mondiale, una notizia locale: in Piemonte, ad Alba, è appena stata inventata la Nutella.

In più quel 1964 ha 2 punti di contatto importanti con il 2021 che stiamo vivendo oggi. Tokyo ospita i Giochi Olimpici, in programma però a ottobre. E l’Italia domina l’Eurovision, con Gigliola Cinquetti che replica il trionfo di Sanremo con la sua “Non ho l’età”.

Anche il 6 settembre, giorno di Alessandria-Juventus, lascia il segno in altri sport. Con 2 eventi abituali di fine estate. In Alta Savoia si corrono i Mondiali di ciclismo su strada: Vittorio Adorni arriva secondo tra i professionisti e nei dilettanti si impone un 19enne belga di nome Eddy Merckx. 

A Monza si corre il Gran Premio d’Italia ed è un trionfo per la Ferrari che porta 2 piloti sul podio. Vince John Surtees (pronuncia SO’RTIIS) che ipoteca così il titolo mondiale. Il pilota inglese detiene ancora oggi un primato incredibile: è l’unico che ha vinto il Mondiale sia con le auto di Formula 1 che con le moto!

Una schedina milionaria il 6 settembre

Alessandria-Juventus non può avere la portata degli eventi appena descritti. Neppure guardando solo il calcio. In quella domenica 6 settembre c’è un altro match di Coppa Italia che attira l’attenzione. Ma non riguarda il tabellone 1964/65, bensì è ancora la finale dell’edizione 1963/64. Anche in quel 1964, l’ultimo atto è stato rinviato all’inizio della stagione successiva. 

Ma la finale Roma-Torino si prenderà un altro posto nell’ambito delle curiosità calcistiche. Il match finisce 0-0 e, come da regolamento, va rigiocato e non se ne parlerà prima del 1 novembre. Ma il risultato lascia un altro segno. Il match è inserito nella schedina del Totocalcio. Ma essendo una finale, in pochi scommettitori puntano sulla X. Finisce così che un solo giocatore, proprio di Roma, indovina il segna e tutti gli altri 12: il 13 gli frutta 80 milioni. Che in quel 1964 è davvero una bella cifra.

Il neo milionario deve ringraziare anche la Juventus che fa il suo dovere e fa uscire il 2 nel match del Moccagatta. Ma a lungo si rischia un altro risultato a sorpresa.

6 settembre, tutta Alessandria ci crede

Si arriva così ad Alessandria-Juventus. È una partita speciale per la città e anche per questo il Moccagatta è gremito di spettatori, pronti a pagare un biglietto i cui prezzi vanno dalle 800 alle 3500 lire. Come scrivono le cronache del tempo, in tribuna c’è anche il neo presidente dei Grigi, il commerciante Pietro Melchiorri.

Lo stadio Moccagatta di Alessandria

Nonostante la categoria di differenza, ad Alessandria ci credono nell’impresa. La Juventus delle ultime stagioni è stata meno protagonista e anche la squadra vista in pre-campionato lascia aperta qualche chance. In più, i bianconeri partono da Torino senza 2 dei suoi possibili protagonisti: Omar Sivori ha subito una botta e Luis Del Sol è febbricitante.

Heriberto Herrera punta sull’ultimo acquisto, l’argentino naturalizzato francese Nestor Combin che fa coppia in avanti con Menichelli. Dietro ci sono Salvadore e Castano. E ci sono anche 3 “superstiti” dell’ultima vittoria del 1960 di cui ho parlato prima: Sarti, Leoncini e Stacchini.

I padroni di casa fanno bene a crederci perché la Juve stenta e a metà tempo arriva il vantaggio: il portiere Anzolin perde palla in uscita e ad approfittarne è Carlo Di Cristofaro, 19enne di scuola Inter che insacca.

I bianconeri reagiscono. Prima Sarti colpisce il palo e poco prima del riposo Menichelli pareggia su cross di Combin. L’attaccante romano segna il primo gol della stagione e segnerà anche l’ultimo, quello decisivo nella finale contro l’Inter.

La “Carrambata” di Stacchini

Nella ripresa la gara non sembra sbloccarsi. Combin vede un suo gol annullato dall’arbitro. Quando il pareggio si sta concretizzando e così come il segno X in schedina, arriva il colpo a sorpresa. In quegli anni, Gino Stacchini è famoso per 2 cose: per una relazione avuta con Raffaella Carrà e per essere un’ala destra guizzante, che con i suoi cross ha spesso fatto la fortuna di Charles. 

Gino Stacchini, match winner nella gara del 6 settembre

Ma all’84’ il ragazzo romagnolo fa quello che in pochi si aspettano, di sicuro non i difensori grigi: invece di puntare la fascia, si accentra e spara un sinistro che si infila all’incrocio. Oggi potremmo definirla una vera “carrambata”, il colpo a sorpresa che regala alla Juve vittoria e qualificazione.

E visto come finirà quella Coppa Italia, il 29 agosto di un anno dopo, è davvero un gol che ha fatto la storia.

NOTA A MARGINE

Un’estate ad Alessandria

Lo scorso 17 giugno, sono stato contento quando ho saputo del ritorno in Serie B dell’Alessandria. Da piemontese, fa sempre piacere vedere le imprese delle squadre della regione.

Sono molto legato alla città, per averci trascorso l’intera estate del 1998: erano i primi 3 mesi del mio servizio militare. Per esempio, ricordo che ero in caserma quando Zinedine Zidane segnò la doppietta nella finale col Brasile che regalò la Coppa del Mondo alla Francia.

Ad Alessandria sono stato bene e negli anni successivi ci sono tornato con piacere, quando la Primavera bianconera ha disputato alcune partite al mitico stadio Moccagatta.

Il più grosso augurio che posso rivolgere ai grigi è che, molto presto, la loro squadra possa tornare a incrociare la Juventus in un match ufficiale. E perché no, tornare a calcare il palcoscenico della Serie A, come successo tante volte in passato.

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