6 ottobre 2019 – Sarri batte Conte a San Siro

6 ottobre 2019 – Il sorpasso della Juve di Sarri

Un paio di giorni fa, con la puntata di Almanacco Bianconero del 4 ottobre, mi sono spinto nell’anno per ora più lontano dai giorni nostri: il 1925, inizio del cammino verso il secondo Scudetto. E nei prossimi appuntamenti ci sarà modo di viaggiare ancora più indietro nel tempo. Nel frattempo, sono tornato quasi al presente. Al 2019, per la precisione. Domenica 6 ottobre nessuno aveva ancora sentito parlare di Covid e di pandemia. Forse, anche per questo, sembra che sia passato molto più di 2 anni. Due anni da un Inter-Juventus in cui Maurizio Sarri supera il primo vero test da allenatore bianconero. In casa nerazzurra, o meglio a casa di Antonio Conte, l’ex tecnico che ha fatto partire un ciclo incredibile, ancora aperto in quel momento.

2019, Sotto con un’altra rivoluzione

Non bastano gli Scudetti, 8 di fila! Non bastano le Coppe Italia, 4 nelle ultime 5 edizioni. E non bastano neppure le finali di Champions League, altre 2 – perse – nell’ultimo lustro. Nel 2019, in casa Juve tira di nuovo aria di rivoluzione.

Un anno prima, tutti a esaltarsi con l’arrivo di Cristiano Ronaldo. O meglio, a sognare nuovi traguardi che CR7 può far raggiungere. Ora invece si cambia: dopo 5 anni finisce l’era di Massimiliano Allegri. Non definitivamente, visto quanto accaduto in questi ultimi mesi.

Ronaldo e Higuain a San Siro

La stagione 2018/19 ha lasciato un po’ l’amaro in bocca. Un altro Scudetto, l’8° di fila che allunga ancora una striscia impressionante. Un’altra Supercoppa Italiana, griffata proprio Ronaldo. Il minimo sindacale, che non basta. Finisce a Bergamo la dittatura in Coppa Italia, anche questa da record. Ma è soprattutto la Champions League a lasciare il segno.

Il fenomeno portoghese fa il suo. Salva la squadra da un’eliminazione negli ottavi con l’Atletico Madrid e le prova tutte anche contro l’Ajax, ma non è sufficiente. De Ligt e compagni impongono lo stop nei quarti.

La dirigenza bianconera prova una svolta. Una svolta tattica, non solo un cambio di allenatore ma di mentalità: il prescelto è Maurizio Sarri.

Sarri, da rivale a nuovo condottiero

Si punta tutto su un allenatore emergente. Non certo per l’anagrafe, perché Sarri ha già compiuto 60 anni. Ma la sua è stata un’ascesa continua, un percorso partito dalla terza categoria e arrivata a uno Scudetto sfiorato col Napoli e a un’Europa League vinta con il Chelsea.

Sarri ha fatto vedere il meglio di sé all’ombra del Vesuvio. Con un gioco spumeggiante ha stabilito tutti i record di punti della storia partenopea, ma non è bastato a interrompere lo strapotere Juve. In particolare nel 2018 l’impresa è stata a un passo, vanificata per una giocata del grande ex Gonzalo Higuain.

È una scelta che fa discutere. Molti tifosi non hanno dimenticato certe esternazioni polemiche di Sarri. Altri non apprezzano il suo stile, non consono alla storia bianconera. E poi c’è sempre quel ricordo del 1990, quando una rivoluzione del genere naufragò subito. Ma ora le condizioni sono diverse: non è più una Juve in astinenza, ma reduce dal ciclo più vincente di sempre.

Obiettivo, vincere col gioco

L’obiettivo della Juventus 2019/20 è chiaro. Continuare a vincere, ma stavolta attraverso il gioco. L’ultima esperienza in Europa ha fatto scattare un allarme: Ronaldo, non può vincere la Champions da solo.

Per questo viene messo a segno un altro colpo: si punta su Matthijs De Ligt, astro nascente del calcio olandese, capitano dell’Ajax e giustiziere dei bianconeri pochi mesi prima.

De Ligt e Lukaku, duello tra giganti

A Torino arrivano a parametro zero 2 possibili crack. Rabiot ha deciso di lasciare il PSG, dove è cresciuto ma dove non ha mai sfondato, anche per motivi caratteriali. Ramsey è un fuoriclasse e lo ha dimostrato nell’Arsenal, ma la sua fragilità fisica è evidente.

Poi sotto con lo scambio Danilo-Cancelo col Manchester City e l’ingaggio di Demiral dal Sassuolo. Fuori da ogni schema i 2 grandi ritorni di Buffon e Higuain, entrambi dopo un solo anno. Chiusa l’esperienza a Parigi, Gigi accetta di fare da secondo a Szczęsny, sicuro di ritagliarsi spazi da protagonista per battere il record di presenze in Serie A.

Il Pipita viene invece restituito al mittente dopo il prestito tra Milan e Chelsea. L’avventura è andata male e la nuova in bianconero non dovrebbe neppure ripartire. Ma le trattative di cessione non vanno in porto e la cosa potrebbe non dispiacere a Sarri, che così si trova un bomber in più e che lui conosce bene. 

La rosa è valida, una delle più competitive della gestione Andrea Agnelli. L’incognita è l’allenatore. O meglio, come la squadra saprà adattarsi a tutte le novità.

Così si proverà l’ennesimo assalto alla Champions, ma anche ad allungare la striscia di campionati che ora si avvicina alla cifra mostruosa di dieci. Ma sapendo di dover affrontare una rivale in più: l’Inter.

Attenzione all’Inter degli ex

Dal 2011, quando è iniziata la cavalcata, la Juventus ha dovuto duellare con rivali diverse. Il Milan di Allegri, la Roma di Rudi Garcia e il Napoli, prima con Mazzarri e poi proprio con Sarri. Chi invece non si è quasi mai inserita nella lotta per il tricolore è l’Inter. Finita la sbornia del triplete i nerazzurri hanno pagato lo scotto, in particolare a livello societario. Dopo vari passaggi, il club è finito nelle mani del gruppo cinese Suning, un colosso economico capace di rinverdirne i fasti.

La famiglia Zhang guarda la Juve come modello e punta su alcuni dei fautori del ciclo. Prima ingaggia Beppe Marotta come dirigente e poi sceglie Antonio Conte come nuovo allenatore. Proprio lui, simbolo bianconero sia in campo che in panchina, ora svincolato e a caccia di nuovi progetti.

Con un allenatore vincente come Conte, e lo ha dimostrato anche in Nazionale e al Chelsea, l’Inter si candida come prima rivale dei pluricampioni d’Italia. Oltretutto il mercato non è stato proprio al risparmio. Lukaku è l’acquisto più rumoroso, ma il tecnico leccese punta come sempre a formare uno zoccolo duro italiano. Per questo sbarcano a Milano talenti nostrani come Barella, Sensi, Politano e Bastoni.

Testa a testa in attesa dello scontro del 6 ottobre

Chi ha pronosticato un duello Juventus-Inter non si è sbagliato. L’avvio della stagione 2019/20 è proprio una sorta di Derby d’Italia a distanza. Sapendo che lo scontro diretto non tarderà ad arrivare: fissato già alla settima giornata, il 6 ottobre.

Antonio Conte è riuscito a fare con i nerazzurri quello che gli era riuscito coi bianconeri nel 2011: lavorare sulla testa dei giocatori. L’Inter prende subito fiducia nei suoi mezzi e centra 6 vittorie nelle prime 6 partite.

La squadra di Sarri non è da meno anche se le prime uscite non brillano per spettacolarità. A parte il 4-3 con il suo ex Napoli alla seconda giornata, ma dopo il vantaggio di 3-0 tutti avrebbero evitato di gioire solo a tempo scaduto e per un autogol di Koulibaly. Per il resto sono stati quasi tutti successi di misura. A fare la differenza tra le 2 rivali, per ora, è il mancato successo di Firenze. Se non fosse per il grave infortunio di capitan Chiellini, l’avvio sarebbe quasi perfetto.

Anche perché il meglio la Juve di Maurizio Sarri lo dà in Europa, dove tutti sognano il cambio di passo. Il 2-2 di Madrid fa male per la doppia rimonta subita nel finale, ma il modo in cui l’Atletico di Simeone è stato a lungo domato fa ben sperare. Così come il 3-0 rifilato ai tedeschi del Bayern Leverkusen a 5 giorni dal big match di San Siro.

6 ottobre, la prima resa dei conti

La data del 6 ottobre è stata cerchiata fin dall’uscita dei calendari. Il primo big match tra Juventus e Inter. Ma soprattutto il primo duello tra Antonio Conte e la sua ex squadra: questo è il tema principale della sfida.

Un tema che ha anche dei contorni non piacevoli. L’approdo all’Inter di Conte non è andato giù a molti tifosi bianconeri, non tutti riescono a scindere il professionista dall’uomo simbolo di tante battaglie. C’è chi lancia anche una petizione: togliergli la stella che capeggia dal 2011 allo Stadium.

Una proposta che lo stesso Conte, durante la conferenza stampa di vigilia, etichetta come “becera e ignorante”. E fa capire di non aver apprezzato neppure la scelta di Andrea Agnelli di dar voce a questa iniziativa. I rancori del 2014 escono tutti, a poche ore dalla gara.

Sarri può concentrarsi solo sul campo. Dice espressamente che è troppo presto per parlare di sfida Scudetto. E sulla formazione non dà spunti, anche se per molti sarà Higuain a fare da spalla a Ronaldo al Meazza.

Da Conte e Conte

Conte è il cognome più gettonato del momento. Se Antonio si prende i titoli dei giornali sportivi, per quelli politici e di attualità c’è Giuseppe. 

Giuseppe Conte è spuntato quasi dal nulla un anno e mezzo prima, dopo le elezioni politiche del 2018. Su spinta del Movimento 5 Stelle è stato scelto come Presidente del Consiglio nel Governo che i grillini hanno messo su con la Lega.

Un’esperienza durata fino all’estate 2019. Al 6 ottobre, c’è già in carica il Conte bis, il nuovo esecutivo formato dallo stesso Movimento 5 Stelle, dal Partito Democratico, da Italia Viva e da LEU.

Oltre alla politica, a prendersi le prime pagine dei giornali c’è un fatto di cronaca accaduto a Trieste nei giorni precedenti. Un uomo viene arrestato e condotto in questura, qui si impossessa di un’arma e uccide 2 poliziotti.

Intanto, prima che l’Inter provi a interrompere lo strapotere juventino, c’è un altro cannibale dello sport che arricchisce la sua collezione. Marc Marquez vince il Gran Premio in Thailandia e si consacra re della Moto GP per il 6° anno di fila.

6 ottobre, la firma della Joya

Alle 20.45 arriva il momento del Derby d’Italia. E Sarri piazza la prima sorpresa. Non gioca Higuain, ma il prescelto a far coppia con CR7 è Paulo Dybala.

L’argentino ha faticato molto nella stagione precedente e il suo nome è finito in più di una trattativa. Soprattutto in quella per strappare Lukaku all’Inter. Ma alla fine, sia lui che il Pipita sono rimasti a Torino. 

6 ottobre, l'esultanza di Dybala

La Joya ha bisogno di una scossa e ci mette 4 minuti per lasciare la firma. Pjanic lo lancia nello spazio, il numero 10 carica il sinistro e infila con un diagonale che non dà scampo ad Handanovic. La Juve prova a chiudere i conti e per poco non ci riesce con Ronaldo che colpisce una clamorosa traversa dopo pochi minuti.

Scampato il pericolo, l’Inter entra in partita e pareggia prima del 20’. Con l’ausilio del Var, l’arbitro Rocchi fischia un rigore per un fallo di mano di De Ligt: Lautaro Martinez pareggia. L’1-1 regge fino al 45’ anche perché Ronaldo si vede annullare un gol per un precedente offside di Dybala.

6 ottobre, ci pensa ancora Higuain

Sarri la vuole vincere e nella ripresa parte coi cambi. Butta dentro Bentancur e Higuain al posto di Bernardeschi e Khedira. Una Juve in campo con Ronaldo, Dybala e Higuain tutti insieme, così come i tifosi sognano. Ma per ora è un sogno di breve durata, giusto una decina di minuti. La squadra fatica a reggere lo sforzo e Dybala lascia spazio a Emre Can.

I cambi sono comunque l’arma che segna la partita. All’80’, i bianconeri entrano palla a terra per vie centrali. Gli ultimi tocchi sono dei nuovi entrati: Bentancur smarca in area Higuain che infila con il destro. Nella stessa porta del match Scudetto del 28 aprile 2018.

Il gol di Higuain a San Siro

Un gol che allora fece piangere Sarri, che stavolta si prende la rivincita. Ma anche gli applausi e il pieno di simpatia dei tifosi bianconeri. Il primo vero test dell’anno è stato superato, anche se a fine partita il tecnico non vuole sentir parlare di Scudetto.

Conte mastica amaro e mette le mani avanti: la Juventus è ancora di un’altra categoria rispetto alla sua Inter. E anche rispetto alle altre.

Dietro, solo l’Atalanta recupera punti. Il Napoli di Ancelotti si ferma in casa del Toro mentre piange anche l’altra sponda di Milano: la corsa di Marco Giampaolo è arrivata al capolinea, sta per iniziare l’era Pioli. 

NOTA A MARGINE

28 aprile 2018 – 6 ottobre 2019, la rivincita di Sarri

Gonzalo Higuain stava ancora esultando dopo il gol del 2-1, che la memoria di tanti è tornata indietro a un anno e mezzo prima. A quell’Inter-Juventus del 28 aprile 2018.

Una delle tappe fondamentali, se non la principale, per la conquista dello Scudetto, il 7° della serie, forse il più difficile. Tutto a causa di un personaggio: Maurizio Sarri. Il suo Napoli tiene testa ai Campioni d’Italia e va a vincere lo scontro diretto a Torino. Proprio 6 giorni prima di quel 28 aprile.

6 ottobre 2019, Sarri batte Conte

La rete di Koulibaly, sempre lui, ha finito solo per illudere tutta Napoli. Un’intera città a sognare il sorpasso e costretta a risvegliarsi bruscamente al gol del suo ex idolo Higuain. Il famoso Scudetto sfumato in albergo, a Firenze, davanti alla tv. In attesa di perdere il giorno dopo, partita e tricolore.

Una serata che Sarri ha faticato a dimenticare. E ora, dopo un altro gol del suo pupillo argentino, può finalmente sorridere. Il primo agognato Scudetto della carriera ha iniziato a prendere vita e neppure il Covid riuscirà a fermarlo.  

Oltre a una serie di vicissitudini interne alla società e allo spogliatoio. Vicissitudini che faranno finire troppo presto anche questa nuova rivoluzione di casa Juve. Almeno, sta volta, non sarà a mani vuote!

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