4 settembre 1997 – Col Brescello non si ride

4 settembre 1997 – Col Brescello evitata una brutta figura 

“Situato in quella in quella fetta di pianura che sta fra il Po e l’Appennino”. Giovannino Guareschi aveva immaginato lì il suo Mondo Piccolo, dove Don Camillo e Peppone se le davano di santa ragione. Quando i 2 celebri personaggi sono passati dalla carta alla pellicola, quel paese ha preso un nome: Brescello, dove la celebre saga dei film di Fernandel e Gino Cervi è stata girata. Ma a distanza di decenni, il piccolo centro in provincia di Reggio Emilia è tornato alla ribalta nel 1997, il 4 settembre, quando per poco non ha inferto ala Juventus una storica sconfitta in Coppa Italia.

Di corsa verso il Centenario

Si torna all’estate 1997, già trattata nella puntata del 23 agosto dedicata alla vittoria della Supercoppa Italiana.

Il 3-0 sul Vicenza, con doppietta di Pippo Inzaghi e gol di Antonio Conte, ha permesso alla Juventus di iniziare al meglio il percorso di avvicinamento all’evento clou della stagione: il centenario del club, da celebrare il 1 novembre. 

Più che i festeggiamenti, a Marcello Lippi interessa il campo. Il trionfo in Supercoppa è stato molto importante. Intanto ha confermato l’attitudine al successo del suo gruppo, che dal 1994 ha ampliato – e non poco – la sala dei trofei di casa Juve.

La vittoria sul Vicenza ha cancellato anche qualche dubbio nato in pre-campionato. In particolare sul mercato che, secondo alcuni tifosi, aveva finito per indebolire un gruppo che, solo nella stagione precedente, aveva sfiorato un clamoroso en plein. L’ottimo avvio di Superpippo ha reso meno traumatico l’addio di Boksic e soprattutto quello di Bobo Vieri. 

Fatica anche in campionato

Ma Marcello Lippi conosce troppo bene il suo lavoro e sa che la prova offerta in Supercoppa non è stata così brillante. Al 23 agosto, d’altronde, non si poteva pretendere di più dal punto di vista della condizione.

E infatti i bianconeri palesano le stesse difficoltà anche una settimana dopo, nell’esordio in campionato. La partita con il Lecce ha quasi con lo stesso copione: la squadra fatica a trovare la via del gol. Ma se con il Vicenza l’aveva risolta in apertura di ripresa, contro i salentini di Prandelli bisogna aspettare gli ultimi minuti di gara. Con un altro uno-due da ko firmato dagli stessi protagonisti: Inzaghi e Conte.

Inzaghi e Conte determinanti per la vittoria del 23 agosto

Quello del capitano è un gol che lascia strascichi. La sua esultanza, che dovrebbe essere solo liberatoria dopo i tanti mesi di stop per l’infortunio, finisce per far arrabbiare i suoi concittadini. Da quel momento, il rapporto con i tifosi del Lecce, la sua città natale, si raffreddano. Tanto per usare un eufemismo.

Per fortuna c’è la pausa per gli impegni delle Nazionali, un’occasione in più per il tecnico viareggino per lavorare sulla squadra. Ma prima del rompete le righe c’è da affrontare l’esordio in Coppa Italia. Il sorteggio ha riservato ai bianconeri un confronto assolutamente inedito, quello con il Brescello. L’andata è in programma a Reggio Emilia giovedì 4 settembre.

Il mondo piange Lady Diana e Madre Teresa di Calcutta

I giorni che precedono la sfida di Coppa Italia sono monopolizzati da un evento che ha avuto eco in tutto il mondo: nella notte tra il 30 e il 31 agosto è morta la principessa di Inghilterra Lady Diana. La vettura su cui viaggiava con il suo nuovo compagno, Dodi Al Fayed, si schianta in un tunnel di Parigi mentre cerca di sfuggire a uno suolo di paparazzi.

Diana ha 36 anni, gli stessi che aveva Gaetano Scirea quando ha trovato la morte in Polonia il 3 settembre 1989, come raccontato nella puntata di Almanacco Bianconero.

Un’altra tragedia nell’estate del 1997 dopo quella di Gianni Versace, assassinato nella sua villa di Miami il 15 luglio. E pochi giorni dopo, il 5 settembre, il mondo piange anche Madre Teresa di Calcutta. 

Per fortuna, all’elenco non si aggiunge un altro nome eccellente: Diego Armando Maradona. Proprio in quei giorni di inizio settembre del 1997, il Pibe de Oro è al centro di un altro caso: è stato nuovamente trovato positivo a un controllo antidoping, al termine di una partita tra il suo Boca e l’Argentinos Juniors.

Un altro duro colpo per Maradona che non nasconde la sua angoscia in una dichiarazione che fa spaventare milioni di suoi tifosi:  «Molti vogliono darmi una pistola perché mi uccida. Smettetela. Non ho più voglia di lottare. Sono stanco e mi arrendo. Sto male». Parole che rilette oggi, a pochi mesi dalla sua scomparsa, sono davvero un pugno nello stomaco.

4 settembre, nella terra di Don Camillo e Peppone

Arriva così il momento dell’esordio in Coppa Italia. La sfida con il Brescello viene presentata più da punto di vista folkloristico che sportivo. La cittadina emiliana è conosciuta per essere stato il set dei film di Don Camillo e Peppone,  non certo per le vicende calcistiche.

Il logo sulla maglia del Brescello

Il Brescello sta vivendo il suo momento storico migliore, quello che dal 1995 al 2001 l’ha visto in Serie C1. E nell’estate del 1997, grazie all’accoppiamento in Coppa Italia con i Campioni d’Italia, tocca il massimo di visibilità.

L’allenatore si chiama Giancarlo D’Astoli (accento sulla A) e in rosa può contare su calciatori non proprio noti al grande calcio. Il più esperto è Paolo Di Sarno, portiere nativo di Ivrea e scuola Toro, che ha conosciuto la A con l’Udinese. In attacco c’è Massimo Borgobello, che nel massimo campionato ci arriverà pochi anni dopo con il Venezia.

In più, in rosa, c’è un ragazzo classe 1969 nato a Settimo Torinese: si chiama Alessio Del Piano, è un prodotto del Combi e può vantare alcune amichevoli ai tempi di Rino Marchesi, divedendo lo spogliatoio con Platini e Laudrup.

Attenzione alla figuraccia

Sulla carta non c’è partita. Come accennato prima, giornalisti e tifosi ricamano soprattutto sui personaggi di Guareschi e sui film di Fernandel e Gino Cervi. Come La Stampa, che per esempio titola “Amoruso e Fonseca sfidano Don Camillo”.

Il titolo contiene una verità. Per la sfida di coppa, Lippi darà sfogo al turnover. Non tanto per far rifiatare i titolari, ma per dare una chance a chi rischia di averne meno durante la stagione. Alla vigilia del match, il tecnico ha intanto fatto capire che la rosa deve essere sfoltita, soprattutto in attacco dove in 5 – Del Piero, Inzaghi, Amoruso, Fonseca e Padovano – sono troppi. E l’indiziato a dover fare le valigie sembra essere Padovano.

Nicola Amoruso, certo di una maglia da titolare, prova a tenere alta la tensione. Lui c’era, un anno prima, quando la Juve ha rischiato una clamorosa eliminazione con la Nocerina e sa cosa si può rischiare.

4 settembre, un film poco divertente

Giovedì 4 settembre si gioca. Non a Brescello naturalmente, ma a Reggio Emilia, in uno stadio che può contenere il maggior entusiasmo dei tifosi. Soprattutto quelli bianconeri che nella bassa emiliana sono davvero tanti. Saranno 14mila sugli spalti, di cui un migliaio provenienti da Brescello.

Lo stadio Giglio a Marcello Lippi dovrebbe far suonare un campanello d’allarme. Un anno prima, l’8 settembre, la Juve Campione d’Europa aveva iniziato il campionato sbattendo il muso sulla Reggiana e portando a casa un misero pareggio.

In più la giornata è cominciata male. Durante la breve rifinitura mattutina, Del Piero si è preso una pallonata sull’occhio. Morale: 7 giorni di stop, niente trasferta in Georgia con la Nazionale e a rischio il match con la Roma alla ripresa.

La presenza del numero 10 in Coppa Italia era già esclusa. Al contrario di Amoruso, pure lui fermato all’ultimo: in campo va Padovano, che il Giglio lo conosce bene per i suoi trascorsi reggiani. Sarà lui a far coppia con Fonseca. Per il resto, gioca Rampulla ed esordisce Zamboni, con Conte e Zidane chiamati a dare spessore all’11 iniziale.

Lippi si aspetta risposte positive e non vuole brutte figure. Ma la squadra non ha recepito il messaggio. A fare la partita sono i padroni di casa che vanno subito vicino al vantaggio con un palo colpito da Oldoni. I bianconeri si complicano la vita da soli: Montero prende 2 gialli in 3 minuti e prima della mezza’ora è già sotto la doccia. 

A rendere il primo tempo ancora più da incubo ci pensa Arnaldo Franzini, classe 1968 e capitano del Brescello: su assist di Borgobello si presenta solo davanti a Rampulla e lo supera con freddezza.

Ci pensa ancora Conte, 4 settembre e 4 gol

Non ero a Reggio Emilia quella sera, ma immagino che i muri dello spogliatoio abbiano tremato nell’intervallo. Lippi è contrariato dalla prova dai suoi e lo dimostra anche con i fatti: fuori Fonseca e Pecchia e dentro Inzaghi e Ametrano. Il bomber deve sorbirsi 45 minuti non programmati, per il centrocampista campano è invece l’ultimo scampolo di bianconero, prima di partire per Empoli dove è già stato ceduto.

Iuliano deve salvare subito su Bertolotto ma all’11’ ci pensa ancora Antonio Conte a rimettere le cose a posto con una botta da fuori area. Il leccese continua ad avere il piede caldo: 4° gol in poche settimane, dopo quelli col Milan al Trofeo Berlusconi, al Vicenza in Supercoppa e quello discusso in campionato col Lecce. Così anche la casella della Coppa Italia è subito barrata.

L’1-1 non si schioda più. In 10, la Juve evita una sconfitta che si sarebbe ricordata per anni. Ma il pareggio non cancella una prestazione negativa e Lippi non le manda a dire a fine gara. Parlando di “gente che non si impegna” e che “pensa che basti indossare la maglia bianconera per vincere”.

Per il Brescello, quella del 4 settembre 1997 è una data storica. Da mettere vicino ai tanti bei momenti vissuti tra gli anni ’50 e ’60 quando il paese era diventato il set dei film di Don Camillo e Peppone. Al ritorno, il 24 settembre, non ci sarà modo di evitare il capitombolo al Delle Alpi. Ma quell’1-1 di Reggio Emilia non lo potrà cancellare più nessuno.

NOTA A MARGINE

Guareschi, Don Camillo e Peppone

Devo ammetterlo, non ricordo di aver visto tutti i film della saga di Don Camillo e Peppone. Pellicole in bianconero – tanto per restare in tema Juve -, molto divertenti, ma che trattavano temi tipici di un periodo storico ormai passato: quello dell’Italia post seconda guerra mondiale.

Non mi reputo un esperto di film, ma posso dire con certezza che Fernandel e Gino Cervi, rispettivamente nei panni di Don Camillo e Peppone, hanno sicuramente scritto pagine importanti della storia del cinema italiano.

Don Camillo e Peppone simbolo di Brescello

Invece, ultimamente, ho avuto il piacere di conoscere meglio quel personaggio straordinario che era Giovannino Guareschi, il giornalista e scrittore dalla cui penna sono nati i due mitici personaggi. Incuriosito da un saggio sulla sua vita, ho letto i vari volumi di Mondo Piccolo, la raccolta dei racconti di Don Camillo e Peppone. Quelli, tanto per capirsi, da cui sono stati tratti i film.

Racconti brillanti ma anche graffianti, per raccontare un’Italia che faticosamente provava a risollevarsi dalla guerra. Un’Italia divisa tra cattolici e comunisti, rappresentati al meglio dalle sue 2 più celebri creature.

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