4 ottobre 1925 – Caccia al secondo Scudetto

4 ottobre 1925 – Verso una Juve sempre più moderna

Come in tutti gli ambiti, possono esserci cose che vanno storte. Ma quando una semina è fatta bene e curata nei vari passaggi, aumentano le possibilità che dia frutti succosi. Per la Juventus, alla fine della stagione 1925/26, il raccolto è di quelli da festeggiare. Dopo oltre 20 anni lo Scudetto torna a Torino e non è un caso. Ma una logica conseguenza, dopo tanti passaggi intermedi fatti nel modo giusto. Il cammino verso il secondo tricolore parte in un pomeriggio del 4 ottobre 1925, quando i bianconeri rifilano 6 gol al neo promosso Parma.

Un’attesa durata 20 anni

Quando arriva il 1925, a Torino c’è da celebrare un evento: è il 20° anniversario del primo storico Scudetto. Da allora è successo un po’ di tutto. La Juventus ha rischiato di sparire quando, nel 1909, parte dei soci se ne sono andati per fondare il Torino. Poi sono seguiti anni di anonimato, senza riuscire a centrare un successo di prestigio. E la prima guerra mondiale ha fatto il resto, con il suo tributo salatissimo.

Le cose hanno iniziato a cambiare con l’inizio degli anni ’20. E il puzzle ha cominciato a prendere forma, pezzo dopo pezzo. Nel 1921 fa il suo esordio il mitico portiere Giampiero Combi. Nel 1922 viene inaugurato lo stadio di Corso Marsiglia, un impianto moderno degno di una società che pensa in grande.

Il 4 ottobre 1925 la Juventus inizia la rincorsa al secondo Scduetto

L’anno dopo, il 1923, è quello dell’ingresso di Edoardo Agnelli. Il figlio del senatore Giovanni entra prima come socio e poi diventa presidente. E come regalo di benvenuto porta a Torino Viri Rosetta, il cui acquisto dalla Pro Vercelli crea scalpore e polemiche. Ma altro non è che il primo passo verso il professionismo.

Ma tutto questo non è bastato per colmare il gap con Genoa e Bologna. Nella stagione 1924/25 si sono visti segni incoraggianti. La squadra, che ora ha come allenatore l’ungherese Jeno Karoly, sfiora la vittoria del suo girone. Finisce seconda a pari merito con la Pro Vercelli e dietro al Bologna futuro Campione d’Italia. Costano cari alcuni pareggi di troppo e una sconfitta nell’ultima gara casalinga, contro il Padova del futuro bianconero Vecchina.

1925, tra calcio e fascismo

Mi sarebbe piaciuto aprire la solita finestra sul periodo, ma anch’io ho dovuto fare i conti con la storia. Non ho potuto consultare La Stampa, il cui archivio è stato spesso fonte per le puntate di Almanacco Bianconero.

Ma nei giorni a cavallo tra la fine di settembre e l’inizio di novembre 1925, il quotidiano torinese è costretto a interrompere le pubblicazioni. Sono gli effetti di quanto accaduto nei primi giorni dell’anno.

L’Italia è entrata nella dittatura fascista. È successo appunto il 3 gennaio dopo che, in un celebre discorso alla Camera, Benito Mussolini ha rivendicato la responsabilità politica dell’assassinio di Giacomo Matteotti.

Tutte le voci contrare al regime vengono zittite di volta in volta. Come succede a La Stampa in quei giorni, che segnano la fine della direzione di Alfredo Frassati. Oltre al passaggio delle azioni nelle mani della Famiglia Agnelli.

Molto presto, gli effetti del fascismo si vedranno anche nel calcio. Il regime capisce quanto il pallone sia popolare e possa diventare utile a fini della propaganda.

Il calcio non è l’unico sport che infiamma i tifosi. C’è il ciclismo, Ottavio Bottecchia vince il Tour de France nel 1924 e fa il bis proprio nell’estate del 1925.

4 ottobre, sotto col Parma

Nell’estate 1925, tutti hanno capito che è questione di tempo: la Juventus è pronta per centrare il bersaglio. A Torino arrivano altri pezzi del puzzle. Vengono ingaggiati Antonio Vojak e l’ungherese Ferenc Hirzer.

I bianconeri sono nel Girone B. Non c’è il Bologna, ma il Genoa. I liguri sono tornati protagonisti dopo gli exploit dei primi campionati. Nelle ultime annate hanno vinto 2 Scudetti e uno l’hanno perso dopo un’autentica battaglia con i felsinei. In cui cronaca e politica si sono mischiati troppo allo sport.

L’esordio è domenica 4 ottobre. In Corso Marsiglia, dove i bianconeri affrontano la loro terza stagione, è atteso il Parma. Gli emiliani sono reduci dalla promozione e non erano mai approdati così in alto.

È un anticipo di ciò che accadrà nel 1990. Quando il Parma verrà promosso per la prima volta in Serie A e al suo esordio troverà proprio la Juve a fare da madrina. Come raccontato nella puntata del 9 settembre.

Hirzer e Pastore, che coppia per il debutto del 4 ottobre!

Ma torniamo al 1925. Per la prima gara dell’anno, Jeno Karoly  non vuole correre rischi. Bisogna evitare quei passi falsi costati cari la stagione precedente. Il mister punta subito sul connazionale Hirzer e lo schiera di punta a fianco di Piero Pastore.

Quella di Pastore è un’altra storia che merita di essere raccontata. Nato a Padova nel 1923, fa il suo esordio con la squadra della sua città quando ha appena 15 anni. E quando ne ha 20 viene ingaggiato dalla Juventus. Per lui, si tratta della terza stagione a Torino.

Per Pastore e Hirzer è di fatto la prima partita in coppia eppure i 2 sembra che giochino insieme da una vita.

Piero Pastore, attaccante della Juvetnus

4 ottobre, esordio col botto

La nuova Juventus ci mette pochissimo per mostrare tutte le sue potenzialità. La sfida con il Parma è decisa dopo neppure 20 minuti.

Pastore sblocca il risultato all’11′. Poco dopo è Hirzer lasciare il segno. La Gazzella, così è stato soprannominato il magiaro, insacca il 2-0 al 18’. Altri 5 minuti e ci pensa ancora Pastore: al 23’ è già 3-0.

Nella ripresa i bianconeri non si fermano. Anzi, Pastore e Hirzer non si fermano. L’ungherese ne mette altri 2 tra il 68’ e il 76’. E prima della fine, anche Pastore centra la sua tripletta.

Un 6-0 senza sbavature. Anche Combi mantiene l’imbattibilità, in una giornata in cui non può neppure contare su Rosetta, che è assente. Il 4 ottobre è solo la prima di tante domeniche indimenticabili.

Una stagione a passo di record

Per Almanacco Bianconero, ci sarà sicuramente modo di tornare a parlare della stagione 1925/26. Perché per la Juve è trionfale. A partire dal girone dominato in lungo e in largo. Giusto il tempo di metabolizzare un pari a Padova e un ko in casa della Sampierdarenese e poi non ce ne sarà più per nessuno.

I bianconeri infileranno una serie di strisce impressionanti. Prima una di 10 gare senza che Combi subisca un solo gol. Poi una di 9 vittorie di fila, tra cui anche lo 0-3 in casa dello stesso Parma, con altra doppietta di Pastore e rete di Hirzer.

I 2 compagni si daranno battaglia anche nella classifica marcatori. Con Hirzer che avrà la meglio con un impressionante ruolino di 35 gol in 26 partite, davanti al compagno con 26 reti in 20 gare.

Ferenc Hirzer, bomber magiaro della Juventus

Il girone sarà stravinto, con 8 punti di vantaggio sulla sorprendente Cremonese e 9 sul Genoa, Che la squadra di Karoly si prenderà anche lo sfizio di battere in casa sua all’ultima ininfluente giornata.

Il resto è storia più nota. La Juventus vincerà anche lo spareggio con il Bologna. Decisiva la bella a Milano, il 1° agosto 1926, a 3 giorni dall’improvvisa morte di Karoly. 

Una passeggiata invece la finalissima contro l’Alba Roma, sommersa da 12 gol in 2 partite. Una delle ultime, prima dell’introduzione del girone unico nel 1929, voluta proprio dal regime fascista.

A 21 anni di distanza, lo Scudetto tornerà nella bacheca bianconera. Dove negli anni successivi prenderà anche la residenza.

NOTA A MARGINE

4 ottobre, nascono 2 simboli: Cuccureddu e Camoranesi

Il 4 ottobre è una data che ha un altro doppio valore. È il compleanno di 2 simboli della storia bianconera: Antonello Cuccureddu e Mauro German Camoranesi.

Cuccureddu nasce nel 1949 ad Alghero, nella sua Sardegna da cui muove i primi passi prima di approdare a Torino 20 anni dopo. Dal 1969 al 1981 è uno dei protagonisti delle vittorie della Juventus. Intanto con la sua duttilità, che gli permette di giocare in ogni ruolo. In un calcio in cui i numeri fissi non sono ancora stati inventati, il Cuccu li indossa tutti, dalla 2 alla 11.

Lascia il segno anche con gol pesanti. Come uno a Cagliari nel suo esordio ufficiale. Ma soprattutto con quello del 1973 a Roma che vale lo Scudetto.

La prima storica Coppa Uefa vinta a Bilbao

A Torino è protagonista anche come allenatore delle giovanili, in uno dei periodi più vincenti di sempre della Primavera. In una squadra che può contare su Alessandro Del Piero, vince uno Scudetto, una Coppa Italia e un torneo di Viareggio.

Da romanzo anche la vita di Camoranesi. Figlio di una famiglia di chiare origini italiane, Mauro nasce nel 1976 a Tandil, in Argentina. Per sfondare nel calcio, deve lasciare il suo paese e approdare in Messico. Lì viene visto dal Verona e portato in Italia all’inizio del millennio, prima di approdare alla Juve nel 2002.

Fino al 2010 porta il suo animo rock in squadra e le sue giocate sono determinanti per i tanti successi del decennio. È tra i calciatori che restano a Torino anche dopo Calciopoli. Affronta la Serie B nel 2006 da Campione del Mondo, dove aver contribuito al successo dell’Italia di Marcello Lippi in Germania.

Antonello Cuccureddu e Mauro German Camoranesi, 2 pezzi di storia bianconera uniti da una data: quella del 4 ottobre.

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