3 settembre 1989 – Gai nel cuore

3 settembre 1989 – Nel nome di Gaetano

Ci sono date, entrate a forza nei nostri ricordi. O, forse, sarebbe meglio dire che ci sono eventi entrati a forza nei nostri ricordi, tragedie a cui mai avremmo voluto assistere. Nella storia della Juventus, di queste date ce ne sono alcune emblematiche. Il 29 maggio per l’Heysel e il 25 aprile per la scomparsa di Andrea Fortunato. O ancora il 15 dicembre per la sciagura di Vinovo in cui hanno perso la vita Ale&Ricky. E poi c’è il 3 settembre, che dal 1989 è legato al nome di Gaetano Scirea, morto in un tragico incidente automobilistico in Polonia.

Una domenica che non si può dimenticare

Nel giorno del 3 settembre è doveroso accantonare ogni evento e dedicare l’intera puntata di Almanacco Bianconero a Gaetano Scirea. Che proprio in questo nefasto giorno del 1989 è morto in un incidente automobilistico in Polonia, dove era in missione per osservare un’avversaria europea della Juventus.

I tragici avvenimenti di quella giornata sono noti a tutti, almeno per quelli della mia generazione. Per esempio, io ricordo tutto come fosse accaduto ieri. La domenica trascorsa in campagna dai nonni, il pomeriggio attaccato alla radiolina e il ritorno a casa in serata. Troppo tardi per sintonizzarsi sulla Domenica Sportiva e apprendere così la notizia, data in diretta da Sandro Ciotti. Notizia che ho saputo solo la mattina seguente, passando davanti a un’edicola. Avevo 15 anni e, come tanti, mi sono sentito come uno che aveva appena perso un caro amico.

Negli anni ho avuto la fortuna di conoscere la moglie Mariella e il figlio Riccardo. E anche tante persone che ne hanno potuto apprezzare le doti da vicino. E pochi mesi fa, per scrivere un articolo per Ater Albus, ho approfondito tutta la vicenda di quel 3 settembre 1989.

La storia di Gaetano Scirea

Gaetano Scirea rientra in un club ristretto: quello dei calciatori capaci di farsi amare da tutti i tifosi, indipendentemente dalla maglia indossata. Merito del suo contributo al trionfo del Mondiale del 1982 in Spagna. Ma soprattutto per altro.

Per quello che ha rappresentato dentro e fuori dal campo. Un ragazzo corretto e disponibile, pronto a un sorriso e a un autografo per ogni fan. Ma anche a una battuta per ogni cronista, e questo me lo hanno confermato tanti colleghi che hanno bazzicato il Combi durante i suoi anni in bianconero.

Gaetano Scirea con la maglia della sua Juve

E poi c’è l’aspetto calcistico che non può passare inosservato. Stiamo parlando di un fuoriclasse assoluto. Un grande uomo squadra capace di risolvere la partita con una giocata. E con la maglia bianconera lo ha fatto davvero tante volte.

Quella con la Juventus è stata una storia esemplare. Iniziata nel 1974 e durata fino al 1988. Anni di enormi soddisfazioni e grandi vittorie. Scirea resta uno dei pochi ad aver vinto tutte le competizioni internazionali per club: la prima Uefa a Bilbao, la Coppa delle Coppe a Basilea da capitano, la Coppa dei campioni nella tragica serata dell’Heysel, la Supercoppa Europea e l’Intercontinentale a Tokyo, quest’ultima rovinata da un infortunio che l’ha costretto a uscire prima del tempo.

Senza dimenticare i 7 Scudetti e le 2 Coppe Italia. E naturalmente quel Mondiale in Spagna che lo ha consacrato, insieme a tutti i suoi compagni di squadra.

Sempre al servizio di Madama

La magnifica parentesi in bianconero di Scirea finisce nel 1988. A 10 giorni dal suo 35° compleanno decide di lasciare il calcio giocato. L’ultimo scampolo, Rino Marchesi glielo regala in una partita al Comunale contro la Fiorentina di Roberto Baggio. La gara numero 552, giocata 2 settimane dopo il suo ultimo gol, a Genova con la Samp, che contribuisce a regalare almeno la qualificazione in Coppa Uefa.

Sono stagione di magra, quelle della seconda metà anni ’80. Dopo che Giovanni Trapattoni ha salutato, insieme a molti dei protagonisti delle ultime vittorie, i bianconeri hanno fatto fatica. Ma proprio nel 1988, la società decide di affidarsi a un simbolo di quella grande squadra: quel Dino Zoff che di Gai è più che un amico, ma un vero fratello. E quando la famiglia chiama bisogna rispondere: Scirea si mette al servizio come allenatore in seconda. Ora tocca a lui posizionarsi un passo dietro a Dino.

Gaetano Scirea e Dino Zoff, una grande amicizia interrotta nel 1989 nel giorno di Verona-Juventus

Ma neppure 2 simboli così, che conoscono il club come le loro tasche, riescono nell’impresa. La Juventus 1988/89 è ancora acerba e in ogni caso è impossibile tenere il passo dell’Inter, guidata proprio dal loro ex maestro Trapattoni.

Boniperti non è tipo da stroncare un progetto alla prima difficoltà e conferma lo staff tecnico anche per l’annata 1989/90. Sapendo però che la situazione non è cambiata: la Famiglia Agnelli ha ridotto il budget e per il club è difficile competere con la concorrenza. Che nel frattempo si è fatta più agguerrita con il Napoli di Maradona, il Milan di Sacchi e degli olandesi oltre alla già citata Inter del Trap.

Ripartire, con voglia di stupire

Anche Boniperti ha patito un po’ la situazione. Soprattutto l’ingresso nel calcio italiano di Berlusconi con la sua capacità di investire sul mercato.

Il Presidentissimo prova a recuperare con la fantasia. Nell’estate in cui salutano Cabrini, Laudrup e Altobelli, per rinforzare la rosa si guarda alla Serie B, dove hanno fatto benissimo 2 ragazzi che non potrebbero essere più diversi uno dall’altro: Totò Schillaci e Pierluigi Casiraghi. In più è giunto un altro sovietico, Alejnikov, a dare manforte al connazionale Zavarov che nel primo anno a Torino ha deluso le aspettative.

Lo Zoff-Scirea bis parte in chiaro scuro. All’esordio in campionato, i bianconeri non vanno oltre il pari al Comunale. A imporre l’1-1 è il Bologna degli ex Cabrini, Bonini e Ivano Bonetti, ma soprattutto dei futuri juventini Luppi, De Marchi e Gigi Maifredi. Non basta neppure che a segnare il gol di Madama sia un bolognese doc quale Giancarlo Marocchi. La sfida è in programma domenica 27 agosto e una settimana dopo, il 3 settembre c’è la trasferta a Verona. 

1989, in attesa che la storia bussi alla porta

Quella del 3 settembre è la tipica domenica di fine estate. In attesa che le scuole e tutte le attività riaprano a pieno regime.

Ma ci sono altri eventi che stanno per arrivare. Uno è programmato da tempo e il conto alla rovescia sta giungendo alla fine: i Mondiali di calcio di Italia ’90.

Per tale motivo, quella 1989/90 per la Serie A è una stagione da cantieri aperti. In alcune città (Torino e Bari) si lavora per costruire nuovi impianti. In altre, come Roma, bisogna ricorrere al piano B, con il Flaminio a fare le veci dell’Olimpico. O altre ancora, vedi Milano, in cui si gioca coi lavori in corso.

L’altro evento, quello che davvero riscrive la storia, invece non è prevedibile. Qualche scricchiolio nel blocco sovietico non è sfuggito. Ma nessuno può immaginare che il Muro di Berlino possa cadere entro un paio di mesi.

3 settembre, una domenica di lacrime

Anche il calcio sta entrando nel futuro, ma la Serie A 1989/90 è ancora di quelle tradizionali: senza pay tv, senza posticipi e  con tutte le gare in contemporanea.

A inizio settembre, con molti italiani ancora a rinfrescarsi sulle spiagge, si gioca alle ore 16.30. Quando i bianconeri entrano al Bentegodi non sanno quanto è accaduto una manciata di ore prima a un migliaio di chilometri più a nord.

Gaetano Scirea non è con la squadra: è partito in missione per la  Polonia. Deve relazionare Zoff sul Gornik Zabrze, avversaria nel primo turno di Coppa Uefa in programma a metà settembre. I polacchi hanno giocato il sabato e la trasferta di Gai sta per finire. Ma l’auto su cui viaggia verso l’aeroporto viene coinvolta in un terribile incidente stradale. Da cui lui e altri 2 passeggeri – l’autista e la traduttrice – non escono vivi.

La tragedia si è consumata all’ora di pranzo. Nel 1989 non ci sono ancora social e internet, tantomeno i telefonini. La notizia arriva in Italia solo in tarda serata. Quando la squadra è sulla via di ritorno verso Torino.

I bianconeri hanno disputato un grande match contro il Verona, vincendo 4-1 con doppietta di Schillaci e gol di Marocchi e Daniele Fortunato. E dopo il match sono saliti sul bus per tornare a casa.

3 settembre, un ritorno a casa da incubo

A differenza di oggi, nel 1989 la trasferta a Verona si affronta in pullman. Considerata l’ora del fischio d’inizio e il rito post partita, la comitiva bianconera si mette in viaggio quando è già sera. Con tanto di sosta prevista in autogrill per la cena.

Quando il pullman è quasi a destinazione, la più tragica delle notizie viene comunicata a Zoff e a tutto il gruppo. È un casellante dell’autostrada a informare l’autista di ciò che la tv ha appena annunciato. Lo ha fatto la voce roca di Sandro Ciotti durante la Domenica Sportiva: è morto Gaetano Scirea. La tristezza dello storico radiocronista e il pianto di Marco Tardelli sono la sintesi del sentimento di tutti gli italiani collegati sulla Rai.

Ad attendere la squadra al Comunale ci sono giornalisti e tifosi, molti dei quali in lacrime. Le stesse versate da Zoff, da Boniperti e da tutti i bianconeri. 

La Juve e il calcio italiano hanno appena perso un pezzo della loro storia. L’Italia e il mondo una persona per bene. Che manca a tutti ancora oggi, a più di 30 anni di distanza.

Torino piange 2 volte il 3 settembre

Domenica 3 settembre è una giornata doppiamente triste per Torino. Gaetano Scirea era un suo figlio adottivo, giunto sotto la Mole quando era giovanissimo e mai più andato via. La città dove è diventato fuoriclasse. Ma anche dove ha messo su famiglia con Mariella e ha visto nascere il figlio Riccardo.

Ma un’altra tragedia ha scosso la città, pure questa proveniente dall’estero. Per la precisione da Cuba, dove è precipitato un aereo di turisti italiani e molte delle 113 vittime provenivano proprio da Torino. Che ha un motivo in più per piangere lacrime amare in una delle domeniche più tristi di sempre.

NOTA A MARGINE

3 settembre, da Gaetano Scirea a Paolo Montero

Il 3 settembre c’è un altro evento che tocca casa Juve, e che in questo 2021 assume un valore particolare: oggi compie 50 anni Paolo Montero. Quando ho scoperto l’evento, ho pensato che celebrare questo compleanno nella puntata dedicata a Scirea sarebbe stato il massimo.

Gaetano Scirea e Paolo Montero, personaggi che all’apparenza non potrebbero essere più diversi. Dal punto di vista del campo, i punti di contatto sono pochi: la posizione sul terreno di gioco e la provenienza dall’Atalanta.

Scirea ha fatto dello stile, del fair play e della pulizia di gioco i suoi punti di forza. E non a caso ha chiuso la carriera con appena 2 cartellini gialli: un vero record per un difensore. 

L’opposto di Montero, che per il gioco duro, le entrare al limite e le espulsioni è stato un modello non proprio da seguire.

Paolo Montero nato il 3 settembre

Ma c’è anche l’aspetto extracampo e qui sì che Gaetano e Paolo si assomigliano. E non poco. Lo posso dire in prima persona: Montero è una delle migliori persone che ho conosciuto nel mondo del calcio. Uno pronto a farsi in 4 per compagni e amici. Gli episodi sarebbero tanti, ma io ne voglio ricordare uno solo, quello che per me riassume in pieno il personaggio. 

Nel 2006, saputo dell’incidente accorso a Gianluca Pessotto, Montero è partito dall’Uruguay per tornare a Torino, al capezzale dell’amico. E ci ha passato intere giornate in ospedale, fino a quando Pessotto non è stato dimesso dai medici ed è tornato a casa. 

Il cuore di Montero è grande quanto quello dell’indimenticato Scirea. Non c’è solo la data del 3 settembre a unirli.

2 pensieri su “3 settembre 1989 – Gai nel cuore

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