29 agosto 1965 – Scacco alla Grande Inter 

29 agosto 1965, la vittoria della 5a Coppa Italia

Chissà se il proverbio “non esistono più le mezze stagioni” era già così diffuso negli anni ’60. Di sicuro, almeno per quanto riguarda il calcio italiano, le stagioni avevano un’altra caratteristica: sembravano non finire mai! Soprattutto la Coppa Italia, la cui finale è stata spesso disputata dopo l’estate, a ridosso dell’inizio del nuovo campionato. E in concomitanza con l’avvio del nuovo tabellone. Una pratica che alla Juve ha però finito per portare fortuna. Con 3 vittorie del trofeo – le numero 3, 4 e 5 – conquistate proprio con questa formula. L’ultima delle quali nell’anno 1965. La data? Il 29 agosto, naturalmente!

Anni ’60, periodo di magra dopo un grande avvio

I favolosi anni ’60, tanto favolosi non lo sono per la Juve. O diciamo che non hanno saputo mantenere le premesse di un avvio più che promettente. Con l’onda lunga dello squadrone guidato da trio Boniperti-Charles-Sivori a mettere in bacheca subito 2 Scudetti e una Coppa Italia.

Ma appena il trio si scioglie iniziano i grattacapi. Boniperti si ritira nel 1961 e Charles torna in Gran Bretagna l’anno successivo. Senza i suoi 2 angeli custodi, il Cabezon Sivori non riesce più a essere determinante.

Inoltre anche il club paga lo scotto dell’uscita di Umberto Agnelli nel luglio del 1962. E tutto questo si ripercuote sul campo. L’annata 1963/64 mette a nudo tutti i nervi scoperti.

Tre allenatori che si alternano in panchina – Amaral, Monzeglio e Rabitti – e la squadra che finisce a 16 punti da Bologna e Inter, che si giocano lo Scudetto allo spareggio. Il quinto posto vale almeno la qualificazione in Coppa delle Fiere.

Urgono provvedimenti e il presidente Vittore Catella prova a seguire le orme di chi sta dominando in Italia, cioè la grande Inter. Va in Spagna a cercare un nuovo allenatore e ne ingaggia uno che di cognome fa Herrera. 

Ma rispetto al Mago, che di nome fa Helenio ed è argentino, questo si chiama Heriberto ed è paraguaiano. È subito descritto come un sergente di ferro, che punta alla disciplina: quello che ci vuole per rinsaldare certi principi, da sempre alla base dei successi juventini.

Una squadra tutta “movimiento” 

Per Heriberto Herrera la parola d’ordine è disciplina. Fuori dal campo, ma anche sul terreno di gioco. Con la squadra chiamata a eseguire movimenti precisi e schematici. In poche parole, bando alla fantasia dei singoli. Il problema emerge spontaneo quando il tuo giocatore migliore, al secolo Omar Sivori, ha fatto delle giocate e dell’imprevedibilità il suo marchio di fabbrica.

I 2 non si amano e la cosa è palese. Ma i bianconeri riescono comunque a disputare una stagione più che dignitosa. In campionato non c’è storia. Il quarto posto è un piccolo passo avanti ma i 13 punti di distacco dalla vetta parlano chiaro. Ma è nelle coppe che il gruppo riesce a dare il meglio.

Heriberto Herrera con la sua squadra

Juve di coppe

In Europa ci manca poco che arrivi il primo trionfo. In Coppa delle Fiere, l’antenata della Coppa Uefa, i bianconeri superano un ostacolo dopo l’altro, dimostrandosi freddi nelle partite di spareggio con i bulgari del Lokomotiv Plovdiv e contro gli spagnoli dell’Atletico Madrid.

La Juventus conquista la sua prima finale continentale e ha pure un vantaggio non da poco. La sfida secca contro il Ferencvaros si gioca a Torino. Herrera ha ormai da tempo fatto fuori Sivori e i bianconeri vengono beffati da un gol a 15 minuti dalla fine.

Questa partita è tornata a far parlare di sé lo scorso anno, quando le 2 squadre si sono ritrovate nello stesso girone di Champions League. Io ho avuto modo di rievocarla con chi era in campo quel giorno di fine giugno 1965: Gino Stacchini. Mi ha detto senza remore che, a distanza di anni, quella sconfitta resta il più grande rimpianto della sua carriera.

Ma anche in Coppa Italia la squadra di Heriberto Herrera si trova a proprio agio. E nei turni decisivi estromette prima il Bologna Campione d’Italia ai rigori, poi il Torino in un derby di semifinale grazie al gol di Giampaolo Menichelli.

Giampaolo Menichelli, autore del gol della finale del 29 agosto

I bianconeri si garantiscono la finale contro l’Inter. Ma complici i cammini europei delle 2 rivali, non c’è più spazio in calendario e l’ultimo atto è rimandato all’inizio della nuova stagione. Come ormai da tradizione.

Nuova stagione e nuova Juve, in attesa del 29 agosto

Quando la nuova Juve si ritrova dopo la vacanze ha già il primo obiettivo nel mirino: la finale di Coppa Italia, in programma domenica 29 agosto allo stadio Olimpico di Roma.

Una partenza in salita contro il peggior avversario possibile. La Grande Inter si è confermata tale su ogni campo: si è ripresa lo Scudetto, ha fatto il bis in Coppa dei Campioni ed è detentrice della Coppa Intercontinentale, in attesa di rimettere in palio il titolo.

Sulla carta una sfida che non dovrebbe avere storia. Anche perché la rosa della nuova Juve appare indebolita con 2 partenze eccellenti. L’uscita di scena di Sivori era ormai scontata e l’argentino sceglie Napoli. Non si muove invece da Torino Nestor Combin, centravanti argentino naturalizzato francese, che dopo appena un anno lascia il bianconero per vestire la maglia granata. 

Il brasiliano Cinesinho è l’unico rinforzo arrivato alla corte di Heriberto.

Mentre si avvicina il match, i bianconeri appaiono più tranquilli, come quelli che non hanno nulla da perdere. L’Inter a inizio settembre è attesa da 2 nuove battaglie con l’Independiente per l’Intercontinentale. E il nervosismo è uscito tutto in un test a Barcellona che di amichevole ha poco: i nerazzurri perdono 4-1 e Luis Suarez lascia il campo distribuendo gestacci ai suoi ex tifosi.

Quando gli immigrati eravamo noi

Prima di arrivare alla partita, apro una finestra sulla cronaca all’insegna del “quando gli immigrati eravamo noi italiani”. Premessa importante, non c’entra nulla la politica di oggi. Ma solo 2 tragedie occorse nei giorni a ridosso del 29 agosto 1965 e che hanno toccato le famiglie di molti nostri connazionali.

La prima accaduta il 28 agosto, in Francia. C’è uno scontro tra 2 treni, uno è il Milano-Parigi che riporta molti italiani oltrAlpe dopo le vacanze trascorse a casa, nei paesi d’origine. Il bilancio è tragico: 12 morti, di cui 7 bambini.

Pochi giorni dopo, il 30 agosto, il bilancio è ancora più terribile. Sono oltre 100 gli operai, quasi tutti italiani, travolti da una valanga che, a Zermatt in Svizzera, sommerge un cantiere per la costruzione di un diga.

Un’anomalia che porta bene alla Juventus

Torno sul calcio e sulla finale di Coppa Italia. Juventus-Inter  non l’unico match in programma il 29 agosto. Mentre il trofeo 1964/65 deve ancora essere assegnato, l’edizione 1965/66 si mette in moto con le prime sfide eliminatorie.

Una pratica a cui ormai tutti hanno fatto l’abitudine in Italia, ma che resta pur sempre un’anomalia. E in tanti si sono fatti portavoce di un cambio di mentalità e di regole. In primis l’ex ct della Nazionale Vittorio Pozzo. Soprattutto dopo quanto accaduto un anno prima, quando l’atto finale tra Torino e Roma è stato disputato niente meno che il 1° novembre. 

Alla Juve invece questa anomalia non dispiace del tutto. Almeno dal punto di vista scaramantico. Le ultime 2 vittorie della Coppa Italia sono arrivate proprio dopo le vacanze: nel 1959, sempre contro l’Inter è stata celebrata il 13 settembre, l’anno dopo quella sulla Fiorentina ancora più tardi, il 18 settembre. Due precedenti a cui appellarsi per provare l’impresa anche in questo 1965.

Un 29 agosto tutto bianconero

La grande sfida è in programma alle ore 21 e allo stadio Olimpico sono attesi 70mila spettatori.

Ma prima che scendano in campo i “grandi”, la Juventus ha vinto il primo round con i ragazzi. Nel pomeriggio, a Sanremo, si è disputata la finale del Carlin’s Boy, uno dei più importanti tornei giovanili a livello internazionale, creato da Carlo Carcano il mitico allenatore del Quinquennio.

I giovani bianconeri hanno superato 1-0 quelli nerazzurri. È la formazione De Martino in cui milita un ragazzo che avrà modo di farsi conoscere negli anni successivi: Beppe Furino.

E l’1-0 si ripete anche a Roma dove la Juventus di Heriberto Herrera ribalta il pronostico. Il match si decide quasi subito, al 15’, quando il romano Menichelli approfitta di un errore in uscita del portiere interista Sarti e infila l’unico gol di serata.

Il risultato non si schioda più, neppure dopo che le 2 squadre sono rimaste in 10 per la doppia espulsione di Burnich e dello spagnolo Del Sol. L’Inter tenta fino allo scadere ma il palo salva Anzolin sul tiro di Jair.

Il vantaggio regge fino alla fine e la Juventus può festeggiare in uno stadio Olimpico illuminato dalla fiaccolata dei tifosi presenti sugli spalti.

La Coppa Italia torna a Torino con i bianconeri ed è la quinta della collezione, la terza in poco più di un lustro. Per una sera, l’Herrera vincente è Heriberto e non il mago Helenio.

L’Inter sciupa invece l’occasione di chiudere l’annata con l’en-plein di successi. Ma per fortuna, nel 1965, la parola triplete non è ancora entrata nel vocabolario comune!

La Juventus festeggia dopo la vittoria della Coppa Italia il 29 agosto 1965

NOTA A MARGINE

29 agosto, Vittorio Pozzo non le manda a dire!

Negli anni ’60 era una sorta di consuetudine, quella di rimandare la finale di Coppa Italia alla stagione successiva. Ma non per questo accettata da tutti. 

Vi dice niente il nome di Vittorio Pozzo? Proprio lui, il commissario tecnico che guidò l’Italia al trionfo nei Mondiali del 1934 e del 1938. Prima ancora che selezionatore, la sua professione era quella di giornalista sportivo. 

Vittorio Pozzo, ct e giornalista

Una firma autorevole, le cui prese di posizioni non passavano inosservate. Come quella riguardante proprio le finali di Coppa Italia. Ascoltate (leggete) cosa scrisse su La Stampa alla vigilia della finale Juventus-Inter del 29 agosto.

Anche questa volta la finale della Coppa Italia avrà luogo in ritardo sul programma. Praticamente già ci troviamo nella stagione 1965-66, tanto è vero che con domenica prossima avrà inizio il nuovo campionato, e l’attribuzione dell’ambito trofeo avvenendo domani essa riguarda ancora l’annata sportiva 1964-65. La colpa di questo inconveniente è da riversare sulla troppa carne che viene ogni volta posta al fuoco. Diciotto squadre nella serie maggiore sono sempre state troppe, in tutti i sensi, per il campionato italiano. Ora poi che le diverse coppe internazionali hanno preso d’assalto tante date, l’affare si è fatto serio davvero. Bene ha fatto quindi la Federazione nostra a porre nel suo programma a venire la proposta di revisione del numero delle squadre della divisione superiore, e meglio ancora faranno le società ad accettare senz’altro la proposta stessa, altrimenti si andrà a finire veramente nel caos”.

4 pensieri su “29 agosto 1965 – Scacco alla Grande Inter 

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