28 settembre 1930 – Scatta l’era del Quinquennio

28 settembre 1930 – Con Carcano e Ferrari si vola

A volte, il profumo di rivoluzione si sente subito nell’aria. Si trovano indizi che ti fanno capire che hai imboccato la strada giusta. Forse, il 28 settembre 1930, era impossibile pronosticare un ciclo di 5 Scudetti di fila. Ma fin da quella prima partita, a Torino contro la Pro Patria, in casa Juve si percepisce che sta per succedere qualcosa di importante. L’arrivo di Carlo Carcano in panchina è una scossa per tutto l’ambiente. E anche per la storia della Juventus!

Anni ’30, è il momento di svoltare

Con l’inizio degli anni ’30, a Torino si respira aria nuova. La Juventus si è strutturata già da tempo e ha iniziato a darsi una parvenza di club moderno. Forse i frutti hanno tardato a maturare, ma la semina è stata fatta davvero bene. Seguendo tutti i passaggi nel modo giusto.

Sono lontani i tempi della squadra nata su una panchina da un gruppo di liceali. Dal 1922 la Juventus ha uno stadio tutto suo, un impianto moderno con spalti in muratura e luci per giocare in notturna. E dal 1923 ha anche un presidente che vuole fare le cose in grande: è Edoardo Agnelli, figlio del senatore Giovanni e padrone della Fiat. Al rampollo interessano poco le auto, preferisce lo sci e il calcio. E si fa conquistare dall’entusiasmo dei ragazzi bianconeri.

Negli anni, a Torino sono arrivati giocatori importanti. Come Rosetta e Caligaris. O Monti, Orsi e Cesarini. Ora serve altro per l’ulteriore salto di qualità: la dirigenza investe su un allenatore in grado di cambiare anche la mentalità. 

Il candidato giusto è ad Alessandria, si chiama Carlo Carcano e ha anche guidato la Nazionale. È una sorta di psicologo e lavora sulla testa dei giocatori. Ma soprattutto è un fautore del Metodo. L’opposto del Sistema, adottato fino ad allora dal tecnico scozzese William John Aitken.

Carlo Carcano inizia la sua avventura il 28 settembre 1930

Al puzzle mancano ancora un paio di pezzi. Uno lo porta con sé Carcano da Alessandria: è Giovanni Ferrari, centrocampista fondamentale per far applicare il Metodo. E in attacco viene ingaggiato il padovano Giovanni Vecchina.

Con queste carte, la Juve si presenta al tavolo del campionato 1930/31, il secondo dopo l’istituzione del girone unico.

Tra fascismo, cinema e calcio

L’Italia è entrata da tempo in quello che passerà alla storia come il Ventennio, con Benito Mussolini al potere. Gli italiani si svagano con il cinema, che ha appena introdotto una novità epocale: il sonoro.

E poi c’è il calcio. Che nell’estate di quel 1930 si è lanciato nella prima edizione dei Mondiali. Si sono svolti in Uruguay e in molti hanno dato forfait, Italia compresa. E alla fine l’hanno spuntata i padroni di casa, che in finale hanno battuto l’Argentina di Monti.

28 settembre, si parte

Tanta curiosità accompagna la nuova Juventus verso l’inizio della stagione. Il campionato muove i primi passi alla fine di settembre, più precisamente domenica 28 settembre.

Per i bianconeri è un esordio casalingo: in corso Marsiglia è attesa la visita della Pro Patria. I lombardi hanno una squadra molto giovane e, nella stagione precedente, hanno chiuso a metà classifica. E nel doppio confronto con la Juve sono stati superati di misura, entrambe le volte puniti da un gol di Orsi.

L’entusiasmo si respira nell’aria e anche La Stampa lo sottolinea: da tempo non si vedeva tanto pubblico. In tribuna c’è anche Vittorio Pozzo, che proprio come Carcano, è un fautore del Metodo.

La Juventus inizia la nuova avventura con una novità: non gioca con la tradizionale casacca bianconera, ma con una divisa azzurra.

Si parte con Orsi e Vecchina di punta, c’è l’esordio di Ferrari, oltre agli immancabili Combi, Rosetta e Caligaris. Che proprio 2 anni prima – il 30 settembre 1928 – avevano disputato la loro prima partita insieme.

Giovanni Ferrari fuoriclasse bianconero

28 settembre, subito nel segno di Vecchina

La stagione 1930/31 non potrebbe iniziare nel modo migliore. Per sboccarsi, Renato Cesarini non deve aspettare la sua fatidica zona: va in gol già al 3’ sfruttando un’azione di Vecchina e Caligaris.

Giovanni Vecchina è il grande protagonista di giornata. Conferma la sua nomea di bomber nata a Padova, dove ha segnato caterve di reti. E alla prima apparizione con la nuova maglia lascia 3 segni: una stoccata nel primo tempo, 2 nella ripresa per rendere vano ogni tentativo di rimonta ospite.

Orsi, Vecchina e Munerati

La prima uscita della Juventus targata Carlo Carcano finisce con un convincente 4-1 e dà il via a ben 3 cicli. Uno di breve periodo, fatto di 8 successi iniziali. Un ruolo che fa capire a tutti la forza della squadra.

Il secondo è di medio periodo, logica conseguenza del primo. A fine anno sarà Scudetto, con 7 punti di vantaggio sul Bologna secondo e ben 25 sull’Inter Campione d’Italia uscente.

Ovviamente nessuno può ancora saperlo quel 28 settembre, ma parte anche un ciclo di lungo periodo. Forse anche di lunghissimo periodo, perché 5 Scudetti di fila non si erano ancora mai visti: Genoa e Pro Vercelli si erano fermate a 3 nei momenti di massimo dominio.

In quel pomeriggio del 1930 nasce di fatto la Juventus del Quinquennio e le sue gesta sono giunte fino ai giorni nostri

NOTA A MARGINE 

1930-2011, grandi cicli a confronto

Un Agnelli come presidente, uno stadio di proprietà, una squadra di talento e un allenatore visionario, capace di cambiare la mentalità della squadra. Sono alcuni degli ingredienti che hanno dato il via alla Juve del Quinquennio.

Ingredienti che hanno dato il via anche all’ultimo strepitoso ciclo vincente. Basta fare i paragoni. Andrea al posto del bisnonno Edoardo. Lo Stadium nei panni del campo di corso Marsiglia. Una squadra formata da gente di talento, con Pirlo nei panni del Ferrari di turno, un Buffon in versione Combi e  il talento di Del Piero abbinato a quello di Orsi.

E poi c’è il naturale accostamento tra Carlo Carcano e Antonio Conte. Entrambi ex centrocampisti durante la carriera da calciatore. Entrambi fautori di un modulo innovativo, il Metodo contro l’iniziale 4-2-4 contiamo. Ed entrambi psicologi, oltre che allenatori, decisivi per il cambio di mentalità di tutta la squadra.

Carcano e Conte sono legati anche nel fine ciclo che è stato clamoroso per entrambi. Carcano mandato via improvvisamente nel 1934, per via della sua presunta omosessualità, non accettata dal Fascismo. Conte 80 anni dopo, nel 2014, con le sue dimissioni che fanno discutere ancora oggi.

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