27 settembre 1994 – 5 volte Ravanelli

27 settembre 1994 – La grande serata di Fabrizio Ravanelli

Quando si parla di calendari, anticipi e posticipi, oggi volano regolarmente gli stracci. Finisce sempre che a qualcuno non stia bene e che gli altri siano più tutelati. Un classico, purtroppo molto italiano, ma che sta prendendo piede anche all’estero. Ebbene, nel 1994, capitava di giocare 2 partite in poco più di 48 ore. Come successo alla Juventus in quasi tutto il cammino della Coppa Uefa. Così, dopo aver battuto la Sampdoria, il 27 settembre c’è immediatamente la gara di ritorno contro il CSKA Sofia. Resa più complicata da una cervellotica decisione della UEFA.  

48 ore di studio

Dopo 48 ore, Almanacco Bianconero torna nel 1994. Ed è un ritorno annunciato, fin dalla puntata del 25 settembre.

Quarantotto ore, poco più di quelle a disposizione di Marcello Lippi. Il tempo di smaltire l’adrenalina per il successo sulla Sampdoria – descritto nella puntata di 2 giorni fa – ed è già tempo di pensare alla sfida successiva. Martedì 27 settembre c’è di nuovo l’Europa che bussa: in programma il ritorno del primo turno di Coppa Uefa.

I bianconeri devono chiudere i conti con il CSKA Sofia, ma le incognite spuntano da ogni angolo. Il tecnico viareggino è alle prese con le assenze. A Roberto Baggio, Deschamps e Fusi si aggiunge lo squalificato Kohler. A parziale consolazione c’è il ritorno tra i disponibili di Paulo Sousa.

Ma è un’altra la cosa che fa arrabbiare tutti. Ed è stata servita dalla Uefa, non nuova a certi pasticci.

Riassunto delle puntate precedenti

E qui urge più che mai un riassunto delle puntate precedenti. Non quelle di Almanacco Bianconero, ma quanto accaduto un paio di settimane prima.

Si deve tornare al 13 settembre. È un altro martedì e sono passati appena 2 giorni dal successo a fatica sul Bari. La comitiva bianconera sale su un charter destinazione Europa dell’est: c’è l’andata del primo turno di Coppa Uefa contro il CSKA Sofia. 

Il club continua a essere il più blasonato di Bulgaria e la sfida nella capitale potrebbe nascondere insidie. E non solo per il poco riposo dopo la vittoria in campionato.

Infatti i timori sono fondati. Nonostante i gol di Porrini e Del Piero, la Juve subisce la prima sconfitta stagionale. Decisiva una doppietta di Mihtarski uno degli attaccanti più forti del paese: classe 1966, ex Porto e aggregato al gruppo che a USA ’94 ha conteso la finale mondiale all’Italia.

Ma sorge un problema. Quando il CSKA ha presentato la lista Uefa, il nome di Mihtarski non compare. Scatta automatica la squalifica e il 3-0 a tavolino per i bianconeri.

E qui la Uefa non brilla per risolutezza: i bulgari presentano reclamo e il risultato resta sub judice, fino alla sentenza prevista per il 6 ottobre. Quindi non solo a ritorno già disputato, ma anche dopo il sorteggio per il turno successivo.

Un pasticcio evitabile, in vista del 27 settembre

La Uefa colpisce ancora. Ogni commento sarebbe superfluo. Mi limito a riportare quello che su La Stampa scrive Aurelio Benigno, giornalista e caro amico che purtroppo ci ha lasciati troppo presto. Ecco un frammento del suo articolo: “Presentarsi alla partita di ritorno di una Coppa senza conoscere il risultato dell’andata è un’esperienza che tocca a pochi, a meno che non abbiano a che fare con i maestri dell’Uefa. Maestri del pastrocchio, naturalmente. Questa scelta di rinviare al 6 ottobre la decisione su Cska-Juventus è un assurdo, una raffinata stupidaggine”.

Il riassunto perfetto. Lippi deve curare il match del 27 settembre senza sapere come regolarsi: gestire un comodo 3-0 o dover ribaltare un 3-2? La soluzione sarebbe anche facile. Cioè, vincere con un risultato netto, tale da evitare ogni grana.

O meglio, continuare quella striscia di successi che, tra campionato e Coppa Italia è salito a 4. E affidandosi agli attaccanti. In particolare è Fabrizio Ravanelli a scalpitare. Parte della critica lo aveva messo in discussione, parlando anche di cessione. E Penna Bianca ha risposto sul campo, con 3 gol tra Napoli e Chievo in Coppa Italia. Ma anche a parole, ribadendo il suo amore per la Juve e la sua voglia di sfondare. “Mi alleno per fare gol” sono le sue parole e saranno quanto mai profetiche.

Ravanelli sulla copertina di Hurrà Juventus

27 settembre, avanti col ciclone Ravanelli

Come raccontato nella puntata del 25 settembre, l’inizio autunno del 1994 è caratterizzato dal maltempo al nord. A Torino è piovuto a lungo e in alcune zone del Piemonte si sono temute alluvioni. Che puntualmente arriveranno, ma solo un mese più tardi. Lasciando danni nelle zone attraversate dai fiumi Po e Tanaro.

Ma il 27 settembre, sul Delle Alpi si abbatte il ciclone Ravanelli. L’attaccante perugino vive la sua serata magica e compie una di quelle imprese che si vedono di rado: segnare 5 gol in una sola partita.

La Juve risolve nel modo più semplice il dilemma del risultato sud judice, vincendo 5-1. Tra l’altro, con il rischio di un nuovo intervento del massimo organo calcistico europeo. Perché i bulgari, evidentemente convinti di aver ragione, schierano di nuovo Mihtarski. Che segna ancora, ma al 90’. Quando i suoi sono sotto 5-0, demoliti da Ravanelli.

Il bomber dà un assaggio al 10’ quando sblocca la partita. Ma è nella ripresa che si scatena, segnando un poker di reti in appena 10 minuti. E quasi sempre con l’aiuto dello zampino di Vialli.

Ravanelli esulta 5 volte il 27 settembre

27 settembre, Vialli crea e Ravanelli colpisce

E qui ci sta una nota a margine anticipata. Quella sera ero allo stadio, in curva Sud. Quindi a ridosso della porta in cui Ravanelli ha segnato quattro gol nella ripresa. Li ho visti tutti molto bene e già allora non mi era sfuggito un particolare: come il calcio, a volte, è davvero strano.

In quei 10 minuti, ogni pallone sfiorato da Ravanelli finiva in porta. Al contrario di Vialli, che in almeno 3 di quelle azioni lo avrebbe meritato lui il gol. Ma a impedirglielo ci hanno pensato il palo e le parate di entrambi i portieri del CSKA. 

Eh sì, perché negli ultimi minuti, al posto del titolare Nenov entra il 12° Pektov. Che resta in campo una manciata di minuti, il tempo di salvare su Vialli e di farsi bucare da Ravanelli!

Vialli e Ravanelli, compagni e amici

Si potrebbe dire fortuna o destino. Ma la risposta migliore ha finito per darla lo stesso Vialli a fine partita: “Sfortunato? Io voglio essere bravo, come lo è stato Fabrizio stasera”.

Ravanelli si gode la serata magica ed entra in club ristretto: quello dei bianconeri capaci di segnare 5 gol in una sola partita. Un’impresa, che da quelle parti, non riusciva dal 1942 quando c’era riuscito Vittorio Sentimenti, in Coppa Italia, contro la Mater Roma. Per un soffio, invece, il record dei 6 gol di Omar Sivori è ancora salvo.

Avanti, fino alla finale

Neanche gli impegni ravvicinati fermano la Juventus 1994/95. Il lavoro di Ventrone inizia a farsi sentire e i bianconeri sul campo non mollano un centimetro. 

Il turno passato contro il CSKA è solo il primo. Il capolinea di quella Coppa Uefa arriverà in finale. Così come in Coppa Italia, dove la squadra di Lippi troverà la stessa avversaria: il Parma di Nevio Scala. Per un duello così avvincente che raramente si era visto prima.

NOTA A MARGINE 

Quanti eventi il 27 settembre!

Per la nota a margine di oggi ho solo l’imbarazzo della scelta. È il compleanno di Claudio Gentile, che segue di pochi giorni quelli del compianto Paolo Rossi e di Tardelli: evidentemente è un periodo dell’anno da Campioni del Mondo.

Torno a Fabrizio Ravanelli. Per via dei suoi capelli, già brizzolati in giovane età, l’attaccante umbro è stato subito ribattezzato Penna Bianca. Un soprannome pesante, visto che in casa Juve era già stato affibbiato a Roberto Bettega. Ecco, anche per Bobby Gol il 27 settembre è una data storica: nel 1970, fa il suo esordio in Serie A. Non ha ancora 20 anni ma lascia subito il segno con il gol partita a Catania.

Ma c’è un altro evento che caratterizza questa giornata e ha un incredibile punto in comune: il punteggio finale. Nel 2006, anche la finale di Supercoppa Italiana Primavera finisce 5-1. Una partita che non può passare sotto traccia visto il momento storico. In piena Calciopoli, la Primavera della Juventus demolisce quella dell’Inter.

Foto di squadra della Primavera della Juventus che vinse la Supercoppa Italiana nel 2006

È uno squadrone, con Marchisio, De Ceglie, Giovinco, Lanzafame, Maniero, Venitucci e Raffaele Bianco. Non a caso, i bianconeri sono Campioni d’Italia e dominano il match grazie con un avvio sprint – 3 gol nei primi 10 minuti – e con una prova super di De Ceglie che firma una tripletta. Tra i nerazzurri, c’è un certo Leonardo Bonucci. 

Una grande vittoria, che per un pomeriggio cancella le amarezze dell’estate appena trascorsa. Un’altra soddisfazione per il tecnico Vincenzo Chiarenza, che festeggia nel modo migliore il suo compleanno.

Ci tenevo a citare questo match a cui dedicato anche una puntata di Gioventù Bianconera. Perché la storia, a volte, non la fanno solo i grandi!

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