27 ottobre 1985 – Una Juve da 8

27 ottobre 1985 – A Udine si allunga la striscia 

C’è un detto, mutuato dagli sport americani, che recita così:  l’attacco fa vendere i biglietti, la difesa fa vincere le partite. Volendo si può aggiustare e trasformarlo in: il singolo fa vincere le partite, il gruppo fa conquistare i trofei. Un modo per sottolineare l’importanza del collettivo, un meccanismo in cui ognuno è in grado di dare il proprio contributo. Dal fuoriclasse all’ultimo dei cosiddetti gregari. Un concetto che vale per la Juventus 1985/86, l’ultima del primo ciclo targato Trapattoni. Nonostante la rivoluzione estiva, la squadra bianconera centra un’impressionante striscia di 8 vittorie iniziali in campionato. Mai successo prima nei tornei a 16 squadre. L’ultimo sigillo il 27 ottobre a Udine, dove oltre al solito Serena, a mettere la firma è Luciano Favero, che sceglie il momento giusto per realizzare il primo gol in Serie A.

Che avvio, la Juve 1985/86

Si ritorna alla stagione 1985/86, quella che nelle precedenti puntate ho definito come rivoluzionaria. Proprio per l’insolito mercato attuato da Giampiero Boniperti che, mai prima di allora, aveva cambiato 4 titolari in una sola estate.

Un’operazione riuscita al meglio, almeno stando ai primi mesi. Lionello Manfredonia, Massimo Mauro, Michael Laudrup e Aldo Serena si sono inseriti con una facilità impressionante negli schemi di Giovanni Trapattoni. Quasi ne facessero parte da tempo.

E, come visto già in un paio di altre puntate, l’avvio è ampiamente positivo. Su tutti i fronti dove la squadra si è cimentata. In Coppa Italia è stato superato il girone eliminatorio e in Coppa Campioni non ci sono stati problemi contro i lussemburghesi del Jeunesse. Quelli, semmai, sono spuntati dall’urna che ha accoppiato i Campioni d’Europa in carica con il Verona, per un derby fratricida di cui si sarebbe fatto volentieri a meno.

Ma è soprattutto in campionato che la squadra del Trap parte con il turbo inserito e stacca subito tutti.

13 ottobre, Serena segna nel derby

Un biglietto per l’otto volante, con un Platini in più

Come detto, Almanacco Bianconero ha già incrociato 2 volte la stagione 1985/86. Una prima volta per il match che Platini e compagni affrontano il 29 settembre a Verona, in casa dei Campioni d’Italia in carica. Quando ancora non si è palesato l’incubo del sorteggio. 

Poi, una seconda volta per il derby di domenica 13 ottobre. Un successo firmato dai gol del grande ex Aldo Serena e di Le Roi, che si è finalmente sbloccato.

E sbloccato è davvero la parola giusta perché, 7 giorni dopo, il francese ne mette 3 in un colpo solo contro il malcapitato Bari di Maciste Bolchi.

Ora sono 7 di fila le vittorie iniziali. Al di là dei record, a Trapattoni interessa soprattutto che la squadra tenga il passo e questo grado di forma. Si avvicina il momento clou della stagione: la finale di Coppa Intercontinentale, a Tokyo, l’8 dicembre.

Alla vigilia delle sfida del 27 ottobre a Udine, i bianconeri comandano già con 3 punti di vantaggio sul Milan, 4 sulla coppia Inter e Napoli e 5 sulla Roma. 

E l’8a giornata è da brividi alle spalle della capolista. C’è Inter-Roma, il Milan sarà a Verona – dove ha spesso brutti ricordi – e il Napoli sarà di scena a Torino con i granata.

Per giunta in un weekend che fa seguito a un mercoledì di coppe europee, dove spicca la sfida di Coppa dei Campioni tra Verona e Juventus.

Lunga settimana nel Triveneto, in attesa del 27 ottobre

La Juventus è chiamata a un doppio test nel Triveneto: prima a Verona per la Coppa Campioni e poi a Udine per il campionato.

Mercoledì 23 ottobre c’è la sfida del Bentegodi. Stavolta nulla a che vedere con quella di un mese prima. La squadra di Bagnoli è al completo, ha recuperato soprattutto Elkjaer e la differenza si vede. I bianconeri patiscono per quasi tutta la gara e Tacconi finisce con l’essere il migliore in campo. 

La Juve porta a casa lo 0-0, favorevole in vista del ritorno al Comunale. Cabrini anche 5 punti di sutura in testa, per una botta che lo ha costretto a lasciare il campo a fine primo tempo e che lo mette in dubbio per la sfida del Friuli.

Domenica 27 ottobre c’è l’assalto al record. Mai nessuno prima, nei campionati a 16 squadre ha vinto le prime 8 partite. Un traguardo sfiorato proprio dalla prima Juve del Trap, quando nell’inarrestabile cammino verso i 51 punti, nel 1976 vinse 7 volte prima di finire ko nel derby.

Questa volta la missione sembra più alla portata. L’Udinese di Vinicio è una buona squadra ma non ha più Zico e neppure Mauro, finito proprio alla Juve. Ci sono 2 ex ragazzi del Combi come Storgato e Zanone, il futuro beniamino Gigi De Agostini e pure Marco Baroni, che a Torino ci sbarcherà tanti anni dopo come allenatore della Primavera. In più in rosa compaiono i nomi di Edinho, dell’ex romanista Chierico e di Andrea Carnevale.

27 ottobre, il record è servito

Per Udine, Trapattoni ha la squadra al completo. Cabrini ha recuperato, anche se i segni in testa della battaglia di Verona si vedono tutti. Davanti si attende molto da Platini, Serena e Laudrup dopo l’astinenza del Bentegodi.

La Juve gioca in gialloblu, come a Basilea nella finale della Coppa Coppe del 1984. È passato appena un anno e mezzo, ma molti dei protagonisti non ci sono più, compresi i match winner Vignola e Boniek.

Però ci sono Mauro e Serena che confezionano il vantaggio. L’ex crossa da destra, l’ariete si smarca con un movimento da bomber di razza e infila con una frustata di testa imparabile. 

I padroni di casa non reagiscono e la capolista controlla. E colpisce a inizio ripresa, con il meno atteso della compagnia. Luciano Favero è uno dei sempre presenti. Da quando è alla corte del Trap non ha saltato una sola partita di campionato ma  ha ancora uno zero alla voce gol segnati. Nulla di grave per un difensore.

Ma quella di Udine è una partita speciale. Al Friuli c’è una grande rappresentanza della famiglia Favero, giunta dalla vicina Venezia, e Luciano trova il modo giusto per renderla orgogliosa. Vinto un contrasto, si lancia in avanti, ottiene l’uno-due da Serena e infila il raddoppio. È il suo primo gol, non solo con la Juve ma anche in Serie A.

Ma soprattutto è un gol che ipoteca partita e record. Nel finale, l’Udinese ottiene un regalo insperato. Cabrini paga dazio per l’infortunio, per timore di perdere i punti di sutura, mette male la testa e infila Tacconi nel più clamoroso  degli autogol.

27 ottobre, Favero segna il gol record a Udine

27 ottobre, la Juve del Trap nella storia

Il 2-1 non cambia più e la Juventus centra l’ottava vittoria di fila. Superato anche il record del 1976 ed eguagliati altri del passato. Come gli 8 successi iniziali della prima Juve di Carcano nel 1930, anche se in un torneo a 18 squadre. E pure la striscia, non iniziale, di altre 2 compagini bianconere: quelle del 1972/73 e del 1975/76.

Ma ancora una volta, Giovanni Trapattoni guarda al presente e non al passato. Anche perché le notizie dagli altri campi sono state tutte favorevoli. Il Milan cade ancora nella fatal Verona, contro i gialloblu di nuovo in versione Scudetto. L’Inter vince il testa a testa con la Roma e neppure Maradona può evitare il ko del Napoli al Comunale contro il Toro.

La Juve allunga: +4 sull’Inter, + 5 sul Milan, +6 sul Napoli prossima avversaria al San Paolo e + 7 su Fiorentina e Roma. Distacchi già impressionanti ma, visto come andrà il resto della stagione, per nulla incolmabili. E sarà proprio la Roma, apparsa tagliata fuori a fine ottobre, a trasformarsi nella prima rivale dei bianconeri.

Il bello deve ancora arrivare

Otto vittorie in 8 partite. Molti, in maniera del tutto affrettata, parlano già di campionato finito. Non certo Boniperti e soci. Tantomeno l’Avvocato Agnelli che, usando un paragone con la sua Formula 1, parla di una Juve che è solo partita molto forte ma non è ancora in fuga.

Ma come già anticipato prima, il bello deve ancora arrivare. Tutto il gruppo ha puntato l’8 dicembre come obiettivo numero uno: la Coppa Intercontinentale, il match in programma a Tokyo contro l’Argentinos Juniors.

Il bello deve ancora arrivare anche in altri campi. Il mese di novembre 1985 sarà ricco di eventi capaci di entrare direttamente nella storia. Come il Maxiprocesso di Palermo contro la Mafia, con il rinvio a giudizio di 707 sospettati di far parte di Cosa Nostra. Oppure il primo storico incontro tra Ronald Reagan e Michail Gorbaciov a Ginevra. O ancora il lancio della prima storica versione di Windows da parte della Microsoft di Bill Gates.

Gli anni ’80 sono entrati nella seconda parte, quelli che finiranno per stravolgere il mondo.  

NOTA A MARGINE 

27 ottobre 1974, il magic moment di José Altafini

A inizio puntata ho parlato di concetti come fuoriclasse, gregari, individualità e collettivo. Tutti insieme incarnati in una sola persona: José Altafini.

Definire Altafini come uno dei fuoriclasse della storia del calcio non è riduttivo. Non a caso il soprannome affibbiatogli in Brasile fu Mazzola, per paragonarlo al capitano e trascinatore del Grande Torino.

Classe 1938, sbarca in Italia appena 20enne, acquistato dal Milan all’indomani della vittoria del Brasile – suo e di Pelé – nei Mondiali di Svezia. E il Balpeaese diventa la sua nuova patria. Con i rossoneri segna a raffica, vince 2 Scudetti e una Coppa dei Campioni. A Napoli trova Sivori come compagno, ma mancano le gioie di squadra.

Nel 1972 ha 34 anni e per molti è sulla via del tramonto. Non per Boniperti che lo porta a Torino insieme a Dino Zoff. Per lui è pronto una sorta di ruolo da 12esimo titolare, quello che subentra e decide le partite. 

Centra lo Scudetto al primo colpo nella stagione 1972/73 e fa il bis nella 1974/75. In questa seconda annata lascia dei segni importanti, riuscendo a centrare una striscia di 7 gol consecutivi in appena 4 partite, tra il 23 ottobre e il 6 novembre 1974.

Nella prima, in Coppa Uefa in casa degli scozzesi dell’Hibernian, Bettega si fa male e Altafini ne infila 2 che valgono il 4-2 finale.

Domenica 27 ottobre, in onore della puntata di oggi, gioca titolare e centra un’altra doppietta contro l’Ascoli: è un altro 4-0. Due gol pure a Genova contro la Sampdoria il 3 novembre (finisce 3-1) e l’ultima firma, di nuovo da subentrato, nel 4-0 nel ritorno di Coppa Uefa.

Che giocatore straordinario José Altafini, entrato a forza – o meglio subentrato – nella storia della Juventus.

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