25 agosto 2002 – In trionfo a Tripoli

25 agosto 2002, una coppa nel deserto

Chi non si è mai concesso una partita di calcio sulla sabbia? Durante le lunghe giornate in spiaggia, il pallone è spesso il compagno di gioco preferito. Ma un conto è tirare 4 calci tra amici, un altro è disputarci – sulla sabbia – la finale di un trofeo ufficiale. Come successo per la Supercoppa Italiana Juventus-Parma giocata il 25 agosto 2002.

2002, l’anno delle cose mai viste

Ci sono periodi in cui accadono – tutti insieme – eventi che mai ci aspetteremmo di vedere. Il 2002 è uno di questi, almeno per chi seguiva da vicino il calcio. A dire il vero, in casa Juve, i fatti incredibili anticipano l’arrivo di qualche mese. Nell’estate del 2001, con Marcello Lippi che riprende il suo posto in panchina, un’ipotesi che in pochi si aspettavano: per la sua parentesi all’Inter, ma in primo luogo per l’addio non proprio sereno nel febbraio 1999.

Poi la cessione di Zidane al Real Madrid, che di incredibile ha soprattutto le cifre pagate dal club spagnolo. Che oggi non stupiscono più, ma allora – erano gli ultimi mesi prima dell’Euro – fecero scalpore. Così come la somma pagata dalla Juve per un portiere come Gigi Buffon. Giovane e straordinario, ma pur sempre un portiere.

Poi arriva il 2002, iniziato proprio con una di quelle novità – stavolta extracalcio – che pochi anni prima sarebbe stata impensabile: l’introduzione dell’Euro, una moneta unica per la Comunità Europea.

A maggio, giorno 5, ecco uno dei momenti più belli di sempre per il tifo bianconero. Più belli perché inattesi. Contro quasi ogni pronostico, i bianconeri stravolgono la classifica all’ultima giornata e vincono lo Scudetto. Decisivo il successo a Udine. Ma su tutti il ko imprevisto dell’Inter, a Roma, in uno stadio Olimpico in cui anche i laziali tifano per i nerazzurri, legati da uno storico gemellaggio. Altra cosa quasi mai vista!

Un Mondiale… fuori dal mondo

L’estate può restare esente? Già vedere un Mondiale di calcio organizzato, insieme, da Giappone e Corea del Sud ha un non so che di esotico. Molto meno romantico il modo in cui una delle squadre ospitanti, la Corea appunto, viene spinta fino in semifinale a colpi di arbitraggi quanto meno discutibili. L’Italia di Trapattoni va a incocciare su un direttore di gara ecuadoregno di nome Byron Moreno e va fuori. Apro una parentesi personale e, aggiungo, anche per colpe proprie. Stessa sorte alla Spagna nei quarti, con l’arbitro egiziano Gamal Ghandour che ne combina di tutti i colori.

Bryon Moreno, arbitro di Italia-Corea del Sud

Alla fine, i coreani sbattono il muso su chi da tradizione è più forte di tutto e tutti, cioè i tedeschi. E la finale Brasile-Germania è tutto tranne che una cosa inedita. Lo sarà sicuramene di più la rivincita tra le 2 squadre nel 2014, con il 7-1 inferto dai tedeschi in semifinale ai verde-oro padroni di casa.

Quando inizia la stagione 2002/03 si spera in un ritorno alla normalità. Ma l’imponderabile ha tenuto nel mazzo ancora una carta e la mette sul tavolo a fine agosto.

Juventus-Parma, una finale già vista

Intanto la stagione del calcio italiano inizia con una bega di cortile. E questa è tutto tranne che una cosa anomala. Si litiga per la spartizione dei diritti tv, c’è un braccio di ferro tra alcune società e la Lega Calcio – il cui presidente è Adriano Galliani – e alla fine si opta per una soluzione all’italiana: prima giornata di campionato rinviata a novembre, si parte dalla seconda a metà settembre. Con buona pace di chi ha la Champions League e si presenta sul fronte europeo quasi senza impegni ufficiali nelle gambe.

Da questo punto di vista, la Juve non fa storia perché un impegno che l’aspetta ce l’ha e vale un trofeo: la Supercoppa Italiana. La vittoria del campionato concede anche questa appendice e di fronte c’è il Parma che, pochi giorni dopo il 5 maggio, ha privato la squadra di Lippi di un altro double vincendogli in faccia la Coppa Italia. E questo il Marcello non l’ha dimenticato, così come il ko patito al Tardini a fine marzo, in quella che allora sembrava una pietra tombale per la rincorsa allo Scudetto.

La Supercoppa è quindi un affare tra bianconeri e gialloblu, come successo spesso dal 1990 e non solo in Italia. La sfida dovrebbe giocarsi a Torino, in casa dei Campioni d’Italia. Ma il calcio italiano non se la passa proprio bene e ha bisogno di soldi. Che siano euro, dollari o petrodollari. E così si finisce per farsi ammaliare da una proposta arrivata dalla Libia.

25 agosto, una Supercoppa a Tripoli

Saadi, uno dei figli del colonnello Gheddafi, è patito di calcio. È tifoso juventino e ha un pacchetto di azioni del club, così come il padre li ha da tempo della Fiat. Ma non solo. Della federazione calcistica libica è presidente, nonché aspirante calciatore. E il suo sogno, mai nascosto, è di portare un giorno i Mondiali in Libia.

Avere la Supercoppa Italiana a Tripoli è una finestra non indifferente sul mondo. Alla fine, tra polemiche, ritardi, rischi di cancellazione del match per presunti fastidi del Colonnello, la delegazione italiana raggiunge la Libia alla vigilia della gara, programmata per domenica 25 agosto. E ci sono tutti, sullo stesso aereo: la Juve, il Parma, gli arbitri e la delegazione della Lega con Galliani in testa. E a Tripoli c’è pure Blatter, presidente della Fifa, un altro che ha fiutato l’affare.

Le squadre giungono in serata, troppo tardi per sostenere la rifinitura. E così vedono le condizioni del campo solo nelle ore precedenti il calcio d’inizio: un manto sabbioso, con poca erba naturale e parti del campo palesemente colorate di verde. Tutto per rendere più appetibili le immagini tv da trasmettere in mezzo mondo.

La parola al campo

Poi arriva il momento di far parlare il campo. Non inteso come distesa di sabbia colorata, ma la sfida tra 2 squadre che – nonostante le condizioni non ottimali – sono in grado di regalare spettacolo. La Juve di Marcello Lippi è di fatto quella che ha vinto lo Scudetto. Il mercato, almeno fino alla partenza per la Libia, ha portato un solo potenziale titolare: Mauro German Camoranesi. In più c’è il recupero di Marcelo Salas che nella stagione precedente è stato più in infermeria che sul terreno.

Il rientro del cileno è quanto mai provvidenziale perché è appena scoppiata la grana Trezeguet. Il francese soffre per un’infiammazione al tendine rotuleo e il recupero potrebbe richiedere intere settimane. Per questo Luciano Moggi è a caccia di un altro attaccante e uno dei candidati ce l’ha sotto gli occhi proprio a Tripoli.

Si tratta di Marco Di Vaio, centravanti che sta arrivando all’apice della carriera e la Juve potrebbe costituire una tappa importante. Ma intanto è uno dei punti di forza di un Parma che prova a voltare pagina. La Coppa Italia è stata un colpo di coda in una stagione con tanti problemi e ripetuti cambi di panchina. Arrigo Sacchi, responsabile dell’area tecnica, ha deciso di puntare su Cesare Prandelli.

Di Vaio non è l’unico pezzo da 90 di un gruppo che può contare anche su Adriano, Nakata e Marchionni. In poche parole, un avversario tosto per i bianconeri e non solo per la tradizione.

25 agosto, la (doppia) firma di Del Piero

Domenica 25 agosto si gioca. Lo stadio 11 giugno di Tripoli conta 40mila spettatori e si racconta che molti siano stati cooptati all’ultimo per evitare vuoti sugli spalti. Tanto per essere precisi: 40mila tutti uomini, perché nella Libia di inizio millennio le donne non sono ammesse negli stadi. Con giusto qualche deroga concessa alle signore arrivate dall’Italia appartenenti agli staff delle squadre e della Lega.

Lippi punta su Salas come spalla di Del Piero. Ci sono anche gli ex Buffon e Thuram. Subito in campo Camoranesi, ma anche Moretti e Baiocco, pure loro freschi di bianconero.

Viste le condizioni del campo, con la sabbia che si alza a ogni calcio, offrire spettacolo non è facile. Il primo tempo regala solo un’emozione ma è di quelle che contano: Salas pesca Del Piero nel corridoio giusto e il capitano fa secco Frey.

Più frizzante la ripresa, merito del Parma che rientra in campo senza Adriano e con più personalità. È proprio Di Vaio a prendere per mano i suoi e a iniziare un duello con Buffon. Fino a quando non trova il varco giusto intorno al 20’.

Sull’1-1, la Juve si gioca la carta Zalayeta. L’uruguaiano entra al posto di Salas e alla prima azione spacca la partita: fuga a destra e centro perfetto per Del Piero che realizza la sua doppietta. Ma soprattutto il gol che decide la Supercoppa.

La copertina di Hurrà Juventus dopo la vittoria della Supercoppa

I bianconeri vincono la loro terza Supercoppa, – l’ultima era stata nel 1997 – si prendono la rivincita con il Parma e pochi giorni dopo portano a casa il loro attaccante principe: Di Vaio lascia l’Emilia e si accasa alla corte di Madama.  Quello di Tripoli resterà l’ultimo gol segnato alla Juve. Almeno per qualche anno, fino a quando riprenderà la serie con la maglia del Bologna.  

NOTA A MARGINE

25 agosto sulla sabbia, la firma di Marco Ansaldo

Per preparare questa puntata di Almanacco Bianconero, ho letto gli articoli scritti in quei giorni su La Stampa. Il reportage di Marco Ansaldo, inviato del quotidiano di Torino a seguito della Juve per la trasferta in Libia.

Ho avuto il piacere di conoscere Marco negli anni, sia come giornalista ma soprattutto come persona. E la sua prematura scomparsa, nell’ottobre del 2014, è stato davvero un brutto colpo.

Marco Ansaldo firma della Stampa a Tripoli il 25 agosto

Dai suoi articoli, spesso taglienti e senza filtri, emergeva una certa insofferenza per la piega che stava prendendo il calcio moderno. E nel pezzo post finale di Tripoli, ci ho ritrovato tutto Marco Ansaldo. Questo un passaggio del suo reportage.

La pagina de La Stampa sulla Supercoppa

Due cose non mancano in Libia: il petrolio e la sabbia. Il primo è servito a comprare il kit del calcio italiano che Galliani ha trasportato qui come se fosse una scatola di Subbuteo, mettendoci dentro i giocatori, gli arbitri, il pallone e pure Blatter, il capo della Fifa; la seconda, ha turato le falle del terreno spelacchiato che assomigliava al turf di una pista per cavalli. Grossi sbuffi di sabbiolina pittata di verde si alzavano sotto gli scarpini dei calciatori come se fossero gli zoccoli di Varenne. 

Applausi!

4 pensieri su “25 agosto 2002 – In trionfo a Tripoli

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