24 settembre 1958 – La prima in Coppa Campioni

24 settembre 1958 – Con Sivori, buon esordio in Coppa dei Campioni

In una puntata di qualche giorno fa, tra il serio e il divertito, ho buttato là un pensiero che mi è venuto di recente, dopo l’ultimo Juventus-Porto. Vista la cocente amarezza per l’eliminazione in Champions League, con tanto di gol preso su punizione che passa sotto la barriera, ho pensato a una teoria: ogni anno, in Europa, qualcosa va storto e la Juve si ingegna per trovare un modo sempre diverso. Una tradizione che i bianconeri si portano dietro fin dalla prima partecipazione, nella stagione 1958/59. E dire che l’esordio assoluto, il 24 settembre 1958, era stato straripante, con un Sivori sugli scudi. Tutto vanificato pochi giorni dopo, nel modo più sconcertante.

Un sindrome chiamata Europa

All’inizio si chiamava Coppa dei Campioni, poi è diventata Champions League. Ma per la Juve la sostanza non è cambiata. La massima competizione europea è stata spesso, troppo spesso, fonte di delusione e amarezza.

E, come ho detto prima, con i bianconeri capaci di trovare sempre un modo per complicarsi la vita. Tra finali perse, alcune da favorita assoluta, ed altre eliminazioni più o meno premature, beh forse il termine “ossessione” coniato tempo fa per la Juve è davvero azzeccato.

Un’ossessione nata nel 1958

Per la Juventus, il rapporto con la Coppa dei Campioni parte ufficialmente nella stagione 1958/59. La competizione è stata inaugurata nel 1955, quando i bianconeri non stavano vivendo proprio il momento migliore della loro storia.

Ma tutto cambia nell’estate 1957, come già raccontato in un’altra puntata. Il presidente Umberto Agnelli acquista John Charles e Omar Sivori e al primo colpo i bianconeri tornano a vincere lo Scudetto. Uno Scudetto un po’ più scintillante degli altri perché è il 10° della serie, quello della stella.

La squadra ha disputato un grande campionato e si getta nell’avventura con ottimismo. A dire il vero, la parola Europa è sempre stata un po’ indigesta. Negli anni precedenti, le varie partecipazioni alla Coppa dell’Europa Centrale non avevano portato soddisfazioni. Almeno, non quanto quelle racconte in Italia.

Il presidente continua la campagna rafforzamenti e porta a casa 2 simboli della futura Juve: Ernesto Tino Castano e Gianfranco Leoncini. Per il resto il gruppo è confermato, così come Brocic in panchina.

La rosa della Juventus 1958

La stagione bianconera 1958/59 parte con un doppio impegno: domenica 21 settembre c’è l’esordio in campionato a Ferrara con la Spal, mercoledì 24 settembre la prima in Coppa dei Campioni. Avversari saranno gli austriaci del Wiener SportKlub, da affrontare allo stadio Comunale.

Quanti avvenimenti in pochi giorni a cavallo del 24 settembre

Due partite in pochi giorni. Altri 2 eventi in una settimana in cui i giornali hanno già di che discutere, Anche nel mondo dello sport. Intanto l’evento principale che ha cambiato i costumi in Italia, e non solo quello. Alla mezzanotte del 20 settembre entra in vigore la legge Merlin, approvata pochi mesi prima: le case di tolleranza chiudono definitivamente.

In quei giorni, gli italiani iniziano a conoscere un nome che farà loro compagnia fino ai giorni nostri. Per la prima volta si esibisce su un palco una ragazza poco più che diciottenne ma dal talento canoro impressionante: Anna Maria Mazzini, ma per tutti sarà Mina.

Nello sport, l’attenzione è sul ciclismo. Il francese Roger Rivière realizza il record dell’ora. E lo fa a Milano pedalando per oltre 47 km, nonostante una foratura che lo costringe a cambiare al volo la bicicletta. Un evento di portata mondiale che, sulle pagine dei giornali, oscura anche l’inizio della Juve in Coppa dei Campioni.

Così così la prova generale

Forse la poca attenzione rivolta dai giornali alla Coppa dei Campioni non è casuale. Alla fine degli anni ’50, il campionato è più importante delle competizioni internazionali. 

Non è un mio sospetto, lo ha confermato anni dopo lo stesso Umberto Agnelli, in una dichiarazione del 1996 che ho già postato qui su Almanacco Bianconero. Parole che ora ti ripropongo: “Sapete, tanti anni fa, quando ero presidente, i giocatori snobbavano la Coppa Campioni, la consideravano alla stregua della Coppa Italia, io non riuscivo a trasmettere loro la voglia di vincere che avevo e così prendemmo delle botte storiche”. Non aggiungo il resto, per non spoilerare il finale di puntata.

Tornando al settembre 1958, la prova generale in vista dell’esordio in Europa è in chiaroscuro. Alla prima in campionato, con lo Scudetto e la stella sul petto, i Campioni d’Italia non sfondano con la Spal. Brocic avrebbe un’attenuante, cioè l’assenza di Omar Sivori per febbre. Ma i suoi giocano con l’uomo in più per oltre un’ora: lo 0-0 è deludente.

Non certo il modo migliore per approcciarsi alla Coppa dei Campioni. Oltretutto con l’apprensione per le condizioni del Cabezon.

24 settembre, che ritorno il Cabezon

Mercoledì 24 settembre è il giorno di Juventus-Wiener SportKlub. Ma non solo. Come da tradizione di quegli anni, c’è ancora la Coppa Italia da chiudere. E nel 1958, oltre ai soliti ritardi, ci si è messo pure il Mondiale di Svezia a rimandare gli appuntamenti. Sebbene l’Italia non vi abbia neppure preso parte. Per il trofeo, in finale se la vedono Lazio e Fiorentina, che finisce con il successo a sorpresa dei capitolini.

Forse i giocatori non la sentono molto, ma la Coppa dei Campioni pare avere appeal sui tifosi. Sono più di 40mila quelli che prendono posto sugli spalti del Comunale. Confortati dalle buone notizie della vigilia: Sivori ha recuperato ed è pronto a formare il trio con Boniperti e Charles.

Per molti non dovrebbe esserci partita. Il Wiener SportKlub è la squadra più antica di Austria e fornisce l’ossatura della Nazionale, ma non tutti i suoi giocatori sono professionisti. Per esempio, in rosa ha un centravanti che si chiama Erich Hof, ha la mamma di Padova e si divide tra il campo e la gelateria di famiglia: è lui a parlare alla stampa alla vigilia, confessando candidamente di essere fuori condizione, perché a causa del lavoro ha dovuto saltare alcuni allenamenti.

In parte le previsioni sono azzeccate. La Juve domina in lungo e in largo, anche se la tattica del fuorigioco degli ospiti è piuttosto efficace. Tra pali, traverse e una serie di gol sciupati, i bianconeri portano a casa il primo round. Finisce 3-1 con tripletta di Sivori, ma la rete austriaca – fortunosa e arrivata nei primi minuti – tiene aperti i giochi in vista del ritorno, fissato sette giorni dopo a Vienna.

24 settembre, Sivori mattatore

24 settembre, la vista lunga di Vittorio Pozzo

Come spesso in quegli anni, a coprire la partita per La Stampa di Torino c’è Vittorio Pozzo. Nel suo articolo, l’ex commissario tecnico sottolinea che la Juve ha vinto ma non ha convinto del tutto e gli austriaci sono stati fortunati. Poi la chiosa finale sul risultato troppo modesto, che “v’è da augurarsi che esso sia sufficiente per l’incontro di ritorno di mercoledì prossimo a Vienna”.

E Pozzo ci ha visto giusto. Una settimana dopo, mercoledì 1 ottobre, la squadra di Brocic capisce sulla propria pelle cosa voglia dire la Coppa dei Campioni. I bianconeri ne beccano 7 (a zero) ed escono mestamente al primo turno. Dando il via a una stagione che non sarà all’altezza della precedente. Ma soprattutto iniziando il rapporto di amore e odio con la Coppa dei Campioni, o Champions League che dir si voglia. 

NOTA A MARGINE 

24 settembre 1954, il primo urlo di Marco Tardelli

Nella puntata del 23 settembre ho celebrato la nascita di Paolo Rossi, avvenuta nel 1956. Due anni prima, il 24 settembre 1954, a vedere la luce è un altro futuro simbolo della Juventus e di tutta l’Italia calcistica: Marco Tardelli.

Il celebre Schizzo nasce a Capanne di Careggine, in provincia di Lucca, e 21 anni dopo sbarca a Torino. Con il destino già scritto di essere uno dei protagonisti della giovane Juve di Giampiero Boniperti. 

La copertina del libro a Tardelli in poi

In maglia bianconera, Tardelli resta fino al 1985, all’indomani della maledetta sera di Bruxelles. Dopo aver collezionato 374 presenze e segnato 53 gol, che hanno contributo a far vincere 5 Scudetti, 2 Coppe Italia e tutte le competizioni europee.

Ma la vittoria più bella e il gol più ricordato sono legati all’azzurro, a quella sera di luglio del 1982 al Bernabeu di Madrid. A distanza di quasi 40 anni da quell’Italia-Germania, posso confessarlo: ogni volta che rivedo quel gol e risento quell’urlo, a me viene la pelle d’oca. E non credo di essere l’unico!

3 pensieri su “24 settembre 1958 – La prima in Coppa Campioni

  1. Pingback: 5 ottobre 2014 - Testa a testa con la Roma - Almanacco Bianconero

  2. Pingback: 10 ottobre 1982 - Nel giorno dei 10 la decide Brio - Almanacco Bianconero

  3. Pingback: 13 ottobre - Giorno da derby speciali - Almanacco Bianconero

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *