23 settembre 1956 – Il giorno di Hamrin e Pablito

23 settembre 1956 – Un giorno da attaccanti di razza

In questo podcast Almanacco Bianconero, ho spesso tirato in ballo il destino. Citando situazioni, all’apparenza diverse,  unite da un elemento comune. Come una data, per esempio. Quello del 23 settembre 1956 è un giorno che di elementi ne ha uniti addirittura 3. Uno è la Juventus, naturalmente. Gli altri sono Paolo Rossi e Kurt Hamrin. Nelle interviste e nelle autobiografie, Pablito ha sempre citato l’attaccante svedese come idolo della sua gioventù. In quella famosa domenica di inizio autunno, mentre a Prato nasceva il piccolo Paolo, a Torino Hamrin trascinava i bianconeri, a un successo in campionato contro la Spal. Regalando una delle prime gioie al neo presidente Umberto Agnelli.

1956, un anno che lascia il segno

Il 1956 è un anno che, in Italia, lascia parecchi segni del suo passaggio. Intanto viene creata la Corte Costituzionale. Un paese che sta per entrare nel boom economico ha bisogno di infrastrutture. Per questo viene gettata la prima pietra dell’autostrada del Sole.

La televisione sta prendendo piede, anche se gli apparecchi sono ancora pochi: la gente si ritrova nei bar e nelle osterie, incantata a guardare Mike Bongiorno con il suo Lascia o Raddoppia.

Ma non tutti godono ancora del benessere. Molti connazionali sono costretti a cercare fortuna all’estero. E qualcuno, invece, ci trova la morte: come i 136 minatori italiani, sui 262 totali, che l’8 agosto sono vittime della tragedia di Marcinelle, in Belgio.

Il 1956 è anno olimpico e l’Italia è stata teatro dei Giochi Invernali che si sono tenuti a Cortina d’Ampezzo. Mentre per quelli estivi bisognerà aspettare novembre, quando il braciere si accenderà a Melbourne, in Australia.

Una Juve nel nome di Umberto Agnelli

Anche per la Juventus, il 1956 lascia dei segni. Quelli sul campo non sono stati un granché. I bianconeri allenati da Sandro Puppo hanno chiuso il campionato 1955/56 al 9° posto. Peggio anche del 7° dell’anno prima con Aldo Olivieri in panchina.

Urge una scossa. Dopo che Gianni Agnelli ha lasciato la presidenza nel 1954 c’è stato un vuoto. Che ora viene colmato dal più giovane della Famiglia. Umberto non ha ancora 22 anni quando diventa presidente: li compirà solo il 1° novembre, nel  59° anniversario della nascita del club.

Umberto Agnelli viene nominato il 27 giugno ma la sua presidenza parte con un trauma. Improvvisamente, il 12 agosto, muore Gianpiero Combi. È una perdita pesante, per i trascorsi sul campo dell’ex numero uno, ma soprattutto per il suo ruolo all’interno della società.

La Juventus ha toccato quota 9 scudetti nel 1952 raggiungendo il Genoa. Ma se i rossoblu sono usciti dal radar del grande calcio già da un pezzo, i bianconeri puntano alla stella. Per questo la squadra va rinforzata e i nomi prescelti sono 2: lo svedese Kurt Hamrin e l’argentino Hugo Conti.

La formazione base della Juventus 1956

Un esordio sorprendente, in attesa di quello del 23 settembre a Torino 

Le ultime pessime stagioni pesano sui pronostici iniziali. Nella ipotetica griglia di partenza, la Juve non viene inserita nelle prime posizioni. Non basta il blasone o un Agnelli al comando per conquistare credibilità.

Ma i bianconeri, questa credibilità provano a prendersela a forza sul campo. L’avvio è al di là di ogni più rosea aspettava. Domenica 16 settembre, la squadra di Puppo va a Roma a fare la voce grossa: la Lazio è spazzata via con un netto 3-0.

Ma oltre al risultato, a far ben sperare è proprio l’esordio di Hamrin. Lo svedese è sbarcato a Torino con la fama del grande attaccante. Ha un fisico minuto e per questo è stato ribattezzato Uccellino: è alto 1.70 e fa dell’agilità e dall’opportunismo in area le sue doti. Doti che nella Capitale mostra ben 2 volte. L’altro gol porta la firma di Donino.

Tra l’altro, un successo ottenuto senza Giampiero Boniperti. Il captano si è fatto male a inizio settembre e, dopo la trasferta a Roma, è quasi scontato il forfait anche per la prima in casa. In programma domenica 23 settembre contro la Spal.

23 settembre, non c’è Boniperti ma ci pensa Hamrin

Il successo di Roma crea un po’ di entusiasmo nell’ambiente. O almeno la speranza che sia un nuovo inizio. Tutto da confermare nella sfida della seconda giornata, quella casalinga con la Spal di domenica 23 settembre.

Boniperti è ancora out e non può festeggiare il recente rinnovo. Che, tra l’altro, qualcuno ha messo in discussione parlando di un possibile addio. Ma il legame tra la Juve è il capitano è ancora saldo.

Non c’è neppure il neoacquisto Conti, ancora fermo per grane burocratiche. Ma c’è Hamrin e, dopo la doppietta di Roma, tanti voglio ammirarlo dal vivo.

Lo svedese è atteso da un derby personale con Sandell, suo connazionale e attaccante della Spal. I ferraresi arrivano a Torino con il morale a mille dopo aver battuto l’Inter all’esordio. E anche nella stagione precedente sono usciti imbattuti dal doppio scontro con i bianconeri. Anzi, hanno finito il campionato con gli stessi punti.

23 settembre 1956, Kurt Hamrin protagonista

Infatti gli emiliani tengono testa. E per gran parte della gara giocano molto meglio dei padroni di casa. Ma la Juve ha il merito, o la fortuna, di avere nel mazzo lo svedese giusto: Hamrin decide anche la seconda partita. Prima con il gol del vantaggio a fine primo tempo e poi costruendo il raddoppio di Stivanello nella ripresa.

Finisce 2-0 e il portiere Giovanni Viola tiene la porta inviolata: il modo migliore per celebrare la memoria di Gianpiero Combi.

La Juventus 1956/57 si rivela subito Hamrin-dipendente. Nel bene e nel male, perché Uccellino sarà spesso out per infortunio e le sue assenze si faranno sentire. L’appuntamento con la stella sarà rimandato al futuro. Un futuro che, fortunatamente per i tifosi bianconeri, non sarà molto lontano.

23 settembre 1956, intanto a Prato…

Mentre a Torino, Kurt Hamrin trascina la Juve al secondo successo di stagione, qualche centinaia di km più a sud sta per succedere un evento che cambierà la storia del calcio italiano. A Prato, alle porte di Firenze, la signora Amelia sta per dare alla luce il suo secondogenito. E il marito Vittorio è in apprensione e non solo per il lieto evento. La Fiorentina, la squadra del cuore che gli ha appena regalato la gioia dello Scudetto, non riesce a battere la Lazio.

Il signor Vittorio di cognome fa Rossi e al piccolo nato dà il nome di Paolo. Che diventerà prima Paolino per il fisico minuto e, dopo le magie in Spagna del 1982, sarà conosciuto soprattutto come Pablito.

Paolo Rossi cresce con la passione del calcio trasmessa proprio dal padre e diventa un tifoso della Fiorentina. I viola, all’indomani dei Mondiali di Svezia del 1958, portano a Firenze proprio Hamrin che diventa l’idolo di Paolino. Idolo e anche modello di calciatore. Perché Rossi cresce con le stesse doti di Uccellino: fisico minuto, spesso fragile, ma con un’intuito e delle doti da bomber innate.

Kurt Hamrin con la maglia della Fiorentina

Da Prato a Torino, sulle orme del fratello Rossano

Le doti del giovane Rossi non sfuggono ai talent scuot dell’epoca. In particolare a quelle di un toscano dall’occhio lungo: è Luciano Moggi, che lo consiglia a Italo Allodi. 

Dopo una corte serrata, Paolino si trasferisce a Torino per giocare nelle giovanili della Juve. Sperando di avere più fortuna del fratello maggiore Rossano, che a Villar Perosa ha sentito troppo la lontana da casa e ha deciso di mollare. 

Il resto è storia conosciuta. Nonostante la sfortuna lo perseguiti durante il cammino nel vivaio, Paolo Rossi riesce a esordire con la Prima Squadra bianconera nel 1974 in Coppa Italia. Prima di trovare fortuna in altre piazze, soprattutto a Vicenza, dove Gb Fabbri lo trasforma da ala in un centravanti di razza. Capace di sfruttare al meglio le sue capacità. Le stesse dell’idolo Kurt Hamrin.

Paolo Rossi e Kurt Hamrin, bomber di razza uniti da una data: quella del 23 settembre 1956. 

NOTA A MARGINE 

Pablito, idolo della mia generazione

Io sono nato a metà degli anni ’70 e, come tutti i ragazzi della mia generazione, sono cresciuto nel mito di Paolo Rossi. I suoi gol in Spagna hanno regalato a tutti noi una gioia indescrivibile. Personalmente, la prima di cui ricordo tutto, anche nei minimi particolari.

Negli anni mi sono poi affezionato di più ad altri idoli. A Platini, per le magie che regalava sul campo, o a Cabrini, per quel ruolo di terzino sinistro che provavo maldestramente a coprire sul campo, ovviamente senza il talento del Bell’Antonio.

Paolo Rossi in maglia bianconera

Ma il legame con Paolo Rossi è comunque restato. Durante la mia esperienza nell’area comunicazione della Juventus, ho avuto il piacere di intervistarlo in un paio di occasioni. Per fargli ricordare alcune delle sue vittorie in maglia bianconera.

E a lungo ho sperato di poter ripetere questa esperienza. Quando a giugno 2020 ho lanciato Gioventù Bianconera, il nome di Pablito era in cima all’elenco dei protagonisti da intervistare per il podcast. Purtroppo, questa volta, il destino è stato contrario. Il 9 dicembre scorso, dopo la notizia della sua morte, è diventato uno dei giorni più tristi della mia vita.

3 pensieri su “23 settembre 1956 – Il giorno di Hamrin e Pablito

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