22 settembre 1935 – Inizia l’era post Quinquennio

22 settembre 1935 – Segnali di fine di ciclo

Come tutto nella vita, anche i grandi cicli di vittorie hanno una fine. Per lunghi e importanti che siano stati. E quasi sempre per un motivo: il venir meno delle condizioni  basilari, quelle che li avevano tenuti in piedi. Come per la mitica squadra del Quinquennio, nell’estate del 1935. Prima il clamoroso esonero di Carlo Carcano, poi la tragica scomparsa del presidente Edoardo Agnelli. Il 22 settembre 1935 c’è l’ennesimo esordio da Campioni d’Italia, ma con una sensazione nuova: che stavolta troppo sia cambiato.

Juve maestra di Scudetti

Ci sono club che hanno basato le loro fortune sui successi internazionali. E altri vincendo campionati a ripetizione in patria. La Juventus rientra di diritto in questa seconda categoria. Fuori Italia le gioie non sono mancate, ma è palese che i rimpianti siano maggiori. E forse neppure di poco.

Questa felice tradizione tricolore, a Torino nasce con l’inizio degli anni ’30. L’istituzione del campionato a girone unico, nella stagione 1929/30, ha fatto scattare qualcosa in casa Juventus.

Non che prima i bianconeri siano rimasti a guardare. Qualche vittoria era arrivata, come gli Scudetti del 1905 e del 1926. Ma soprattutto è il club che ha fatto passi avanti, mostrando una mentalità moderna. Prima con la costruzione di un impianto di proprietà in via Marsiglia. Poi con l’ingresso tra i soci di Edoardo Agnelli, rampollo della Famiglia innamorato dello sport e del football.

Edoardo Agnelli entra nel 1923. Con le sue idee e con le disponibilità economiche aiuta la Juventus nel salto di qualità. Pezzo dopo pezzo, la società allestisce uno squadrone che agli altri lascia solo le briciole. 

Determinanti, nel 1930, gli ingaggi del nuovo allenatore Carlo Carcano e di Giovanni Ferrari, entrambi arrivati da Alessandria. Che si aggiungono ai vari Combi, Rosetta, Caligaris, Cesarini, Orsi, Munerati, Vecchina e i fratelli Varglien. È l’inizio di una cavalcata impressionante.

Carlo Carcano

Un Quinquennio indimenticabile

Con Carcano in panchina, la Juventus domina fin dalla stagione 1930/31. Il tecnico è un fautore del Metodo, la tattica di gioco che sta andando per la maggiore. Soprattutto all’estero e ben presto farà la differenza in campionato.

I bianconeri piazzano uno Scudetto dietro l’altro. Grazie a un’ossatura che resta immutata negli anni, ma anche con l’inserimento di qualche nuovo elemento. Come ad esempio Felice Borel, entrato giovanissimo in rosa.

Una squadra talmente competitiva da regalare una gioia anche all’Italia. Nel 1934, c’è la seconda edizione dei Mondiali. Dopo la prima in Uruguay, si arriva in Europa e gli ospitanti siamo proprio noi. Gli azzurri di Vittorio Pozzo vincono anche grazie a 8 juventini: Bertolini, Borel, Caligaris, Combi, Ferrari, Orsi, Monti, Rosetta e Mario Varglien.

Il clamoroso esonero di Carcano 

Tutto perfetto fino a quel 1934, entrato nella storia del calcio italiano. Alzata la coppa da protagonista, persino inatteso perché non doveva essere il portiere titolare, Gianpiero Combi si ritira.

Il campionato 1934/35 è più tirato, con i bianconeri in lotta   per il titolo con Fiorentina e Inter. Ma qualcosa succede a dicembre ed è un vero e proprio choc: la Juventus esonera Carlo Carcano. In modo improvviso, addicendo a “motivi personali”.

Anche La Stampa, già diventato giornale della Famiglia Agnelli – quindi del presidente – non si dilunga: un trafiletto in cui l’allenatore uscente a malapena viene nominato, al contrario del suo sostituto Carlo Bigatto, ex grande capitano di cui vengono tessute le lodi.

Il motivo ufficiale non si saprà mai, ma alcune voci iniziano a rincorrersi. E sono legate al periodo storico che sta vivendo l’Italia. Ormai da qualche anno, il Fascismo la fa da padrone e Benito Mussolini capeggia ogni giorno sui quotidiani. Non sono ancora state promulgate le vergognose leggi razziali, che arriveranno solo nel 1938, ma le squadracce nere certi comportamenti già non li tollerano più. E tra questi c’è l’omosessualità, della quale Carcano sarebbe accusato.

Il regime fa pressione sugli Agnelli e il tecnico viene liquidato, in fretta e senza onore. Nonostante i 4 scudetti già vinti e un quinto ancora in ballo.

Finale clamoroso, un 5 maggio anticipato di 67 anni

Bigatto prende in mano una macchina quasi perfetta e, nonostante i primi scricchiolii, la porta fino al clamoroso finale. Il primo campionato di sempre a 16 squadre, voluto per non intasare il calendario, finisce nel modo più incredibile. 

Diciamo una sorta di 5 maggio anticipato di 67 anni. Stavolta è il 2 giugno: alla vigilia dell’ultimo turno, Juventus e Inter arrivano a pari punti, con la Fiorentina dietro di uno. Il calendario prevede un avvincente scontro tra viola e bianconeri a Firenze e i nerazzurri impegnati a Roma contro la Lazio.

Ti ricorda qualcosa? Può succedere di tutto e succede: l’Inter perde 4-2 e la squadra di Bigatto si impone 1-0. Segna Giovanni Ferrari, che mette così il sigillo al quinto Scudetto di fila. Suo e della Juventus.

Una festa di breve durata

La gioia per il quinto Scudetto dura poco più di un mese. Passano appena 40 giorni e una tragedia irrompe improvvisa: il 14 luglio, a Genova, muore Edoardo Agnelli. Fatale un incidente il cui il destino gioca un ruolo chiave: il presidente è ucciso dall’idrovolante da cui era appena sceso. Ha 43 anni e lascia sette figli, tra cui Gianni e Umberto, quest’ultimo nato appena un anno prima.

Il senatore Giovanni perde quindi il suo erede, destinato a prendere in mano la Fiat. Anche se, fino a quel tragico momento, aveva mostrato altre passioni: la Juventus intanto, ma anche lo sci, per il quale ha fatto costruire il complesso del Sestriere.

La Juventus deve ripartire, ma in tutti c’è la sensazione che lo strepitoso ciclo sia agli sgoccioli. Senza Edoardo Agnelli, senza Carcano, senza Combi. E dall’estate 1935 anche senza Caligaris, Orsi, Cesarini e Giovanni Ferrari. 

Della vecchia guardia c’è ancora Viri Rosetta che prende il doppio incarico di giocatore e allenatore.

Edoardo Agnelli

22 settembre 1935, si riparte

A inizio autunno, il 22 settembre, parte quindi la nuova stagione. La Serie A è confermata a 16 squadre e il calendario meno fitto permette una novità importante: il ritorno della Coppa Italia. Dopo un paio di tentativi a vuoto negli anni ’20, il trofeo nazionale riparte e questa volta non avrà più stop fino ai giorni nostri.

Per la Juventus, il campionato riparte da casa. Dallo stadio che porta il nome di Benito Mussolini. È attesa la visita del Palermo. E, come scrive La Stampa, anche del generale Giorgio Vaccaro, uno dei gerarchi del regime nonché presidente della Federazione Italiana Giuoco Calcio. Sarà lui a premiare i Campioni d’Italia per l’ultimo Scudetto vinto.

Sui giornali si parla anche di altro. In Germania sono appena state promulgate le Leggi di Norimberga, che privano gli ebrei della cittadinanza tedesca.

L’Italia guarda ancora con sospetto alla Germania di Hitler. Tanto che pochi mesi prima – ad aprile – il duce ha firmato un patto con Inghilterra e Francia per mantenere la pace in Europa.

Un patto che, proprio in quei giorni di settembre, inizia però a dare segni di cedimento. Cresce la tensione con gli inglesi e Mussolini inizia a parlare di guerra, non desiderata ma neppure temuta.

22 settembre 1935, la Juve riparte

22 settembre 1935, una domenica estiva a Torino

C’è tanta curiosità per la prima del 22 settembre. È già autunno, ma a Torino è ancora una domenica d’estate. Da vivere in allegria allo stadio, se non fosse per il ricordo della tragedia di Edoardo Agnelli. I tifosi allo stadio sono in tanti, per assistere alla premiazione e per la sfida col Palermo.

Il match non dovrebbe costituire un problema. Almeno per La Stampa, che alla vigilia scrive, testuali parole: “Pare certo che la squadra darà ai suoi sostenitori la gioia di una prima vittoria”.

Il Palermo non è proprio la cosiddetta squadra materasso. Nella stagione precedente è arriva a metà classifica e nella doppia sfida ha messo in difficoltà i Campioni d’Italia: 0-0 in Sicilia e sofferto 2-1 a Torino, con gol partita di Cesarini segnato nel finale, proprio nella zona che porta il suo nome.

22 settembre, col Palermo ci pensa Farfallino

Parte il nuovo corso Juve. Rosetta dirige dal campo e ora forma un nuovo trio con il portiere Vallinasso e con Foni. Ma l’attenzione è puntata tutta su Felice Placido Borel. Il ragazzo ha appena 21 anni ma ha già lasciato segni impressionanti sotto porta: ha vinto la classifica marcatori per 2 anni di fila e si è meritato la convocazione per i Mondiali.

Tra gli interessati, sugli spalti, c’è anche Vittorio Pozzo. Il commissario tecnico sta lavorando su un obiettivo importante: il torneo olimpico che si terrà nell’estate 1936 a Berlino. Per questo vuole vedere da vicino i suoi ragazzi.

Felice Borel

E Farfallino Borel non delude. Suo il gol che sblocca la gara a fine primo tempo. E suo il rigore del raddoppio a inizio ripresa. I conti li chiude su punizione uno dei neo acquisti: il vicentino Umberto Menti, fratello di quel Romeo che sarà una delle vittime di Superga nel 1949.

Prima della fine, il Palermo va in gol con Palumbo che fissa il punteggio sul 3-1 finale.

La nuova Juventus di Viri Rosetta parte al meglio e può dedicare la vittoria alla memoria di Edoardo Agnelli. Ma la leggenda del Quinquennio è agli sgoccioli. La squadra finirà il campionato al quinto posto, lontano dal Bologna Campione d’Italia. Andrà anche peggio al Palermo che retrocederà in B.

Come tutto nella vita, anche i cicli di vittorie finiscono. E i tifosi bianconeri di oggi lo hanno appena provato sulla loro pelle. Ma i miti, quelli restano. E la squadra del Quinquennio lo sarà per sempre!

NOTA A MARGINE 

Edoardo Agnelli e il Grande Gualino

Devo ammettere che, benché appassionato di storia, quel periodo degli anni ’30 non lo conoscevo a fondo. Ero al corrente dei fatti più salienti, quelli del Ventennio fascista a cavallo delle 2 guerre mondiali: in pratica, ciò che la scuola ci ha trasmesso da ragazzi.

Ma recentemente ho avuto l’opportunità di approfondire le vicende di quegli anni, e anche di altri, leggendo un libro che mi ha davvero appassionato. Si chiama Il Grande Gualino, scritto da Giorgio Caponetti e racconta la storia di Riccardo Gualino. E qui mi autobacchetto per la seconda volta, perché da torinese conoscevo davvero poco riguardo questo straordinario personaggio.

La copertina del libro Il Grande Gualino

Riccardo Gualino ha attraverso decenni di storia italiana, dalla fine del 1800 fino agli anni ’60, diventando uno degli imprenditori più conosciuti. Non solo in Italia, ma in tutto il mondo. Nella sua vita è entrato in contatto con i grandi personaggi che hanno caratterizzato il 21° secolo. Compresa tutta la Famiglia Agnelli. Del senatore Giovanni è stato socio in affari e dello sfortunato figlio Edoardo soprattutto un amico.

Nel libro sono raccontate bene le vicende del papà dell’Avvocato e del Dottor Umberto, compreso il tragico incidente di Genova del 14 luglio 1935. Un incidente che ha lasciato un segno sulla Fiat, su Torino e anche sulla Juventus.

6 pensieri su “22 settembre 1935 – Inizia l’era post Quinquennio

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