21 agosto 1983 – Da Zoff a Tacconi

21 agosto 1983, scatta l’era post Zoff

Quando si ha a che fare come personaggi come Gigi Buffon, il detto “mai dire mai” è quanto mai azzeccato. Ma questa volta, c’è da pensare che la sua epopea in bianconero sia davvero finita. La Juve targata 2021/22 si ritrova a vivere oggi quanto accaduto nel 1983, quando a dare l’addio al calcio era stato il mito Dino Zoff. Il 21 agosto di quell’anno inizia ufficialmente la vera successione e tocca a Stefano Tacconi prenderne il testimone.

Dino Zoff attraversa la linea 

Rispetto all’estate 1982, rivissuta qualche giorno fa nella puntata del 18 agosto, quella del 1983 è totalmente diversa. Non c’è più l’entusiasmo di 2 Scudetti vinti di fila, ulteriormente caricato dopo l’impresa dei 6 Campioni del Mondo in Spagna. Non si parte più con il ruolo di strafavoriti e la convinzione di vincere tutto.

Il finale amaro dell’annata 1982/83 ha lasciato solchi profondi. Non tanto per lo Scudetto, vinto dalla Roma di Dino Viola ormai considerata avversaria numero uno. Quanto la sconfitta di Atene nella finale di Coppa dei Campioni contro l’Amburgo. Un ko che fa tanto male, considerate le premesse della vigilia. Ma anche per la sensazione di vuoto che si porta dietro.

Per la prima volta affiora l’idea che una parte del ciclo iniziato negli anni ’70 sia arrivato alla conclusione. Del gruppo storico partito con la presidenza Boniperti del 1971 è rimasto solo l’inossidabile capitano Beppe Furino. Dopo i vari Capello, Anastasi, Morini, Cuccureddu e Causio, ad Atene arrivano i titoli di coda per altri 2 simboli bianconeri. Due che, messi insieme, sfiorano quasi le 1000 partite con il club: Roberto Bettega e Dino Zoff.

Zoff, Boniperti e Trapattoni: 3 simboli di casa Juve

Bobby Gol comincia a pensare al suo futuro, che sarà nel mondo del calcio. Ma non in campo, bensì dietro una scrivania. Per questo decide di chiudere la parentesi da calciatore a Toronto, in Canada, e da lì iniziare il percorso come manager. Il grande Dino fa invece solo un passo indietro, quello che lo sposta dalla linea di porta a bordo campo. Resta a Torino, rimane alla Juve ma con il ruolo di preparatore dei portieri.

Un nuovo ruolo per Zoff e… per la Juve

All’indomani del suo addio al calcio, Dino Zoff inizia la nuova avventura come preparatore dei portieri. O meglio, gli viene affidato un ruolo non così comune in quegli anni.

A tal proposito, mi è tornata in mente l’intervista che Michelangelo Rampulla ha concesso a Gioventù Bianconera, il mio podcast dedicato ai personaggi passati nel vivaio juventino.

Rampulla mi ha raccontato come tra la fine anni ’70 e l’inizio degli ’80, quando ha iniziato la carriera da professionista, la figura del preparatore dei portieri era piuttosto rara. Gli estremi difensori svolgevano il loro lavoro e ogni tanto ci pensava l’allenatore in seconda a organizzare qualche sessione di allenamento, fatta di tiri in porta.

21 agosto 1983, Tacconi erede di Zoff

Lo stesso Dino Zoff, nel decennio passato a difendere i pali della Juve, non ha mai avuto un preparatore apposito. E a lui e agli altri portieri si dedicava Romolo Bizzotto, lo storico vice del Trap.

Una successione partita da Atene  

Dopo oltre un decennio, Giampiero Boniperti deve quindi operare sul mercato anche sul fronte portieri. Ma questa volta non per cercare un 12 affidabile, ma per l’erede chiamato a raccogliere la difficile eredità di Zoff.

Partendo da un presupposto: in casa, la Juve può contare già su un portiere all’altezza che si chiama Luciano Bodini. Arrivato a Torino nel 1979 e proveniente da un club di sicuro affidamento come l’Atalanta, il portiere bresciano dimostra di saper sfruttare l’occasione appena gli viene concessa.

Zoff dice basta dopo la finale di Atene, anche se la stagione non è ancora finita. C’è da completare il cammino in Coppa Italia e a difendere i pali ci sarà proprio Bodini.

Dopo la doppia delusione campionato-Coppa Campioni, con la stanchezza che affiora – soprattutto dai reduci del Mondiale -, in pochi credono a una Juve con la spina ancora attaccata. Invece i bianconeri tirano fuori le ultime energie e compiono un piccolo capolavoro. Una dopo l’altra estromettono la Roma neo Campione d’Italia, l’Inter e il Verona di Bagnoli. Con tanto di incredibile rimonta nella doppia finale coi veneti, con il 3-0 di Torino a ribaltare un 2-0 patito al Bentegodi.

La Juve cancella lo zero dalla voce “titoli in stagione” e Bodini è uno dei grandi protagonisti dell’impresa, riuscendo a non far mai sentire la mancanza di Zoff. E a completare una parentesi indimenticabile, si prende lo sfizio di contribuire anche al successo bianconero nel Mundialito per Club. Che sarà pur sempre un torneo esibizione, ma la qualità delle rivali – Milan, Inter, Flamenco e Penarol – ne aumenta il valore.

Da Catania ad Avellino in cerca di un portiere

Boniperti non si è fatto trovare impreparato. Da tempo sa che Zoff sta per chiudere la carriera e si mette a caccia del sostituto. Individuato in Serie B, a Catania. E qui devo di nuovo far ricorso a una puntata di Gioventù Bianconera, quella dedicata a Ivano Sorrentino, ex attaccante, fratello di Stefano e figlio di Roberto, entrambi portieri di grande livello.

Ivano mi ha confermato che proprio il padre era stato prescelto, in quel 1983, per sostituire Zoff. Con tanto di accordo già raggiunto con il Catania, ma con una precisa clausola voluta dai dirigenti siciliani: in caso di promozione dei rossoblu, il contratto sarebbe stato invalidato e Sorrentino avrebbe difeso la loro porta anche nella massima serie. E così è stato. Quel Catania, che nel 1982 inizia la sua stagione fermando la Juve al Cibali in Coppa Italia nel giorno dell’esordio di Platini, conquista una meritata promozione.

Per la Juve riparte la ricerca. Boniperti risale lo stivale e si ferma qualche centinaio di chilometri più a nord. In Campania, ad Avellino, dove si è messo in luce un 26enne nato in Umbria il cui nome è Stefano Tacconi. Sarà lui a giocarsi con Bodini la maglia numero 1 della Juventus.

Una Juve affamata

Da Avellino, Stefano Tacconi non arriva da solo. Boniperti ha ingaggiato anche Beniamino Vignola, pensato come un vice Platini e in grado di cambiare le partite in corso. E non solo quelle! Il resto del mercato consiste nell’ingaggio di Domenico Penzo da Verona per prendere il posto di Bettega. Anche perché, a dire il vero, il gruppo ha tutt’altro che bisogno di rivoluzioni. Ci sono ancora 5 Campioni del Mondo, c’è Boniek e c’è Platini che, nonostante vari problemi fisici, ha chiuso il suo primo campionato con il titolo di capocannoniere.

La Juventus annata 1983/84

Trapattoni ha una rosa all’altezza per il nuovo duello con la Roma e per cercare di lasciare il segno in Coppa della Coppe, palcoscenico conquistato grazie al successo in extremis in Coppa Italia.

E proprio la Coppa Italia, la cui coccarda fa capolino sulla maglia bianconera, è la manifestazione che apre la stagione. Con la Juve attesa domenica 21 agosto alla trasferta sul campo del Perugia.

Gli umbri, dopo gli exploit di fine anni ’70, hanno avuto un nefasto inizio di nuovo decennio. Tra coinvolgimento nel Calcioscommesse, la squalifica di Paolo Rossi e la retrocessione un anno dopo in B, dove sono ancora relegati nel 1983.

Fino al 21 agosto 1983, a Perugia solo delusioni

Domenica 21 agosto c’è la trasferta in Umbria. I bianconeri lasciano una Torino ancora in pieno clima vacanziero in attesa della riapertura delle fabbriche, Fiat su tutte. Ma una Torino che si lecca ancora le ferite per il dramma di 6 mesi prima. Il 13 febbraio 1983 è già passato alla storia per la tragedia del cinema Statuto, andato a fuoco durante una proiezione con la sala piena di spettatori. Il bilancio è terribile, ben 64 persone decedute, vittime del mancato rispetto delle norme di sicurezza. Gravi lacune emerse proprio nei giorni a ridosso di Ferragosto dopo l’uscita delle prime indiscrezioni sulle indagini ancora in corso.

Il cinema Statuto di Torino andato a fuoco nel 1983

Ma torniamo al match di coppa. Alla vigilia, Trapattoni non nasconde le sue preoccupazioni. Intanto per le assenze di 3 titolari quali Gentile, Tardelli e Boniek. Ma soprattutto per il rischio di sottovalutare l’impegno contro un’avversaria di categoria inferiore.

E poi ci sarebbe un dato neppure troppo trascurabile: la Juve da quelle parti non ha mai ottenuto successi. È vero che i confronti non sono tanti, ma la tradizione non mente. A Perugia, i bianconeri non hanno vinto nell’annata dei 51 punti (0-0 a 4 giornate dalla fine che costa l’aggancio del Toro prima dello sprint finale) e nella stagione precedente, perdendo all’ultima giornata, hanno abbandonato le ultime chance di Scudetto lasciando strada ai cugini granata.

E c’è sempre quel nefasto precedente del 30 ottobre 1977, quando Bettega e compagni vedono morire sotto i loro occhi Renato Curi, colpito da un attacco cardiaco nel corso della gara. Nello stadio che porta il nome proprio di Curi, ora c’è l’occasione di cancellare il tabù.

21 agosto, tutta casa Tacconi al Curi

Tutta Perugia aspetta la gara con la Juve. Il match vale un’intera stagione, soprattutto per il cassiere che alla fine conterà 300 milioni di vecchie lire di incasso. Stadio tutto esaurito con ampia rappresentanza di tifosi provenienti da Ponte Felcino, frazione del capoluogo umbro nella quale risiede tutta la famiglia Tacconi, accorsa in massa per vedere l’esordio di Stefano.

Eh sì, perché il possibile ballottaggio per il posto di erede di Zoff quasi non c’è stato. Fin dalle prime amichevoli, comprese quelle negli Stati Uniti e in Canada, Trapattoni ha sempre schierato in porta l’ex Avellino e la scelta è confermata anche per la prima gara ufficiale.

21 agosto 1983, parte il dualismo tra Tacconi e Bodini

L’altro grande atteso è Paolo Rossi, che torna per la prima volta da ex. Anche se non al meglio e in dubbio fino alla vigilia, Pablito non può mancare in una piazza dove ha fece bene prima dello scoppio dello scandalo nel 1980 che gli impedì di finire il campionato di lottare per il titolo di capocannoniere.

Si gioca nella serata del 21 agosto e il Perugia regala una notte indimenticabile a tutti i suoi tifosi. I timori del Trap si rivelano esatti: i suoi offrono una prestazione nettamente al di sotto delle aspettative e vanno ko. La gara la decide a fine primo tempo Massimo Mauti, attaccante romano che segna il gol più importante della sua carriera. E rovina così la prima stagionale della Juve e pure l’esordio di Stefano Tacconi davanti ai suoi concittadini. Ma ci sarà comunque ampiamente modo di rifarsi.

Giusto per le statistiche. Per vincere finalmente a Perugia, i bianconeri dovranno aspettare il settembre 1996, a pochi mesi dalla conquista della Champions League. E a decidere la sfida sarà uno che il quell’agosto 1983 non aveva ancora 9 anni: Alessandro Del Piero.

Nota a margine

Dal 21 agosto in poi: che numeri, Stefano Tacconi!

La prima nella sua Perugia non è andata benissimo, ma Stefano Tacconi ha avuto modo di rifarsi. E di meritarsi in pieno il titolo di erede di Zoff. Magari non lo dice la storia, ma lo confermano i numeri. A Torino, l’ex Avellino resta la bellezza di 9 stagioni e diventa un simbolo dei tifosi, anche grazie alle sue esternazioni senza filtri.

Ma anche e soprattutto uno dei punti di forza della Juventus anni ’80, fino a diventarne il capitano. I paragoni sono sempre antipatici e scomodi, ma Tacconi può competere con Zoff e con tanti altri grandi numeri uno della storia del calcio per la bacheca dei trofei vinti.

Intanto è stato il primo portiere in assoluto a vincere tutte le competizioni internazionali, a partire dalla Coppa delle Coppe proprio alla fine di quell’annata 1983/84. E poi la Supercoppa Europea, la Coppa dei Campioni nella tragica notte di Bruxelles, l’Intercontinentale a Tokyo da protagonista assoluto e la Coppa Uefa del 1990. Guarda cosa con Dino Zoff in panchina come allenatore. Senza dimenticare 2 Scudetti e una Coppa Italia. Un curriculum da condividere con 2 mostri sacri come Antonio Cabrini e l’indimenticato Gaetano Scirea.