2 settembre 1992 – Un Vialli in più

2 settembre 1992 – L’esordio di Gianluca Vialli

Quello che per il mondo ha rappresentato il 1989, cioè l’anno capace di cambiare l’esito della storia, per l’Italia è il 1992. Il paese entrato il 1 gennaio non è stato più lo stesso al 31 dicembre. In mezzo ci sono stati Tangentopoli e la fine della Prima Repubblica. Ma anche l’apice della guerra di mafia con gli attentati a Giovanni Falcone e Paolo Borsellino. Nel calcio viene cambiata la regola del retropassaggio al portiere, che ne rivoluziona il gioco. E per la Juve è il momento di portare a casa un altro fuoriclasse: è Gianluca Vialli e la sua prima in bianconero è datata 2 settembre.

Dalla realtà alla fiction

Se qualcuno ha deciso di dedicarci una serie tv di successo, vuol dire che il 1992 ha davvero lasciato un segno nella vita di tutti gli italiani. E la fortunata produzione di Stefano Accorsi ha infatti sfruttato al meglio il susseguirsi dei fatti, l’onda lunga dei grandi eventi accaduti nel giro di appena 12 mesi.

A Tangentopoli il compito di fare da catalizzatore. E non poteva essere che così, considerato l’impatto che lo scandalo scoperchiato da Antonio Di Pietro ha avuto su tutta l’Italia. Soprattutto sulla politica, con la disgregazione dei partiti tradizionali e l’apparire dei vari movimenti populistici e partiti azienda.

Le stragi di Capaci e di via D’Amelio, con l’uccisione di Falcone, Borsellino e i membri delle rispettive scorte segna un momento di non ritorno della lotta alla mafia.

Nel mondo, il 1992 altro non è che il proseguimento di quanto iniziato 3 anni prima, da quella sera di novembre a Berlino. A pagare il conto della fine del blocco sovietico adesso è la Jugoslavia, che si sgretola dando vita a una sanguinosa guerra civile. E lasciando conseguenze anche nel mondo dello sport, dove gli slavi sono sempre stati all’avanguardia. 

Dalla politica allo sport

Tra gli sport in cui gli jugoslavi hanno spesso detto la loro c’è naturalmente il calcio. E anche nel 1992 hanno una nazionale di tutto rispetto che, difatti, si è conquistata un posto per gli Europei di Svezia. Ma quando mancano pochi giorni al calcio d’inizio, c’è da fare i conti con la realtà: la Jugoslavia non esiste più e di conseguenza neanche la sua rappresentativa.

C’è da reclutare un’altra partecipante. Per un po’ ci spera anche l’Italia, che non si è qualificata. Ma alla fine viene ripescata la Danimarca, giunta proprio alle spalle degli slavi nel girone. Gli scandinavi si radunano in fretta e furia e senza ambizioni danno il giro al tavolo, compiendo una delle più incredibili imprese di sempre.

Ma il torneo disputato in Svezia ha un altro motivo per essere ricordato. È l’ultimo prima di quella che è forse la norma più rivoluzionaria introdotta dalla creazione del calcio: la cosiddetta regola del retropassaggio, cioè l’impedimento per il portiere di raccogliere con le mani i passaggi dei compagni. Un escamotage per evitare penose meline, per velocizzare il gioco e, di conseguenza, regalare più spettacolo.

Juve alla riscossa

La Juventus entra nel 1992 con l’ambizione che l’accompagna da più di un lustro: vincere uno Scudetto che manca dal 1986. Neppure il ritorno di Boniperti e Trapattoni ha dato i frutti sperati e i bianconeri hanno dovuto accontentarsi di veder vincere gli altri. 

In campionato il Milan di Capello è stato imprendibile. Ma è la Coppa Italia che ha lasciato qualche rimpianto. La rimonta patita nella finale di ritorno con il Parma ha reso vano un cammino importante passato dai successi su Milan e Inter.

Serve qualcosa di più per dare l’assalto al tricolore e Boniperti si lancia su uno dei calciatori italiani più forti degli ultimi anni: Gianluca Vialli. Il bomber di Cremona ha deciso di chiudere la sua lunga avventura alla Sampdoria. E l’ha fatto all’indomani della cocente sconfitta nella finale di Coppa dei Campioni contro il Barcellona, a Wembley.

Hurrà Juventus dedicato a Vialli

Ma non è l’unico colpo di mercato. Andy Moeller è uno dei talenti tedeschi più in auge e sceglie di mettersi in gioco a Torino. Poi ecco Dino Baggio, Platt, Ravanelli, Rampulla e un ragazzo che fino a poche settimane prima giocava tra i dilettanti: Moreno Torricelli.

Anche il mercato in uscita fa notizia. Dopo quasi un decennio finisce la fantastica esperienza in bianconero di Stefano Tacconi, il primo portiere della storia del calcio a vincere tutte le competizioni internazionali per club. E via anche l’eroe di Italia ’90 Totò Schillaci che si accasa all’Inter.

Al lavoro con tanta ambizione

Giovanni Trapattoni si rimette al lavoro. L’obiettivo è farsi trovare pronti per l’esordio in campionato il 6 settembre. Ma prima c’è il doppio turno di campionato in calendario tra il 27 agosto e il 2 settembre.

E poi c’è finalmente il ritorno in Europa, dopo un forzato anno sabbatico. Proprio per riassaporare il clima internazionale, il pre-campionato è infarcito di test con squadre estere, tra cui alcune Nazionali. Baggio e soci affrontano 2 volte il Giappone durante la tournée in Estremo Oriente. Al trofeo Baretti a Saint-Vincent battono sia gli Stati Uniti che la neonata rappresentativa della Russia. E pure il Bayern Monaco è strapazzato con un poker. Gli occhi sono puntati su Vialli, ma l’uomo dell’estate è Moeller che si cala subito nei panni del trascinatore.

Si giunge così alla prima sfida ufficiale. Un avvio soft perché il tabellone di Coppa Italia propone il duello con la Fidelis Andria. Per giunta, l’andata del 27 agosto si gioca a Torino. E i bianconeri vincono in scioltezza grazie ai gol dei debuttanti Moeller e Dino Baggio, con l’altro tedesco Kohler e l’altro Baggio che completano il bottino. Il Trap regala l’esordio ufficiale anche a Rampulla, che alla prima della stagione sostituisce l’infortunato Peruzzi, Platt e a Torricelli che esaudisce il primo di tanti sogni.

Ma all’appello manca un nome, quello più atteso: Gianluca Vialli non può giocare. Deve scontare ancora un turno di squalifica rimediato ai tempi della Samp. Per lui l’esordio è rinviato al match di ritorno, in programma il 2 settembre in Puglia. 

2 settembre, scatta il momento di Vialli

Mercoledì 2 settembre, a 4 giorni dall’esordio in campionato a Cagliari, la Juventus deve finire di sbrigare la pratica Fidelis Andria. Anche se il poker dell’andata non lascia molti dubbi sull’esito della qualificazione.

Ad Andria sono ancora in festa per la promozione in Serie B, ma lo stadio non può ospitare un match di questa portata. Si sceglie Bari e i tifosi non fanno pentire gli organizzatori: sono 40mila i biglietti venduti. Ci sono gran parte degli abitanti di Andria, ma anche tantissimi juventini arrivati da ogni angolo della Puglia per vedere la Juve. E soprattutto per vedere Vialli.

Esordio di Gianluca Vialli il 2 settembre 1992

Trapattoni lo manda subito in campo, anche per far crescere la sua forma. Giocano anche Casiraghi, Baggio e Di Canio. Moeller va in tribuna. E qui urge una parentesi. In quel 1992, il regolamento impone ancora un limite agli stranieri, almeno a quelli da inserire in distinta per ogni gara: al massimo 3. In rosa, in bianconero ci sono Kohler, Julio Cesar, Platt e Moeller e il Trap deve ogni volta scegliere. Facile farlo nel ritorno in Coppa Italia, meno in altre partite più stimolanti.

2 settembre, un pari a 4 giorni dal campionato

La qualificazione non è in discussione, ma la Fidelis Andria ci tiene a fare un figurone davanti al pubblico del San Nicola. E nel primo tempo ci riesce benissimo, creando anche più occasioni dei bianconeri. Al riposo si va sullo 0-0. Nella ripresa Rampulla deve salvare in apertura, prima che Roberto Baggio regali una magia. La regola del retropassaggio è ancora in fase di assorbimento nei portieri. Il numero uno pugliese Marcon commette però un’altra infrazione e l’arbitro concede una punizione a 2 in area: il Codino infila alla sua maniera nonostante la barriera ravvicinata. 

Baggio e Vialli, da compagni di squadra ad avversari nel 1996

Prima della fine, i padroni di casa trovano il meritato pareggio con Insanguine che non dà scampo a Rampulla. L’1-1 vale solo per le statistiche di Coppa Italia.

Anche se il Trap non è del tutto soddisfatto, in particolare per l’atteggiamento dei suoi: in campionato ci vorrà un’altra Juve. E anche un altro Vialli che intanto può ricordare il 2 settembre come giorno del suo esordio con la nuova maglia.

NOTA A MARGINE

La regola del retropassaggio, crocevia per i portieri

Durante questa puntata di Almanacco Bianconero ne ho appena fatto cenno, ma la regola del retropassaggio ha davvero costituito una rivoluzione per il mondo del calcio. Forse la regola che – introduzione della tecnologia a parte – ha più di tutte cambiato il modo di giocare. Soprattutto ha cambiato il modo di interpretare il ruolo del portiere. Questo me lo ha detto uno che la materia la conosce piuttosto bene: Claudio Filippi, da 10 anni a questa parte preparatore dei numeri uno della Juventus.

Claudio Filippi preparatore dei portieri della Juventus

Oltre a essere un professionista molto preparato, Claudio è una persona davvero squisita ed è un piacere starlo a sentire quando parla del suo lavoro. In una chiacchierata, mi ha raccontato quanto il portiere abbia dovuto cambiare mentalità a partire da quel 1992. Non solo il fatto di migliorare il tocco coi piedi. Ma anche imparare a giocare sotto pressione e diventare più partecipe alla manovra della squadra. Fino a diventare il vero e proprio punto di partenza dell’azione offensiva: da baluardo a impostatore di gioco.

Filippi stesso mi ha anche raccontato come molti portieri dell’epoca, quelli cresciuti con la vecchia scuola, abbiano davvero patito il cambio della regola. Ma soprattutto il cambio di filosofia. E parafrasando Charles Darwin, non sono stati i portieri più forti o intelligenti a sopravvivere, ma quelli che si sono adattati meglio al cambiamento.

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