18 settembre 1960 – Brindisi con la coppa

18 settembre 1960 – Il primo double non si scorda mai

Per capire la reale portata di certe gesta, a volte bisogna farle decantare. Proprio come i grandi vini. Nell’ultimo decennio, la Juventus ha portato a termine un ciclo forse irripetibile e della cui portata si parlerà a lungo in futuro. Paradossalmente, più di quanto non si faccia oggi. A mio parere, c’è un’impresa nell’impresa che non può passare inosservata: il double Scudetto-Coppa Italia centrato per 4 stagioni di fila. Dall’annata 2014/15 alla 2017/18, la squadra di Allegri ha piazzato un’accoppiata che, in passato, era riuscita solo 2 volte. A Lippi nella sua sua prima stagione nel 1995 e alla Juve di Boniperti, Charles e Sivori a cavallo tra gli anni ’50 e ’60. Più precisamente la stagione 1959/60, in cui i bianconeri dominarono il campionato e fecero il bis in coppa. Dopo un’epica finale con la Fiorentina, giocata proprio il 18 settembre 1960.

Che spettacolo la Juve di Boniperti, Charles e Sivori

Mio padre era un adolescente alla fine degli anni ’50 e ha avuto una fortuna: gustarsi dal vivo la Juventus di Boniperti, Charles e Sivori.

Uno squadrone capace di riportare i colori bianconeri nel gotha del calcio italiano. Ma anche di regalare spettacolo, oltre che vittorie e grandi soddisfazioni. Scudetto nel 1958 al primo colpo. Coppa Italia nel 1959. Primo storico double nel 1960, con un altro Scudetto e il bis in Coppa Italia. E ancora un tricolore nel 1961, festeggiato con l’ultima partita di sempre di Giampiero Boniperti.

L’investimento voluto da Umberto Agnelli nel 1957, con l’ingaggio del Gigante Buono e del Cabezon, è stato ampiamente ripagato.

Un double entrato nella storia

Quattro stagioni vissute al top. Con una in particolare, quella 1959/60, a prendersi la ribalta. Non solo perché arrivata a cavallo dei 2 decenni, ma per il modo in cui la squadra domina in lungo e in largo. Rimettendo in carreggiata un fuoriserie che, nell’annata precedente, aveva sbandato pericolosamente.

La Coppa Italia del 1959 ha fatto proseguire il flusso di vittorie, ma la Juve non ha fatto la Juve. L’avventura di Brocic in panchina finisce prima del tempo e tocca a Depetrini accompagnare il gruppo a fine stagione.

Per trovare il sostituto, Umberto Agnelli sfoglia l’album di famiglia tira fuori 2 nomi: Carlo Parola e Renato Cesarini. Saranno loro a guidare il gruppo, il primo come allenatore, il secondo come direttore tecnico.

L’effetto è subito immediato. Come prima cosa c’è da completare il cammino della Coppa Italia 1958/59 di cui ho accennato prima. Come da tradizione di quegli anni, restano da giocare le ultime partite: le semifinali e la finale. E la Juve che si presenta ha un altro volto. Prima un tris al Genoa, poi un poker all’Inter nell’ultimo atto. È davvero un buongiorno per la squadra.

Renato Cesarini direttore tecnico

Una squadra schiacciasassi

La doppia partita di Coppa Italia è l’antipasto di ciò che il gruppo è in grado di fare. Torna l’armonia e sul campo si vede. Fin dalle partite di campionato, i bianconeri dimostrano una facilità di dominare e di segnare che raramente si era ammirata prima.

Il campionato è una corsa solitaria e Boniperti e compagni vincono lo Scudetto, l’11° della serie, infliggendo alla Fiorentina un distacco di 8 lunghezze. Ed è bene ricordare, che stiamo parlando in campionato con i 2 punti a vittoria. 

Ma è un altro il dato che impressiona: i 92 gol segnati in 34 partite, con una media vicina ai 3 a gara. Omar Sivori è quello che più beneficia della cura Parola-Cesarini e vince la classifica cannonieri con 28 reti, precedendo di 2 l’ex bianconero Kurt Hamrin e di 5 il compagno Charles.

Avanti anche in coppa, in attesa della finale del 18 settembre

Nella stagione 1959/60, Europa è solo di Coppa dei Campioni. Ma le cose stanno per cambiare. La Coppa delle Fiere sta per prendere la cadenza annuale ed è pronta al via anche la Coppa delle Coppe.

Nella sua annata straordinaria, la Juventus non può quindi lasciare il segno extra confine. Ma c’è sempre la Coppa Italia, che ha un motivo in più per essere onorata: il titolo di campione uscente.

E anche nel trofeo nazionale la Juventus dei 3 tenori non si smentisce dando vita a match spettacolari e ricchi di gol. Si parte a novembre contro la Sampdoria. Finisce 5-4 ai supplementari con un gol di Nicolè a decidere il destino.

Non da meno i quarti. Siamo già nel 1960, si gioca ad aprile e la Juve va a Bergamo. Contro l’Atalanta, la squadra di Parola e Cesarini è sul 2-0 ma viene raggiunta: 2-2, è di nuovo overtime. Con tanto appendice dei rigori, e non solo.

All’inizio degli anni ’60 ogni squadra può indicare un solo rigorista, incaricato di calciarli tutti. Parte una lunga sfida tra Antonio Montico per i bianconeri e un certo Rino Marchesi per i nerazzurri. Se te lo stai chiedendo, lo confermo subito: è proprio quel Rino Marchesi, che arriverà a Torino da tecnico negli anni ‘80. Il duello non decreta vincitori, i 2 sono infallibili e ne segnano 6 a testa. Per decretare la semifinalista ci vuole il lancio della moneta e la Juventus si dimostra anche fortunata.

Meno palpitante la semifinale. I bianconeri, che hanno già festeggiato lo Scudetto, rifilano un 3-0 alla Lazio e si conquistano un’altra finale: è il 18 giugno. Per l’ultimo atto, contro la Fiorentina, bisognerà aspettare almeno 3 mesi.

Un’estate aspettando il 18 settembre

L’estate del 1960 è indimenticabile per gli sportivi italiani. Roma ospita i Giochi Olimpici estivi, per la prima volta nella storia del nostro paese. Gli atleti azzurri tengono altissimo il tricolore e conquistano la bellezza di 36 medaglie, di cui 13 d’oro. Un bottino che è rimasto da primato fino a poche settimane fa, dopo il ritorno della spedizione da Tokyo.

Anche il calcio prova a battere un colpo. Troppi 4 anni tra un Mondiale e l’altro, qualcuno pensa di organizzare un torneo continentale. Nascono ufficialmente gli Europei, ma la prima edizione finisce per dividere più che unire. Italia, Inghilterra e Germania declinano l’invito. 

Alla fine, in Francia si trovano in 4: i padroni di casa, l’Unione Sovietica, la Jugoslavia e la Cecoslovacchia. Conti alla mano, 3 nazioni che nel 2021 non esistono più. Si impongono i sovietici del mitico portiere Lev Jashin che in finale hanno la meglio sugli slavi. Fortunatamente, dalle edizioni successive, sarà tutta un’altra cosa.

Nel calcio italiano, il 1960 ha portato una novità. La radio diventa un’amica delle domeniche dei nostri connazionali. Grazie a una trovata della Rai che lancia Tutto il calcio minuto per minuto, una trasmissione che farà la storia. Non solo della radio.

18 settembre, Juventus-Fiorentina la finale più attesa

La stagione 1960/61, in Italia parte con l’ultimo atto della 1959/60: la finale di Coppa Italia Juventus-Fiorentina. Si gioca domenica 18 settembre a San Siro. 

È la sfida più attesa, tra le 2 squadre che hanno fatto meglio di tutte in campionato. Gli 8 punti di distacco sono sotto gli occhi di tutti, ma i viola sono tra i pochi che hanno imposto un stop ai Campioni d’Italia. È successo marzo a Firenze con gol dell’ex Hamrin, che era andato a segno anche Torino.

Lo svedese è la punta di diamante e lontano da Torino, dove non aveva brillato nel 1956/57, ha invece dimostrato tutte le doti di bomber. I viola posso contare sull’altro ex Robotti, su Montuori, Da Costa e anche su Rino Marchesi, di nuovo lui,  nel frattempo arrivato dall’Atalanta.

La Juventus è invece la stessa della stagione precedente. Decisa a confermarsi e centrare il double che in casa Juve non è mai riuscito a nessuno. Anche perché la Coppa Italia, quella vera, è partita nel 1935 quando la squadra del Quinquennio aveva già esaurito il suo mito.

San Siro è la cornice ideale e arrivano in 80mila per riempirlo. Con grane partecipazione di tifosi juventini. Da Torino, come scrive La Stampa, partono ben 34 bus più numerose automobili. Con grande entusiasmo nonostante il diluvio che in mattinata si abbatte su Torino.

18 settembre, 120 minuti di emozioni

La finale più attesa non delude le aspettative. Alla fine del primo tempo è 1-1, con la rete del viola Montuori che pareggia proprio nel finale quella di Sivori.

Ma è nella ripresa che la sfida sale di tono. Con un episodio a fare da spartiacque. Al 60’, Charles viene steso mentre entra in area. È un episodio controverso e il Var verrà inventato solo 57 anni dopo. L’arbitro Righi prima fischia il rigore e poi, corretto da un guardalinee, assegna la punizione dal limite. Creando il nervosismo negli uomini di Parola, in particolare Sivori.

E infatti la cosa non finisce lì. Nell’azione successiva, la Fiorentina si porta avanti con Da Costa sugli sviluppi di un corner. Altre recriminazioni bianconere per una posizione dubbia. I più si limitano a qualche protesta. Sivori va oltre: alla ripresa del gioco scaglia il pallone fuori dal campo, non troppo lontano da Righi. Il direttore di gara estrae il cartellino rosso e lo espelle. 

Un gol e un uomo in meno in un minuto. Ma i Campioni d’Italia si compattano anche in 10 ed è Charles a pareggiare al 73’ con un colpo di testa che scavalca il portiere Sarti.

Si va ai supplementari e per i bianconeri è la terza volta in quell’edizione di coppa. Un’edizione decisa dallo storico capitano Giampiero Boniperti che segna il 3-2 con l’aiuto di una deviazione viola.

La Juve vince la Coppa Italia, la quarta della sua storia, e centra lo storico double. La Fiorentina avrà di che consolarsi, con la partecipazione alla prima Coppa delle Coppe, che finirà proprio nella bacheca dei viola.

L’appendice della Coppa Italia 1959/60 conferma che anche per l’annata 1960/61 la Juventus sarà la protagonista assoluta.

18 settembre 1960, Boniperti può brindare con la coppa

NOTA A MARGINE

18 settembre 1960, cin cin Boniperti

Un altro trofeo per la Juventus di Umberto Agnelli. La quarta Coppa Italia della storia bianconera è festeggiata a dovere, nonostante la stagione sia appena iniziata e campionato e Coppa dei Campioni incombano.

Ma la serata del 18 settembre è tutta per le celebrazioni, iniziate già nella pancia di San Siro. Il post Fiorentina-Juventus è incentrato soprattutto sul giallo Sivori. Il Cabezon voleva o meno colpire l’arbitro Righi? Domanda rivolta dalla stampa ai protagonisti in campo.

Generoso come sempre, Charles si dice dispiaciuto per non essere riuscito a fermare in tempo l’amico Omar. Come accaduto tante altre volte in campo.

Più emblematiche le dichiarazioni di capitan Boniperti, match winner della gara. Il futuro presidente ha già imparato l’arte di sviare le polemiche e concentrarsi su altro, come farà spesso in futuro. Quindi sul tema Sivori, risponde: “Perché parlare di cose brutte quando possiamo festeggiare una bella vittoria? Abbiamo voluto vincere, ed è questo che conta per me”. Per la serie, vincere era già l’unica cosa che contava.

Ma personalmente, a colpirmi è stata la seconda parte delle sue esternazioni: “Ho ormai 32 anni, forse questa è l’ultima mia finale di Coppa Italia. Una coppa d’oro in cui voglio bere champagne fino ad ubriacarmi”.

Parole quasi profetiche, visto che 9 mesi dopo Boniperti avrebbe giocato la sua ultima partita e vinto il suo ultimo Scudetto. E magari preso la sua ultima sbornia da calciatore!  

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