18 agosto – Giorno da grandi esordi

18 agosto, Platini, Tevez e Ronaldo: esordio per 3

Ci sono giorni che sembrano contenere qualcosa di magico, qualcosa in grado di unire grandi eventi, anche se accaduti ad anni di distanza uno dall’altro. Nella storia della Juventus, il 18 agosto è uno di questi. Il giorno dell’esordio ufficiale di 3 fuoriclasse che hanno fatto sognare i tifosi bianconeri: Michel Platini nel 1982, Carlos Tevez nel 2013 e Cristiano Ronaldo nel 2018.

Parte l’avventura di Almanacco Bianconero

Comincia oggi l’avventura di questo nuovo podcast ALMANACCO BIANCONERO. Ho deciso di partire dal 18 agosto, per 3 motivi.

Intanto perché nel fine settimana comincia il campionato di Serie A 2021/22 e, come si dice in questi casi, si inizia a fare sul serio.

Il secondo motivo è legato al 18, che da sempre considero come il “mio” numero. Di 18 sono nato e di 18 mi sono sposato. Diciamo che mi è parso l’ideale per scattare col piede giusto.

Il terzo motivo… non te lo dico subito. Per saperlo dovrai ascoltare leggere tutto l’articolo. Così avrai anche l’occasione per conoscere la struttura del podcast!

Premesse finite, ora si parte davvero. Come ho detto nell’introduzione, il 18 agosto è una data speciale per la storia della Juventus. Un giorno capace di unire 3 fuoriclasse che hanno indossato la maglia bianconera: Michel Platini, Carlos Tevez e Cristiano Ronaldo, tutti e 3 hanno fatto il loro esordio ufficiale proprio il 18 agosto. In 3 anni diversi, naturalmente. Ma anche in 3 situazioni diverse, in 3 competizioni diverse e anche con impatti diversi.

18 agosto, giorno da esordio per Platini, Tevez e Ronaldo

18 agosto 1982, benvenuto Le Roi Michel Platini

Questo incredibile triangolo inizia a essere disegnato nel 1982. Un anno speciale, ma soprattutto un’estate indimenticabile per tutta l’Italia, grazie al trionfo Mundial regalato da Enzo Bearzot e i suoi ragazzi.

Un trionfo che ha tanto di Juve, grazie a quei 6 campioni – Zoff, Gentile, Cabrini, Scirea, Tardelli e Rossi – che hanno rappresentato ben più dell’ossatura della squadra azzurra. Ognuno di loro si è ritagliato un ruolo da protagonista assoluto e ha finito per rendere ancora più orgogliosi i milioni di tifosi della Vecchia Signora.

Sei campioni del mondo, tutti confermati. Un presidente come Giampiero Boniperti, che in un decennio ha dato una visione manageriale, non solo al club ma a tutto il calcio italiano. Un allenatore come Giovanni Trapattoni, che in un lustro si è costruito una fama da predestinato della panchina.

Con queste premesse, la Juventus targata 1982/83 è chiamata a un ruolo da favorita. Anzi, da assoluta dominatrice. In Italia, dove deve centrare un’impresa – quella di 3 Scudetti di fila – non più riuscita a nessuno dai tempi del Quinquennio, storia di mezzo secolo prima. Ma anche in Europa, dove i tempi sono maturi per dare l’assalto alla Coppa dei Campioni.

A far salire ancora di più le quotazioni di Madama c’è anche il ritorno di Roberto Bettega, guarito dall’infortunio che gli ha perdere il Mondiale. Ma soprattutto il mercato, con l’ingaggio di altri 2 potenziali fuoriclasse, anche loro freschi di semifinale in Spagna: il francese Michel Platini e il polacco Zibì Boniek.

Dal Bernabeu al Cibali

La nuova Juve salpa a metà agosto. A meno di 40 giorni da Italia-Germania, i tifosi saltano dal Bernabeu di Madrid al Cibali di Catania. La stagione parte con la Coppa Italia e i bianconeri sono chiamati all’esordio in casa degli etnei. Siamo di fatto a Ferragosto, in Sicilia e la gara viene programmata per le ore 16.30 di un’afosissima domenica. Nonostante il caldo torrido, 40mila spettatori sfidano i prezzi non proprio popolari e affrontano ore di coda per non perdersi la prima.

Ci sono migliaia di juventini giunti da tutta la regione, come da tradizione. Ma tantissimi sono i tifosi catanesi, decisi a incitare una squadra che saprà regalare loro una stagione indimenticabile. È il Catania di mister Gianni Di Marzio, che in campo può contare su gente di valore quali Roberto Sorrentino, Claudio Ranieri e Aldo Cantarutti.

La gente ha tanta voglia di tributare la meritata ovazione ai Campioni del Mondo, ma il Trap è decollato per Catania solo con 3 di loro. Gentile, Tardelli e Rossi si sono resi protagonisti di un gesto di quasi lesa maestà: hanno puntato i piedi con Boniperti per strappare un ingaggio più alto e il presidente li ha messi provvisoriamente fuori rosa. Con tanto di attacchi di critica e tifosi, contro i quali non basta neppure l’immunità del fresco titolo di Campioni del Mondo. La cronaca racconta che i 3 firmano resa e nuovo contratto proprio quella domenica, mentre i compagni sono sul campo a Catania.

Platini, esordio poco concentrato

Tre assenze importanti, ma non tali da scalfire le differenze di valori tra le 2 squadre. C’è il ritorno di Bettega dopo quasi 8 mesi dallo stop con l’Anderlecht e già questa è una garanzia. E poi ci solo loro: Platini e Boniek.

La stagione che molti hanno pronosticato come trionfale inizia nel peggiore dei modi. Dopo appena 49 secondi, la Juve è già sotto. E a segnare è un ragazzo nato alle porte di Torino e cresciuto nel vivaio bianconero: Giorgio Mastropasqua, che di testa infila il suo ex compagno Zoff.

A evitare un esordio choc è un altro talento del Combi, Domenico Marocchino, che nella ripresa ribatte in rete dopo una traversa colpita da Bettega.

Michel Platini e la numero 10 fin dall'esordio del 18 agosto 1982

E Platini? Non mi sono dimenticato che il francese è uno dei protagonisti di questa prima puntata di Almanacco Bianconero. Il suo esordio non è proprio indimenticabile e La Stampa, intesa come il quotidiano di Torino, lo boccia dandogli del “poco concentrato”. E lasciandogli solo un’attenuante: quella fastidiosa pubalgia che lo ha condizionato nel finale del Mondiale e che farà altrettanto nei primi mesi a Torino.

Alla fine, quell’1-1 di Catania verrà ricordato di più per altro: il primo passo in una Coppa Italia che, alla fine, sarà l’unica piccola consolazione di un’annata non finita proprio secondo le aspettative.

18 agosto 2018, ecco il marziano Cristiano Ronaldo

Se nel 1982 Michel Platini ha messo il primo lato, a completare il triangolo è Cristiano Ronaldo. Facciamo un salto di 36 anni. Siamo nel 2018 e questa volta l’estate dei calciofili di casa nostra è stata da incubo. Costretti a fare da spettatori disinteressati al Mondiale di Russia. Un Mondiale al quale la Nazionale di Giampiero Ventura non ha saputo qualificarsi.

Ma il calcio italiano si è preso una bella rivincita, grazie ad Andrea Agnelli. La Juve ha fatto all-in ingaggiando CR7, un colpo di mercato che non si vedeva dai tempi di Maradona al Napoli.

Il portoghese arriva in una squadra che sta stracciando ogni record: ha vinto gli ultimi 7 Scudetti e anche le ultime 4 Coppe Italia. Un gruppo, creato da Antonio Conte e plasmato poi da Massimiliano Allegri, a cui è mancata solo quella Champions League per la quale Ronaldo è stato portato a Torino.

Giorno dopo giorno cresce l’attesa per vedere l’esordio ufficiale di Cristiano, in calendario il 18 agosto, alla prima di campionato: a Verona con il Chievo.

Al Bentegodi nel ricordo del vittime del ponte Morandi

Ma mentre si avvicina il CR7 day, l’Italia viene sconvolta da una delle più immani tragedie della sua storia: la mattina del 14 agosto, il ponte Morandi di Genova crolla all’improvviso e provoca la morte di 43 persone, unite dal destino di transitare con le loro auto proprio in quel momento.

Sabato 18 agosto diventa così giorno di lutto nazionale, in concomitanza con i funerali nel capoluogo ligure. Per un attimo le autorità politiche ipotizzano anche il rinvio del campionato, prima di optare per lo stop dei soli match di Genoa e Sampdoria.

Alle ore 18, al Bentegodi, non può esserci quel clima di festa che tutti avrebbero voluto. C’è grande commozione nel minuto di silenzio e poi si parte. L’attenzione è tutta per Cristiano Ronaldo, schierato in attacco insieme a Cuadrado, Dybala e Douglas Costa. Stupisce invece, dopo tanti anni, non vedere più Gigi Buffon, appena emigrato a Parigi.

Un Sorrentino sulla strada di CR7

Il Chievo non è più quello dei miracoli di inizio millennio. C’è ancora il presidente Luca Campedelli e in panchina un ex bianconero quale Eugenio Corini. E un po’ di Juve c’è anche sul campo, rappresentato da un comprimario che nei primi 2 anni di gestione Conte si è ritagliato spazi da attore protagonista. E per un po’, Emanuele Giaccherini sogna pure di oscurare la prima di CR7. Suo l’assist per il gol di Stepinski che pareggia l’iniziale vantaggio di Khedira. E suo il rigore trasformato che lascia i veronesi avanti fino all’ultimo quarto d’ora.

A rimettere le cose a posto è il peso della panchina Juve: Allegri inserisce Bernardeschi, Mandzukic e l’altro debuttante Emre Can. L’autorete di Bani e il gol a tempo scaduto proprio di Bernardeschi cambiano l’esito del match e i Campioni d’Italia iniziano il campionato con i 3 punti, seppur sofferti.

Cristiano Ronaldo e 7 della Juve fin dal 18 agosto 2018

Per Ronaldo è un esordio senza gol. Sulla sua strada trova un portiere insuperabile, che al ritorno si toglierà anche lo sfizio di parargli un rigore: è Stefano Sorrentino, figlio di quel Roberto, che 36 anni prima, aveva fermato Platini e la Juve dei Campioni del Mondo.

18 agosto 2013, l’urlo dell’Apache Tevez

Ricapitolando: Platini in Coppa Italia a Catania, Cristiano Ronaldo in campionato a Verona. Alla fine, a chi spetta la prima sul palcoscenico più prestigioso è Carlos Tevez.

L’argentino sbarca dall’Inghilterra nel 2013, dopo aver vestito le maglie di entrambe le squadre di Manchester e già questo  la dice lunga sulla natura del personaggio. L’Apache si porta dietro la nomea di talento non proprio facile da gestire. Ma dotato di una leadership marcata. Non a caso, dopo un solo anno, la maglia numero 10 per quasi 2 decenni legata ad Alessandro Del Piero viene tirata fuori dagli armadietti e riassegnata.
Carlitos Tevez e la 10 che è stata di Del Piero, all'esordio il 18 agosto 2913

Tevez arriva insieme a Fernando Llorente per rinforzare un reparto, l’attacco, che nei 2 Scudetti appena vinti è forse quello che ha inciso meno. Vucinic, Quagliarella, Matri e Giovinco hanno fatto in pieno la loro parte, senza contare i vari Borriello e Osvaldo, ma adesso è il momento di mettere più qualità e gol nelle mani di Conte.

La Juve ha dominato in Italia e vuole essere protagonista anche in Europa. Ma prima di assaltare la Champions e difendere lo Scudetto, c’è la Supercoppa Italiana a scandire l’avvio della stagione 2013/14.

Una Supercoppa in palio alla prima uscita

Domenica 18 agosto c’è la finale all’Olimpico di Roma. Di fronte, una Lazio che sta vivendo un’estate indimenticabile, sospinta dall’entusiasmo per la Coppa Italia vinta a maggio a spese della Roma. La squadra di Vladimir Pektovic è più che mai da rispettare, oltre che per una rosa che può schierare sul campo Klose, Candreva ed Hernanes. O quel Lulic il cui gol nel derby di coppa gli ha riservato un posto in eterno nei cuori laziali.

Rispetto a Le Roi e CR7, Carlitos si prende anche le luci dei riflettori: la sfida è alle ore 21. Gli anni 2000 non sono più gli ’80 e 18 agosto ora è sinonimo controesodo. È la classica domenica da bollino nero sulle strade e molti hanno una ragione in più per tornare presto a casa: gustarsi Lazio-Juventus.

Quando hai uno come Conte in panchina, le motivazioni le devi trovare o te le tira fuori lui a forza. E ai bianconeri non mancano. C’è voglia di iniziare al meglio e di riconquistare il trofeo vinto 12 mesi prima, a Pechino, contro il Napoli. E anche cancellare un ricordo di 15 anni prima, stagione 1998/99, quando i biancocelesti – trascinati da Pavel Nedved – espugnarono il Delle Alpi e vinsero proprio la Supercoppa. Dando inizio a una delle stagioni più amare di sempre per i bianconeri. Con Antonio relegato in panchina da Marcello Lippi e impossibilitato ad aiutare la causa.

Tutto in 5 minuti

Come la Juve del 1998, quella del 2013 ha una rosa lunga e pure il tecnico leccese è costretto a fare scelte. Nessun dubbio dietro dove la BBBC, Buffon, Barzagli, Bonucci e Chiellini, è intoccabile. Davanti è Vucinic a fare da spalla a Tevez con Llorente in panchina. A centrocampo il sacrificato di turno è Pogba, con Pirlo, Vidal e Marchisio dentro dall’inizio.

Ma come spesso accade, solo gli eventi a far cambiare le scelte. La sliding door del match scorre dopo 20 minuti: Marchisio va ko ed entra Pogba che, al primo pallone toccato, infila Marchetti.

L’1-0 resiste fino all’intervallo e lascia aperto ogni esito. Ma appena rientrati dagli spogliatoi, i bianconeri danno vita a uno show di 5 minuti in cui abbattono la partita. Sale in cattedra Stephan Lichtsteiner, ex di turno sempre fischiato da quando ha lasciato la Capitale. Lo svizzero si prende la sua rivincita. Prima partendo a modo suo sulla destra e servendo un cioccolatino che sarebbe una manna per ogni attaccante. E lo è anche per chi attaccante non è come Giorgio Chiellini, che chiude al meglio il coast to coast e raddoppia.

2 minuti dopo Lichtsteiner fa tutto da solo, scambia con Vucinic al limite e spacca a metà la difesa laziale, prima di battere ancora Marchetti. Sotto la curva Nord.

Carlitos subito nel club esclusivo

La torta è servita, manca la classica ciliegina e viene fissata dopo un’altra manciata di secondi. E ci pensa lui, il più atteso: Carlitos Tevez. La Supercoppa 2013 è assegnata con oltre mezz’ora di anticipo.  Il modo giusto per muovere il primo passo. Una vittoria netta che il giorno dopo, sulla prima pagina della Gazzetta dello Sport, saprà eclissare simboli dello sport mondiale quali Usain Bolt, Marc Marquez e la Luis Vitton Cup, con il duello in corso tra Luna Rossa e New Zealand.

La prima pagina della Gazzetta dopo la Supercoppa del 18 agosto 2013

Per l’Apache è un esordio da ricordare. Sicuramente più scintillante di quelli di Platini e Ronaldo.

In maglia bianconera, l’elenco di chi ha segnato alla prima partita è lungo, con nomi di prestigio e anche autentiche meteore. Ma c’è un altro club più ristretto a cui Tevez si iscrive: quello dei giocatori in gol al debutto e capaci di alzare subito un trofeo.

Come accaduto un anno prima ad Asamoah contro il Napoli e come succederà nel 2016 a Dybala e Mandzukic, sempre contro la Lazio in Supercoppa. Ma nessuno meglio di Pippo Inzaghi che di reti ne fece 2 nel 1997 contro il Vicenza. Ma questa è un’altra storia. Che ti racconterò presto, in una delle prossime puntate di Almanacco Bianconero.

NOTA A MARGINE

18 agosto, dedicato al Presidentissimo Boniperti

Il primo appuntamento di Almanacco Bianconero sta arrivando alla fine. Con la nota a margine, una breve appendice in cui aggiungere qualche curiosità, altri eventi di rilievo o dediche speciali.

Giampiero Boniperti, a lui la dedica della puntata del 28 agosto

Sono ancora in debito di una risposta: il terzo motivo per cui ho scelto questo 18 agosto come giorno per lanciare questo podcast. Perché esattamente 2 mesi fa, il 18 giugno 2021, ci lasciava Giampiero Boniperti. Un simbolo della Juventus, l’uomo che nei suoi molteplici ruoli – da calciatore, dirigente e presidente – ha scritto più pagine di storia bianconera di chiunque altro. È quindi doveroso che questa prima puntata sia dedicata a lui. Grazie di tutto, Presidentissimo.