17 ottobre 1999 – Zizou strega l’Olimpico

17 ottobre 1999 – La magia di Zidane contro la Roma

Giusto una settimana fa era il 10 ottobre, ovvero 10/10, e per questo ho dedicato la puntata di Almanacco Bianconero ai grandi fantasisti. Eppure, non tutti hanno legato il proprio nome a questo numero magico. Perché il 10 è una cosa che certi campioni ce l’hanno nel sangue, senza aver bisogno di mostrarlo sulla propria maglietta. Uno di questi è sicuramente Zinedine Zidane, che nei suoi 5 anni in bianconero è sempre sceso in campo indossando il numero 21. E ce l’ha anche domenica 17 ottobre 1999, quando con una magia su punizione decide la sfida in casa della Roma.

Un difficile finale di millennio

Quando si avvicina la fine del millennio, la Juventus è ancora in fase di rincorsa. Il periodo difficile, iniziato 11 mesi prima con il grave infortunio di Alessandro Del Piero, non è passato del tutto.

I problemi riscontrati nel finale della stagione 1998/99 non sono ancora stati completamente superati. Lo choc per l’addio di Marcello Lippi ha lasciato strascichi profondi che tutti, Carlo Ancelotti in primis, sperano siano superati con l’avvio della nuova annata.

Anche perché il tecnico viareggino è ora un avversario, forse il numero uno, a guida di un’Inter considerata da tutti la vera favorita. E non potrebbe essere diversamente, con una la rosa in cui compaiono contemporaneamente Roberto Baggio, Christian Vieri e il Fenomeno Ronaldo.

A dirla tutta, i bianconeri non sono proprio da meno con il trio Zidane-Inzaghi-Del Piero, ma il recupero totale di Alex è una più grossa incognita. La squadra ha perso 3 baluardi come Peruzzi, Deschamps e Di Livio ma ha le carte in regola per giocarsela con tutti.

In Europa meglio che in Italia

L’avvio della stagione 1999/2000 ha confermato che la Juventus è ancora protagonista in Europa. D’accordo, l’Intertoto e la Coppa Uefa hanno poco a che vedere con la Champions League, ma avere conferme in campo internazionale è sempre importante. Soprattutto in una fase in cui bisogna recuperare le certezze smarrite.

Del Piero, Inzaghi e Zidane mattatori in Intertoto

Quando arriva la metà di ottobre, i bianconeri hanno già giocato 8 partite in coppa, raccogliendo il pieno con 7 vittorie e un solo pareggio ininfluente. È in campionato che le cose non sono andate altrettanto lisce.

Il pareggio interno con la Reggina, all’esordio, è stato una doccia fredda. E nelle gare a seguire, la squadra ha dato il meglio solo nel netto 4-1 rifilato all’Udinese. A Lecce è arrivata una battuta d’arresto pesante, smorzata appena appena una settimana dopo, grazie a un gol di Inzaghi al 93’ nella sfida interna col Venezia.

Un gol provvidenziale, arrivato pochi secondi prima della sosta. A rendere meno pesante il primo bilancio. Dopo 5 partite, i punti sono 10 che valgono il quarto posto alle spalle dell’Inter di Lippi – capolista con 13 – e delle 2 romane avanti di una sola lunghezza.

E alla ripresa, fissata per domenica 17 ottobre, c’è proprio lo scontro diretto in casa della Roma di Fabio Capello. Con l’arrivo del tecnico friulano, i giallorossi hanno fatto un ulteriore salto di qualità e puntano a rinverdire i fasti degli anni ’80. Anche perché ora possono contare su Francesco Totti che, a 24 anni appena compiuti, è considerato uno dei talenti su cui costruire il futuro del calcio italiano.

Totti out, protagonista senza giocare

In attesa di Roma-Juventus, Francesco Totti riesce a far parlare di sé anche senza giocare. Il numero 10 giallorosso è infortunato e per questo Dino Zoff non può convocarlo. Eppure è il più nominato di tutti, soprattutto dopo lo scialbo 0-0 degli azzurri in Bielorussia. Che vale la qualificazione matematica per Euro 2000 ma non cancella le critiche per il gioco. Molti vedono proprio nel Pupone la soluzione di tutti i problemi, l’unico capace di dare fantasia alla squadra.

Fantasia diventa così la parola chiave nella settimana che precede Roma-Juventus. Totti è sicuro assente, così come Marco Delvecchio. Salta così il duello con Del Piero e Zidane. Proprio in un momento in cui altri numeri 10 vivono alti e bassi: Roberto Baggio di nuovo alle prese al rapporto di amore e odio Lippi, Zola costretto a emigrare in Inghilterra per trovare spazio e anche il giovane e promettente Pirlo fatica a sfondare nella Reggina. 

Non il massimo. Per giunta dopo aver visto la maglia 10 dell’Italia sulle spalle di Bobo Vieri, fenomenale sotto porta ma non proprio l’emblema del fantasista.

17 ottobre, tra rossi e rosse

Nella prima metà del mese di ottobre 1999 i giornali italiani hanno un argomento da approfondire. Sono stati resi pubblici gli elenchi segreti del KGB, il servizio segreto sovietico. Nei quali si fanno nomi di cittadini italiani che avrebbero collaborato con i russi. Proprio mentre il Presidente del Consiglio è Massimo D’Alema proprio un esponente dell’ex Partito Comunista Italiano.

Tra polemiche, dissidi e richieste di commissioni parlamentari d’indagini, il caso finirà per sgonfiarsi in fretta senza lasciare particolari strascichi.

Lo sport continua a essere protagonista anche un autunno, così come lo era stato in estate. Sono in corso i Mondiali di rugby in Galles che vedranno il successo dell’Australia sulla Francia. Gli italiani si appassionano ma gli azzurri usciranno al primo turno, con 3 sconfitte, una delle quali subendo oltre 100 punti dagli All Blacks della Nuova Zelanda.

Poi c’è il Mondiale di Formula 1 che sta arrivando alla conclusione. Un campionato, quello 1999, che sembrava finito  già a luglio dopo l’incidente di Schumacher in Belgio. Invece il suo compagno di squadra, Eddie Irvine, tiene viva la corsa e dà vita a un duello con Mika Hakkinen.

Un duello entusiasmante che si tinge di giallo proprio domenica 17 ottobre. C’è il Gran Premio di Malesia, penultimo dell’anno. Vince Irvine davanti al rientrante Schumi. È una doppietta  strepitosa, che lancia l’irlandese in testa alla classifica piloti e la Ferrari in quella costruttori. Ma i commissari squalificano le rosse per un’irregolarità legata alla misura di un deflettore. Tutto per una questione di centimetri. 

Una questione di centimetri, proprio il motto che per anni ha riassunto la sfida tra Juventus e Roma.

17 ottobre, Zidane ridà il sorriso all’Avvocato

Le 2 storiche rivale scendono in campo all’Olimpico in serata: si tratta del posticipo della 6a giornata. Il match sarebbe fondamentale per entrambe, ma lo diventa soprattutto per i giallorossi alla luce dei risultati delle altre gare.

L’Inter di Marcello Lippi cade clamorosamente a Venezia. Ad approfittarne è la Lazio che vince nettamente a Udine e vola provvisoriamente in vetta. Con la possibilità di essere raggiunta solo dai cugini.

Un duello Scudetto tra Roma e Lazio sarebbe il massimo nel 2000, anno in cui è previsto il Giubileo. Un evento destinato a portare nella Capitale milioni di fedeli.

Il ko dell’Inter è un’occasione d’oro anche per la squadra di Ancelotti che, in caso di successo, raggiungerebbe proprio quella di Lippi al secondo posto.

Come annunciato alla vigilia, Capello deve fare a meno di Totti e Delvecchio e in attacco punta tutto su Montella. Ancelotti ha l’imbarazzo della scelta ma continua a puntare su Zidane, Inzaghi e Del Piero.

La partita è equilibrata, soprattutto per merito della Roma che non patisce le assenze. A trascinare i giallorossi è soprattutto Candela, che con le sue punizione impegna Van Der Sar. Nello stadio in cui perse la finale di Champions contro la Juve, il portiere olandese vive una serata da protagonista, forse la migliore in bianconero.

Anche Del Piero è in palla e sfiora in gol in un paio di circostanze. Ma la firma sul match la mette Zinedine Zidane. A inizio ripresa, il francese si prende carico di battere una punizione dal limite e supera Antonioli.

Un gol da 3 punti che fa sorridere Ancelotti e anche l’Avvocato Agnelli, deluso e seccato per l’esito del Gran Premio. Vincere il Mondiale nell’anno del centenario della Fiat sarebbe stato il massimo.

Zidane contro la Roma

17 ottobre, Zidane croce e delizia

Zinedine Zidane dovrebbe essere il man of the match ma nel suo destino entra di nuovo un cartellino rosso. In pieno recupero, in un’incursione in area romanista, Zizou va a terra ma per l’arbitro Treossi è simulazione: secondo giallo e Juve in 10 per gli ultimi secondi di gara.

Un’espulsione che non rovina la prestazione in una gara ormai chiusa. Ma che costa 2 punti a bianconeri quando, la settimana successiva, senza di lui squalificato pareggiano a Bari.

Quella dell’Olimpico è la 4a espulsione di Zidane dal suo arrivo a Torino, la prima e unica della stagione. Sicuramente la meno clamorosa della sua carriera. Nel 1998, il rosso contro l’Arabia Saudita rischiò di rovinargli il Mondiale: rientrò in tempo per decidere la finale contro il Brasile.

Decisamente più dannose quelle rimediate per le 2 clamorose testate nel 2000 e nel 2006. La prima, contro l’Amburgo in Champions League, costò caro allo Juventus. La seconda, quella contro Materazzi nella finale Italia-Francia, determinò l’esito del Mondiale.

Ma lo Zinedine Zidane passato alla storia è questo: genio, fantasia e qualche colpo di testa di troppo… 

NOTA A MARGINE

17 ottobre 1982, Causio grazia la sua Juve

Per la nota a margine di oggi, torno di nuovo alla puntata del 10 ottobre citata in apertura. Dedicata ai numeri 10, ma incentrata su un successo ottenuto dalla Juventus a Firenze nel 1982.

Una settimana dopo, la squadra di Trapattoni è attesa da un’altra trasferta insidiosa, al Friuli contro l’Udinese. È un’altre reunion per i 6 juventini Campioni del Mondo, che questa volta riabbracciano un amico, più che un compagno: Franco Causio. Per giunta davanti agli occhi del friulano doc Enzo Bearzot seduto in tribuna. 

Causio ai tempi della Juventus

Quando Giampiero Boniperti lo ha ceduto nel 1981, in molti hanno pensato che la carriera del Barone fosse alla fine. Invece si è guadagnato il Mondiale in Spagna, entrando anche nella finale con la Germania, e continua a divertirsi e a divertire. E lo farà fino al 1988, quando smetterà alla soglia dei 40 anni.

La sua Udinese ha un solo punto in meno dei Campioni d’Italia e potrebbe anche piazzare il sorpasso. Anche se è priva di 2 attesi protagonisti: l’ex granata Paolino Pulici e l’ex bianconero Pietro Paolo Virdis. La sfida ripercorre quella di Firenze, con lo 0-0 che non si schioda. 

Anche stavolta l’episodio chiave arriva a inizio ripresa. L’arbitro Bergamo assegna un rigore ai padroni di casa. Invece dello specialista Edinho, sul dischetto ci va proprio Causio che calcia alto graziando l’amico Zoff. Nei restanti 6 anni di carriera, non gli ricatterà più l’occasione di realizzare un gol dell’ex alla “sua” Juve.

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