16 ottobre 2006 – In gioco l’arma Zanetti

16 ottobre 2006 – Il magic moment di Cristiano Zanetti

Dopo 60 puntate, doveva capitare che Almanacco Bianconero approdasse alla stagione 2006/07, quella della Serie B. Appena sfiorata lo scorso 9 settembre, quando avevo solo accennato il racconto dello storico esordio di Rimini. Con il passare delle settimane, la squadra di Didier Deschamps dimostra la sua superiorità e rimonta posizioni grazie a una striscia di vittorie. Alcune nette e in goleada, altre più sofferte e badando al sodo. Come le 2 nel Triveneto nel giro di 5 giorni. Lunedì 16 ottobre a Treviso e sabato 21 ottobre a Trieste. Un doppio 1-0 con la stessa firma: quella di Cristiano Zanetti.

Un gruppo fuori categoria 

Eccoci dunque alla fatidica stagione 2006/07, quella a cui nessun tifoso bianconero avrebbe mai creduto di assistere: quello della Juventus in Serie B.

Calciopoli è il vero spartiacque della storia del club. Il punto più basso, calcisticamente parlando, ma anche uno dei momenti più esaltanti. Per l’attaccamento dimostrato da alcuni dei protagonisti della conquista dell’ultimo Scudetto. Ma soprattutto per un senso di appartenenza dei tifosi, uniti per affrontare quella che per molti è un’ingiustizia. 

Ma veniamo al campo. Come appena accennato nella puntata del 9 settembre, tra mille difficoltà la Juventus si rimette in piedi. Con Didier Deschamps in panchina e con una squadra che non ha nulla a che vedere con la cadetteria.

Una Juve infarcita di Campioni del MondoBuffon, Camoranesi e Del Piero -, di stranieri reduci dal Mondiale – Nedved, Trezeguet e Kovac, oltre al neo acquisto Boumsong – e buona parte del gruppo a disposizione fino a pochi mesi prima di Fabio Capello: da Birindelli a Chiellini, da Zebina a Giannichedda, da Balzaretti a Zalayeta. A cui si aggiungono alcuni ragazzi reduci dallo Scudetto Primavera – Marchisio e De Ceglie su tutti – e i nuovi arrivati, Bojinov, Marchionni e Cristiano Zanetti.

David Trezeguet durante Juventus-Spezia del 2007

Manifesta superiorità, dopo Rimini

La Juve inizia a fare la Juve subito dopo i primi passi falsi. Subito fuori dalla Coppa Italia, fatali i rigori a Napoli. E subito fermata nel già citata esordio a Rimini, in cui tutti capiscono che non basta il nome per risalire la china. Una china aggravata dai 17 punti iniziali di penalizzazione.

A partire dal sofferto 2-1 sul Vicenza nell’esordio casalingo nel vecchio Comunale, i bianconeri iniziano a ingranare. E nel resto del mese di settembre fanno il pieno di punti a Crotone e Piacenza e in casa col Modena. Per giunta senza subire un solo gol.

Quando arriva la prima pausa per le Nazionali, la Juventus ha già fatto capire a tutti di aver intrapreso la strada giusta. Anche l’ultimo posto in classifica e il -4 danno l’idea che nulla è ancora stato fatto. Per ora non ha senso guardare la classifica. Meglio pensare a una gara per volta. A partire da quella della ripresa. Sarà l’ultima del 7° turno, il posticipo di lunedì 16 ottobre in casa del Treviso.

Dopo l’azzurro si pensa alla trasferta del 16 ottobre a Treviso

Spazio alle Nazionali, dunque. A dire il vero, la sosta sarebbe solo per la massima serie. Ma visti i tanti convocati, i bianconeri ottengono il rinvio del match della 6a giornata contro il Brescia, che verrà recuperato il 1° novembre

L’Italia Campione del Mondo si butta nelle qualificazioni per Euro 2008. Non c’è più Marcello Lippi in panchina ma Roberto Donadoni che, al contrario dei predecessori, prende a piene mani dalla Serie B. Buffon, Camoranesi e Del Piero fanno parte della comitiva per il doppio impegno con Ucraina e Georgia.

I 3 tornano alla base dopo un doppio successo, nel quale Camoranesi ha anche trovato il gol in Georgia. Nella gara in cui Del Piero ha assaggiato addirittura la tribuna.

La Juve guarda con distacco i match del sabato e continua la preparazione in vista della trasferta a Treviso. O meglio, del ritorno a Treviso. Perché al Tenni, i bianconeri ci sono stati appena 6 mesi prima e hanno fatto una mezza figuraccia, fermati sullo 0-0 dai veneti, ormai destinati alla retrocessione.

Treviso ha un significato speciale soprattutto per l’abbacchiato Alessandro Del Piero. È la provincia in cui è nato, cresciuto e ha iniziato a tirare i primi calci. Nella sua San Vendemiano. E per il capitano la sfida del 16 ottobre ha un valore in più: potrebbe fargli tagliare il traguardo dei 200 gol con la maglia della Juve. Un ulteriore step dopo aver preso la vetta dei bomber di tutti i tempi e scalzato il Presidentissimo Giampiero Boniperti.

Le preoccupazioni del tecnico francese sono per le condizioni di Chiellini, Zebina, Legrottaglie e Marchionni non al meglio.

Del Piero e Trezeguet, uniti dalla data del 19 settembre

Da Prodi ai Fascisti… su Marte

Se nel calcio è stata Calciopoli a ribaltare le gerarchie, il 2006 riserva anche il ribaltamento in Parlamento. Ad aprile ci sono le elezioni politiche e il centrodestra viene sconfitto, anche a causa della legge elettorale proporzionale che ha votato pochi mesi prima. Vince di poco il centrosinistra che così ha l’incarico di formare il Governo. A 10 anni dal primo mandato, Romani Prodi torna così Presidente del Consiglio.

Proprio come in questi giorni, dopo le ultime manifestazioni di piazza, pure nel 2006 si parla tanto di fascisti. Ma l’argomento è molto più soft, per fortuna. Si tratta dei Fascisti su Marte, il film appena lanciato da Corrado Guzzanti, parodia del Ventennio che ha segnato la storia d’Italia.

Sport e cronaca si incrociano in 2 notizie che compaiono sui giornali di quei giorni di metà ottobre. A 90 muore Ondina Valla, la prima donna a vincere un medaglia d’oro alle Olimpiadi. Storia del 1936, quando a Berlino primeggiò negli 80 metri a ostacoli.

L’altra riguarda Peter Cech, compagno di Nazionale di Pavel Nedved e uno dei più grandi portieri europei, uno dei pochi capace di insidiare la supremazia di Buffon. In uno scontro nel match tra il suo Chelsea e il Reading, subisce un duro colpo in testa. Starà fuori per parecchio tempo e tornerà a giocare solo con l’ausilio di un caschetto speciale, simile a quello utilizzato dai giocatori di rugby.

16 ottobre, tra Treviso e Calciopoli

Lunedì 16 ottobre ci sarebbe da pensare solo al campo, all’importante trasferta di Treviso. Per la prima volta da inizio campionato, i bianconeri possono lasciare l’ultimo posto all’Arezzo di Antonio Conte.

Sempre in attesa che il Coni si pronunci sulla richiesta di annullamento delle penalizzazione, ma non se ne parlerà prima di fine mese.

Ma Calciopoli fa rumore, e tanto, anche per un’altra uscita. Il neo presidente Giovanni Cobolli Gigli annuncia di essere pronto a fare causa a Luciano Moggi e ad Antonio Giraudo, considerati responsabili per le vicende giudiziarie.

Didier Deschamps deve isolare il gruppo dalle chiacchiere e concentrarsi solo sul campo. Sul Treviso di mister Diego Bortoluzzi, formazione temibile soprattutto per il suo attacco che può contare su gente come Beghetto, Fava o Acquafresca.

Il tecnico francese recupera Chiellini e Marchionni per la panchina e deve fare a meno invece di Zebina e Legrottaglie. A centrocampo sceglie Paro per far coppia con Zanetti e si affida tutto ai 4 assi Camoranesi, Nedved, Del Piero e Trezeguet.

La sfida è balorda, proprio come c’era da aspettarsi. Il Treviso è avversario insidioso quando gioca davanti al proprio pubblico. I bianconeri sfruttano la maggior qualità e risolvono il match intorno alla mezz’ora con una giocata da applausi. A destra scambiano Birindelli e Camoranesi. Mauro centra basso da fondo campo e sul dischetto pesca l’inserimento di Cristiano Zanetti che incrocia col destro sul palo lontano.

Un gol da 3 punti, anche grazie a Gigi Buffon che blinda la porta nella ripresa e permette ai suoi di tenere lo 0-0.

16 ottobre, ci pensa Cristiano Zanettii

Zanetti, il bomber che non ti aspetti

Il primo gol di Cristiano Zanetti in bianconero vale una vittoria d’oro. Strano il destino che accomuna il centrocampista toscano e Marco Marchionni. Entrambi erano in scadenza di contratto nel 2006, rispettivamente con Inter e Parma. Ed entrambi hanno deciso di rifiutare il rinnovo e accettare la proposta della Juventus. 

Una proposta che arriva in tempi in cui nessuno può ancora sospettare ciò che accadrà in estate. Dopo le sentenze dei tribunali sportivi, Zanetti e Marchionni si trovano così ad affrontare la Serie B invece di lottare per Scudetto e Champions.

Per Zanetti è un ritorno in cadetteria, dove aveva giocato ai tempi di Reggiana e Venezia. Pure lui deve gettarsi in una nuova esperienza e ritrovare i giusti stimoli. E dopo una partenza soft, vive una settimana da autentico protagonista.

Lunedì 16 ottobre la rete decisiva a Treviso. Cinque giorni dopo, sabato 21 ottobre, altra trasferta nel Triveneto, questa volta a Trieste. Altro 1-0 e altro gol partita di Cristiano, di nuovo intorno al 30’ del primo tempo e con un altro destro al volo, su centro da sinistra di Pavel Nedved.

Due giocate che regalano un bottino di 6 punti e un’altra fetta di rimonta. Una rimonta che, dopo la riassegnazione di 9 dei 17 punti di penalità, lancerà il gruppo verso zone più consone della classifica. Prima di staccare tutti e volare verso il ritorno a casa, su palcoscenici molto più conosciuti. 

NOTA A MARGINE 

16 ottobre 1878, nasce Eugenio Canfari

Questa volta Almanacco Bianconero arriva addirittura nel 19° secolo. Ancora più indietro del 1897, anno in cui – il 1° novembre – la Juventus viene ufficialmente fondata dal gruppo di liceali del Massimo d’Azeglio di Torino.

Si torna indietro di ulteriori 19 anni, al 1878. Chiaramente al 16 ottobre, a cui dedicata questa puntata del podcast. Quel giorno, a Genova, nasce Eugenio Canfari. Proprio di uno di quei ragazzi che, seduti sulla panchina di corso Re Umberto, mettono su la squadra.

Eugenio Canfari primo presidente della Juventus

Eugenio è il più giovane dei fratelli Canfari, un anno in meno rispetto al fratello Enrico. È loro l’officina di biciclette che viene scelta come sede del club. E anche per questo, proprio Eugenio viene nominato primo presidente della neonata Juventus: un ruolo che lo farà entrare nel mito.

La sua carica dura appena un anno, decide di lasciarla nelle mani del fratello maggiore, più appassionato di calcio rispetto a lui. Tra i 2, sarà proprio Enrico a tentare l’avventura col pallone, esordendo in bianconero prima di approdare al Milan.

Eugenio si lancerà invece nel ciclismo e poi nei motori. Tanto da fondare una fabbrica di automobili a inizio del secolo successivo. Ma il suo nome sarà per sempre legato alla Juventus  e quell’incarico per il quale ancora oggi è ricordato: il primo presidente della storia bianconera. 

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