14 settembre 1983 – Doppio “settebello”, Signora

14 settembre 1983 – 14 gol in 3 giorni, la Juve esagera

Chiedetelo agli attaccanti e tutti potranno confermarvelo. Ci sono momenti in cui il pallone proprio non vuole saperne di entrare in porta. E altri in cui basta sfiorarlo per segnare. È la dura legge del gol e non c’entra la canzone di Max Pezzali. A proposito di questo discorso, emblematico quello che accade a metà del mese di settembre del 1983. La Juventus inizia prima il campionato – l’11 settembre – e poi la Coppa delle Coppe – il 14 settembre – con 2 7-0 casalinghi, ai danni di Ascoli e Lechia Danzica: 14 gol in 3 giorni, per la gioia dei tifosi del Comunale.

Un nuovo tuffo nell’estate 1983

Oggi si torna nel 1983. L’ho già trattato in una delle prime puntate di Almanacco Bianconero. Precisamente in quella del 21 agosto dedicata alla staffetta tra Dino Zoff, che si era appena ritirato, e Stefano Tacconi nuovo numero 1 bianconero. Te la ricordi? Tranquillo, ti faccio il solito breve riassunto.

Nell’estate 1983, la Juventus perde 2 dei suoi simboli. All’indomani della sconfitta in Coppa dei Campioni, nella finale con l’Amburgo, salutano Dino Zoff e Roberto Bettega. A Torino arrivano Stefano Tacconi e Beniamino Vignola, entrambi prelevati dall’Avellino, oltre a Domenico Penzo acquistato dal Verona e Nicola Caricola dal Bari.

 

Hurrà Juventus del 1983 coi nuovi acquisti

L’avvio è da dimenticare. Alla prima uscita, la squadra di Giovanni Trapattoni perde a Perugia in Coppa Italia e Stefano Tacconi vede così rovinato il suo esordio dai suoi concittadini perugini.

I bianconeri reagiscono e dopo un pareggio a Bari, fanno scattare la legge del Comunale contro Taranto e Catanzaro. Anche se con qualche apprensione di troppo, i detentori del trofeo vanno avanti ed evitano una partenza falsa.

È vero, è pur sempre la Coppa Italia, ma nella stagione precedente la vittoria ha evitato il fallimento su tutta la linea. Ma sono altri i traguardi che interessano: la Serie A e la Coppa delle Coppe. Due competizioni che iniziano praticamente insieme: domenica 11 settembre c’è il debutto in campionato con l’Ascoli, mercoledì 14 settembre quello in Europa con il Lechia Danzica. Entrambi a Torino, quindi c’è di nuovo far valere la legge del Comunale.

Dagli azzurri ad Azzurra

Un anno dopo gli azzurri, a far sognare ci prova Azzurra. È la barca iscritta alla Louis Vitton Cup che si disputata proprio nell’estate del 1983. Gli italiani si ricordano di essere un popolo di navigatori e si appassionano alle regate. Tra gli interessati c’è anche Gianni Agnelli. Che non solo è un amante del mare ma è anche l’armatore di Azzurra.

E tra una virata e una strambata, l’Avvocato riesce anche a parlare di Juve. L’esito della stagione 1982/83 non l’ha digerito fino in fondo e parte con uno dei suoi affondi. “Sono contento di Azzurra e Ferrari, la Juve invece non è ancora a posto”. 

Tocca a Michel Platini e compagni rispondere sul campo. E visto cosa combineranno i bianconeri, nei 3 giorni a cavallo tra l’11 e il 14 settembre, le parole di Agnelli hanno avuto almeno il merito di colpire nel segno.

11 e 14 settembre, l’inizio di qualcosa di straordinario

Domenica 11 settembre scatta la Serie A. Per una volta l’attenzione non è puntata sulla Juve, ma sulla Roma detentrice di uno Scudetto che ha fatto sognare la parte giallorossa della Capitale.

Per il suo esordio, la Signora deve vedersela proprio con un “core de Roma”: è Carletto Mazzone, allenatore dell’Ascoli. Subito una sfida tutta bianconera al Comunale. Ma non si può certo definire un derby e neppure uno scontro ad armi pari.

Alla squadra di Trapattoni basta un tempo per chiudere i conti. Si scatena subito Paolo Rossi che infila una doppietta. Il primo dei suoi gol è anche il più veloce della Serie A e le 700 bottiglie di vino, che nel 1981 sono finite nella cantina di Bettega, stavolta toccano a Pablito. 

Penzo e Platini mettono altre 2 carte sul tavolo e al ritorno negli spogliatoi ci sono 4 gol di differenza tra le 2 squadre. E restano altri 45 minuti da giocare, con la possibilità che lo spettacolo non si finito.

Partenza con l’acceleratore pigiato

L’Ascoli prova una timida reazione e si procura anche un rigore. Ma Tacconi si presenta al meglio ai suoi nuovi tifosi parando il tiro di De Vecchi. I marchigiani alzano bandiera bianca e la Juve infierisce. 

Platini e Penzo imitano Rossi nella giornata delle doppiette fumanti. E anche Boniek mette la sua firma con la rete più spettacolare di giornata. È un 7-0 senza commenti e che lancia un segnale: chi vorrà vincere il tricolore dovrà fare i conti con Madama.

La prima giornata è una girandola di gol e a far notizia è la tripletta di Zico, al suo esordio con l’Udinese. Platini ha trovato un degno rivale per la classifica dei cannonieri. 

Quel che interessa al Trap è un’altra cosa: la squadra ha scelto il modo migliore per arrivare all’esordio in Europa, alla prima di Coppa delle Coppe di mercoledì 14 settembre contro il Lechia Danzica.

Stampa Sera dopo Juventus-Ascoli

14 settembre, un derby per Boniek

Ci sarà quindi una squadra polacca sulla strada della Juventus. Il Lechia Danzica non è una delle formazioni d’élite del paese, come per esempio quel Widzew Lodz che, quando aveva ancora Boniek, fece fuori i bianconeri dalla Coppa Uefa 1980/81.

Questa è una formazione composta per lo più da dilettanti, reduce da una stagione storica. Ha appena conquistato la promozione nella massima serie e anche la coppa nazionale: per questo ha avuto accesso alla Coppa delle Coppe.

L’allenatore si chiama Iastrebowski e ha anche dei trascorsi con Boniek nelle giovanili del Widzew. Uno che sa il fatto suo, tanto che alla vigilia, dal ritiro di Asti dove alloggia la squadra, si dice sicuro su un fatto: i suoi non commetteranno gli errori dell’Ascoli. Ben presto si accorgerà del contrario.

Un 14 settembre indimenticabile per Penzo

Mercoledì 14 settembre, ecco il momento della prima in Europa. L’ultima volta che i bianconeri hanno giocato nelle coppe, sono usciti con le ossa rotte: il ricordo di Atene è ancora vivo. Ripenso a un’intervista rilasciata tempo fa da Tacconi che, a riguardo, disse candidamente: “La sconfitta di Atene è stata la mia fortuna. Se la Juve avesse vinto la Coppa dei Campioni, la squadra avrebbe iniziato a calare. Invece i miei compagni sono ripartiti più arrabbiati e da lì è iniziata la nostra cavalcata”.

E la cavalcata parte, a spese della squadra di Danzica. Come aveva detto il tecnico polacco? Non commetteremo gli errori dell’Ascoli. Fine primo tempo: Juventus 4, Lechia 0.

Dopo essersi preso tanti applausi in campionato, Domenico Penzo completa la sua 3 giorni da ricordare. L’attaccante si porta sulle spalle l’eredita di Bettega e per una sera diventa il protagonista: 2 i suoi gol all’intervallo e 2 quelli di Platini.

Nella ripresa Penzo rende speciale il suo esordio assoluto in Europa, ne mette altri 2 e firma un poker da tramandare ai posteri. I giochi li chiude un Rossi più in versione assist. È un altro 7-0 e sul computo c’è anche un rigore sbagliato dallo stesso Pablito.

Sono 14 gol in 180 minuti. Ma soprattutto un avvio folgorante per una stagione, la 1983/84, che verrà ricordata per una delle più entusiasmanti di sempre. In Italia e in Europa.  

La Stampa del giorno dopo il successo del 14 settembre

NOTA A MARGINE

La forza delle parole

Riguardando i vari servizi televisivi dell’epoca, per una volta non sono stato colpito dai gol. Beh, 14 in 2 partite sono tanti e alcuni, devo ammettere, sono stati davvero spettacolari. 

Ma altro ha attirato la mia attenzione e sono state le interviste nei post gara di quella doppia sfida contro Ascoli e Lechia. Un paio in particolare. 

Una di Domenico Penzo, assoluto protagonista della serata di coppa. Alla domanda su come la Juve avrebbe gestito la stagione con 2 impegni così importanti, l’attaccante ex Verona risponde: “Il nostro obiettivo è vincere sempre, ma se a un certo punto dovremo scegliere, punteremo tutto sul campionato”. Segno che, forse, le coppe europee non erano così sentite dai calciatori. O almeno, non come il campionato. Di fatto come ha ricordato anni dopo Umberto Agnelli, in una dichiarazione del 1996 che ho già riportato qui su Almanacco Bianconero.

E poi c’è Platini. Che anche davanti ai microfoni dribbla le domande e colpisce di fino. E dopo la gara con l’Ascoli esce con un: “7-0? Non conta niente, sono sempre 2 punti. Preferisco vincere 7 partite 1-0 che una 7-0”. Chapeau Michel.  

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