13 settembre 1981 – Viaggio verso la 2ª stella

13 settembre 1981 – Inizia il cammino direzione 20° Scudetto

Gli ’80 sono i nuovi ’70. Per la Juventus, l’inizio del decennio è nel segno della continuità con il precedente, soprattutto delle vittorie. Un dato spicca evidente: dal 1971 – quando Boniperti è diventato presidente – al 1981, gli scudetti sono passati da 13 a 19. La seconda stella adesso è a portata di mano. E il viaggio per prenderla parte il 13 settembre. Con una goleada, tanto per dare subito un segnale a tutti.

La continuità della Juve di Boniperti 

Sei scudetti in 10 stagioni. La Juventus targata Giampiero Boniperti non è straripante come quella del Quinquennio, ma ha una continuità che in Italia non si era mai vista. La linea verde lanciata a inizio anni ’70 ha dato i frutti sperati.

Un dato impressiona tutti. Quando l’ex capitano diventa presidente nel luglio 1971, il club è fermo a 13 campionati vinti. E “fermo” è la parola giusta perché non si festeggia dal 1967. Spostando la lancetta in avanti di 10 anni, all’estate 1981, il conto è salito a 19. La seconda stella, un miraggio fino a pochi anni prima, adesso è davvero a portata di mano.

Obiettivi mondiali e stellari

Quando inizia la stagione 1981/82, per gli obiettivi c’è solo l’imbarazzo della scelta. La Juve è tornata tricolore dopo un’astinenza di soli 2 anni. La prima annata targata Liam Brady ha portato lo Scudetto 19 e ora la seconda stella si vede a occhio nudo.

Poi c’è sempre quella Coppa dei Campioni a cui fare il filo. I bianconeri hanno capito presto l’antifona: ogni anno c’è qualcosa che va storto e si fa a gara per trovare un motivo diverso. Una tradizione che a Torino prosegue anche oggi, anno astrale 2021.

Ma per tanti, il 1982 che è alle porte ha un altro significato: i Mondiali di Spagna. Dopo il figurone in Argentina nel 1978 e la battuta a vuoto nell’Europeo del 1980, c’è curiosità: l’Italia di Enzo Bearzot come arriverà all’appuntamento clou dell’estate?

Zoff, Boniperti e Trapattoni: 3 simboli di casa Juve

Sono in tanti, tra i ragazzi di Trapattoni, ad aver messo il l’evento nel mirino. E vincere con la Juve sarebbe il miglior viatico, prima di volare in Spagna. In 6 hanno il passaporto in mano: Zoff, Gentile, Cabrini, Scirea, Tardelli e Bettega. In più si aspetta l’esplosione di un possibile outsider come Domenico Marocchino. 

E poi c’è lui, Paolo Rossi. Il bomber è squalificato fino a inizio maggio, ma Boniperti ha colto l’occasione di riportarlo a Torino. Ora c’è da aspettare, con pazienza, il suo ritorno in campo. E in attesa c’è anche Bearzot: il “Vecio” è disposto a rinviare la scelta fino all’ultimo minuto, prima di consegnare la lista dei convocati.

Prosegue la linea verde

La linea verde di Boniperti prosegue anche nel 1981. Altri 2 baluardi salutano Torino: Franco Causio si accasa a Udine, Antonello Cuccureddu rinforza una Fiorentina che sarà la rivale numero uno dei bianconeri in stagione.

Per l’attacco si può restare così. In attesa di Rossi, c’è il  vivaio in aiuto. Sono anni in cui il Combi sforna talenti e ora tocca a giovane centravanti farsi sotto. Si chiama Giuseppe Galderisi e il soprannome “Nanu” lo etichetta: è basso di statura ma in area avversaria diventa un gigante.

Nel 1980 hanno riaperto le frontiere e già si pensa a un secondo straniero. La Juve anticipa i tempi, anche se definire “straniero” un ragazzo di San Marino può stonare. Da Cesena, ecco Massimo Bonini, centrocampista destinato a un compito arduo: ereditare il posto di Beppe Furino. Ma per il futuro, perché lo storico capitano è ancora al suo posto.

Hurrà Juventus con Bonini e Rossi

Tv sempre più protagonista

Apro una di quelle parentesi che mi piacciono tanto. All’inizio degli anni ’80, la televisione è protagonista, ogni giorno di più, nella vita degli italiani. O meglio, è la vita vera a entrare nelle case attraverso il tubo catodico. Nel 1981 accadono una serie di eventi che incollano gli spettatori allo schermo. Se il matrimonio di Carlo d’Inghilterra e di Lady Diana è puro intrattenimento, gli attentati al neo eletto presidente americano Ronald Reagan e a Papa Giovanni Paolo II lasciano col fiato sospeso.

Ma un altro evento segna il punto di non ritorno. A giugno, per alcuni giorni, tutti gli occhi sono puntati su Vermicino, centro alle porte di Roma. Un bambino di nome Alfredino Rampi cade in un pozzo e i tentativi – purtroppo vani – di salvargli la vita sono seguiti in diretta dalla Rai.

La tv non sfonda invece con il calcio. Ci sono le dirette delle partite di coppa, non tutte e neppure per intero. Per il campionato bisogna accontentarsi, al massimo la registrazione di qualche secondo tempo.Non mancano i programmi sportivi per fortuna – ovviamente tutti di mamma Rai – che trasmettono almeno le immagini dei gol. La diretta di una gara di Serie A sarà cosa solo del decennio successivo.

Falsa partenza, in attesa del debutto del 13 settembre

Ma torniamo alla Juve. Nonostante i pronostici, la stagione 1981/82 parte male. È vero, la Coppa Italia è il terzo obiettivo stagionale, ma restare fuori già in estate è un punto di demerito. Oltre che una seccatura per Trapattoni e Boniperti. Figurasi poi se a imporre lo stop è il Toro: i granata vincono il derby del girone e avanzano. Ma i bianconeri devo recriminare su altro, una vittoria buttata contro il Perugia dopo un vantaggio di 2 gol, per giunta in casa.

Restano gli altri traguardi, i più ambiti, che partono uno dopo l’altro. La Serie A scatta il 13 settembre con il match casalingo contro il Cesena. Tre giorni dopo c’è la prima in Europa e i Campioni d’Italia ripartiranno da dove si erano fermati l’ultima volta, nel 1978: da Glasgow. Ma stavolta, invece dei Rangers, ci sarà il Celtic.

Ma prima mi prendo un’altra digressione. Lo spunto me l’ha dato La Stampa di quei giorni di settembre del 1981, a ridosso dell’inizio del campionato. Un’inchiesta tutta torinese per censire il tifo calcistico in città. Ebbene, la Juve perde il secondo derby in pochi giorni.

Contando solo gli iscritti ai club ufficiali, i granata si impongono anche piuttosto nettamente: 9mila contro 5mila. Con qualche curiosità, come il club dei vigili tifosi del Toro, che possono contare come presidente onorario il sindaco Diego Novelli.

Molto più staccate le altre squadre, Milan e Inter su tutte.  Ma anche e soprattutto le squadre del Sud – come Napoli e Catanzaro – seguite dai tanti lavoratori meridionali giunti negli anni a Torino.

13 settembre, via la caccia alla stella

Domenica 13 settembre scatta quindi la Serie A 1981/82, che dovrà portare ai Mondiali di Spagna.

Come detto, per la Juventus è un debutto casalingo. Al Comunale è attesa la visita del Cesena, appena tornato nel massimo campionato dopo una parentesi di 4 anni in B. L’allenatore è quel GB Fabbri che è stato commissario tecnico della Nazionale, nonché uomo fondamentale per l’esplosione di Paolo Rossi ai tempi del Vicenza. Nella rosa romagnola c’è anche un ragazzo cresciuto al Combi: Vinicio Verza.

Trapattoni mette in campo un undici senza novità rispetto al campionato precedente. Rossi è in tribuna, costretto a mordere il freno, l’ex Bonini parte dalla panchina, pronto a entrare nella ripresa.

Davanti c’è Virdis a fare coppia con Roberto Bettega. Bobby Gol è passato dalla vittoria della classifica marcatori nel 1980 a un’annata, la precedente, molto meno prolifica. Ora che si avvicina il Mondiale vuole tornare protagonista e ci riesce subito.

Bettega negli anni '80

I bianconeri di casa sono avanti già al 2’: cross di Cabrini e stacco vincente di Bettega. Non è solo il gol del vantaggio, ma anche il più veloce del campionato, che frutta un premio di 700 bottiglie di vino abruzzese.

Bettega ha di che brindare, quindi. E lo fa altre 2 volte in quel pomeriggio del 13 settembre. L’altro protagonista è Gaetano Scirea che firma una doppietta: spettacolare il 2-0 con un missile che si insacca all’incrocio. 

Di Pierino Fanna il sesto gol che permette di cominciare con una goleada. Finisce 6-1, con la rete cesenate che porta proprio la firma di Verza. La Juventus inizia nel migliore dei modi il suo viaggio verso la seconda stella.

13 settembre, l'esultanza dopo uno dei gol al Cesena

NOTA A MARGINE

13 settembre 1995, un altro primo passo verso la storia

Durante la puntata, ho fatto cenno a questa innata dote della Juventus di complicarsi la vita in Coppa dei Campioni. Durata anche quando la competizione ha preso il nome di Champions League.

Anzi, l’esordio ufficiale nel torneo con la nuova formula è una sorta di emblema. Il 13 settembre 1995, i bianconeri fanno il loro esordio ufficiale nella trasferta in casa del Borussia Dortmund. Con l’orgoglio del tricolore di nuovo cucito sul petto, ma senza Gianluca Vialli e Fabrizio Ravanelli squalificati.

E cosa c’è di meglio di farsi segnare un gol al primo minuto? Per giunta da un ex come Moeller. Sembra il classico segno del destino, ma la Juventus targata Marcello Lippi ha basi solide e ribalta tutto. Intanto il Borussia, raggiunto, superato e staccato dai gol di Padovano, Del Piero e Conte che fissano il 3-1 finale. 

E poi l’intera competizione, che verrà vinta a maggio 1996, a Roma, contro l’Ajax. Ai rigori, dopo aver dominato la partita. Ma si sa, alla Juve in Europa le imprese facili non sono mai piaciute!

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