12 settembre 1993 – La N. 1 di Del Piero

12 settembre 1993 – La prima presenza di Alessandro Del Piero

Qualche anno fa, mi sono fatto prendere anch’io dal trip della corsa. Tra tabelle, ripetute e scatti, mentre preparavo la mia prima e unica maratona, ho appreso una lezione che è stata utile anche per la di vita: per lunga che sia la corsa da affrontare, devi sempre partire da un primo passo. Una regola che vale per tutto, anche per i record destinati alla storia. Come quello per il numero di presenze con la maglia della Juventus stabilito da Alessandro Del Piero. Il percorso che ha portato fino a quota 705 è iniziato dalla partita numero 1. Che ha un luogo e una data: Foggia, 12 settembre 1993.

Da San Vendemiano a Torino per entrare nella storia

Nell’estate del 1993, nessuno può immaginare che stia per iniziare nuova pagina di storia della Juventus. Giampiero Boniperti – bandiera del club e detentore del record di presenze e gol – ha appena acquistato colui destinato a scalzarlo da entrambe le classifiche: da Padova ha portato a casa Alessandro Del Piero.

Si tratta di un ragazzo che deve ancora compiere 19 anni e nella squadra veneta ci ha messo poco a emergere. Nelle giovanili, dove ha dimostrato di essere 2 passi avanti ai suoi coetanei. Ma anche in Prima Squadra con cui ha esordito in Serie B segnando anche il suo primo gol tra i professionisti. In più ha una caratteristica che a Boniperti non può sfuggire: è pure un grande tifoso juventino.

Ma è pur sempre un giovane, anche se di belle speranze. E la Juve in rosa ha attaccanti che si chiamano Gianluca Vialli, Roberto Baggio e Fabrizio Ravanelli. Quando sbarca a Torino, esaudendo così un sogno, ad attendere Del Piero non c’è nessuno. Non c’è la calca che oggi siamo abituati a vedere davanti al J-Medical e non ci sono giornalisti coi taccuini in mano. 

Ad accoglierlo c’è solo una persona che, negli anni, diventerà importante per lui. È Salvatore Giglio, da anni fotografo ufficiale del club, autore di alcuni scatti diventati poi quei poster che hanno arredato la cameretta dell’Alessandro bambino.  Giglio è lì, con la sua attrezzatura e con una maglia bianconera presa in magazzino: c’è da realizzare il servizio fotografico per Hurrà Juventus.

1993, attesa per il definitivo salto di qualità

Il 1993 è un anno di grande fermento. I contraccolpi per quanto accaduto nel 1989 (nel mondo) e nel 1992 (in Italia) si susseguono senza soste. L’Europa cambia ancora volta, con la Cecoslovacchia che si divide tra Repubblica Ceca e Slovacchia. Gli Stati Uniti hanno un nuovo presidente, Bill Clinton, che riesce subito in un’impresa storica: mettere allo stesso tavolo Israele e Palestina per fermare la violenza in Medio Oriente.

Da noi la valanga di Tangentopoli continua a rotolare e lasciare macerie. Finisce l’era della Democrazia Cristiana, il partito che più di tutti ha segnato la storia repubblicana. E infatti si assiste a un’altra cosa mai vista: un governo non parlamentare, con Carlo Azeglio Ciampi nuovo presidente del Consiglio.

La guerra di mafia ha avuto l’escalation nel 1992, con gli attentati a Falcone Borsellino. Ora è lo Stato a battere un colpo con l’arresto di Totò Rifina.

Per la Juventus, il 1993 è stato un anno di sorrisi, almeno fino all’estate. L’investimento Vialli ha fruttato e la squadra di Giovanni Trapattoni è tornata ad alzare un trofeo: la terza Coppa Uefa della sua storia. Invece ancora nulla sul fronte campionato. Ma il gruppo, che può contare su un Roberto Baggio in aria di Pallone d’Oro, ha tutto per tentare il definitivo salto di qualità e puntare allo Scudetto che manca dal 1986.

Largo ai giovani

In una delle puntate precedenti, ho fatto cenno al Settore Giovanile. Argomento che mi sta sempre a cuore, non a caso ci ho dedicato il mio primo podcast Gioventù Bianconera. 

Ti avevo detto che Boniperti, al suo ritorno alla Juve, aveva deciso di rimettere mano al vivaio. Da troppo tempo in Prima Squadra non si vedevano giovani cresciuti al Combi. E in un periodo in cui bisogna ingegnarsi per contrastare lo strapotere economico di Silvio Berlusconi, anche questa è una strada da tentare. Pure Beppe Furino torna a casa, a dirigere quel vivaio da dove ha mosso i primi passi da ragazzo.

Altri storici volti bianconeri lavorano già coi giovani. Ci sono Cuccureddu, Salvadore, Sacco, Mesiti, Maggiora, Chiarenza: Furia punta su di loro e sulla rete di osservatori per portare a Torino i piccoli campioncini del futuro.

Tra questi c’è proprio Del Piero. Che è stato acquistato per la Prima Squadra ma che inizialmente si divide con la Primavera di Cuccureddu. Dove scalpitano ragazzi di sicura prospettiva: Cammarata, Manfredini, Binotto, Squizzi, Dal Canto, Loria. Di tutti loro, insieme, si sentirà parlare molto durante l’annata 1993/94.

Un pazzo avvio di stagione

Intanto la stagione prende il via e per la Juventus è un inizio pazzo. La squadra di Trapattoni parte in campionato come da pronostico, battendo la Cremonese al Delle Alpi. Tutt’altro impegno per la seconda giornata. 

C’è già un test impegnativo, in casa di un rivale storica come la Roma. I bianconeri soffrono nel primo tempo ma dominano letteralmente la ripresa. Ma trovano tutti i modi per non vincerla. L’arbitro assegna 2 rigori netti. Baggio sbaglia il primo e lascia a Vialli l’incombenza del secondo ma l’ex doriano fa anche peggio: oltre a fallire la conclusione si frattura un piede. Danno e beffa. Doppia. Perché non basta neppure il gol di Moeller per portare a casa un punto. Si tratta del primo ko stagionale.

L’occasione per rimediare arriva subito. C’è l’infrasettimanale con la Sampdoria ed è una gara che entra negli annali. Da inizio stagione, in Serie A ha fatto la sua comparsa la pay tv e il match con i blucerchiati è il primo per i bianconeri. Che scacciano la paura e vincono una gara fondamentale.

Va bene i punti, ma ora bisogna colmare il buco che Vialli lascerà per qualche mese. Pensando alla prossima sfida, quella di Foggia del 12 settembre.

Baggio e Vialli, da compagni di squadra ad avversari nel 1996

A Foggia, il 12 settembre, con un Del Piero in più

Foggia è sinonimo di Zeman, nipote di Cestimir Vycplaek e tecnico che non passa mai inosservato. Anche per le polemiche che le sue dichiarazioni, più o meno consapevoli, provocano. E anche stavolta è partito un tiro incrociato con Torino da dove Trap risponde per le rime.

Poi c’è la questione campo, che è quella che interessa di più. Alla vigilia della trasferta nella sua Puglia, è Antonio Conte a prendere la parola. Il centrocampista leccese fa parte del gruppo da neppure 2 anni ma ha già scalato la classifica dei leader di spogliatoio. Dopo il gol alla Samp, parla con i cronisti per fare il punto della situazione.

Il tema è soprattutto uno: le difficoltà juventine in trasferta. Palesate tante volte nella stagione precedente e subito affiorate a Roma, anche se la sconfitta è stata più frutto degli episodi. Il proclama di Conte è di quelli che non passano inosservati: “Se vinciamo a Foggia puntiamo allo Scudetto, altrimenti rivivremo il tran tran dello scorso anno”. E siamo solo alla vigilia della 4ª giornata.

Per superare il mal di trasferta, Trapattoni decide di puntare su un po’ di gioventù. Per il viaggio a Foggia è aggregato anche Alessandro Del Piero, che fino a quel momento non è mai andato neppure in panchina con la Prima Squadra.

Attenzione al Foggia dei miracoli

Poi c’è un altro motivo per cui stare attenti per il match del 12 settembre. A Foggia, i bianconeri hanno sempre sofferto da quando i rossoneri sono riapparsi in Serie A a inizio anni ’90.

Quello del 1993 non è il più il cosiddetto Foggia dei miracoli. Sono già emigrati Rambaudi, Baiano e Signori, i 3 attaccanti che hanno incarnato le potenzialità offensive del gioco di Zeman.

Ma il boemo non si è scomposto e ha trasmesso gli stessi dogmi ai suoi nuovi giocatori, come Di Biagio, Stroppa, Bresciani o quel Bucaro che anni dopo diventerà allenatore della Primavera della Juventus.

In più anche l’entusiasmo dello Zaccheria può fare la sua parte. Come successo nell’ultimo precedente, quando un gol di Ravanelli non è bastato a evitare il ko.

Trapattoni vuole giocarsela a viso aperto e punta subito su Baggio, Moeller e Ravanelli con Del Piero in panchina. Dietro è tornato Kohler e questo dovrebbe tranquillizzare.

L’effetto Zaccheria si nota subito. Al primo affondo i padroni di casa vanno in gol con l’olandese Roy, ma l’arbitro Amendolia annulla su segnalazione di un guardalinee. È l’episodio destinato a far parlare a lungo, anche se mancano più di 85 minuti alla fine. Subito dopo Peruzzi deve salvare su Sciacca.

La Juventus entra finalmente in partita e lo fa con il piglio della grande squadra. Mette sotto i rivali e crea occasioni a ripetizione, anche clamorose, ma Baggio, Moeller e Julio Cesar le sprecano.

L’intervallo è bollente. Il gol annullato in apertura brucia ancora e Boniperti viene preso di mira dai tifosi della tribuna. Il Presidentissimo deve essere portato via a forza per evitare che la situazione degeneri.

Un 12 settembre indimenticabile solo per Del Piero

Nella ripresa, gli uomini di Trapattoni non aggiustano la mira e continuano a sprecare occasioni. E prima del 20’ si trovano anche sotto con Roy che bissa il gol in apertura e questa volta non ci sono dubbio: Foggia avanti.

I bianconeri pareggiano 5 minuti dopo e l’azione è l’emblema della partita. Baggio e Moeller sbagliano di nuovo sotto porta, ma questa volta c’è Ravanelli a mettere la zampata decisiva.

Proprio Ravanelli lascia il campo poco dopo e al suo posto entra Del Piero. È il minuto numero 74, come l’anno di nascita di Alex che fa così il suo esordio con la Juve e anche in Serie A a 19 anni ancora da compiere.

12 settembre 1993, Del Piero entra in campo con la Juventus

La sfida non ha altri sussulti e sarebbe destinata a finire nel lungo elenco della partite anonime. Ma quello scampolo di gioco di Del Piero rappresenta l’inizio di una storia incredibile. In quel 12 settembre, l’esordio del ragazzo di San Vendemiano passa quasi sotto traccia, nei servizi tv e sui giornali. Se non fosse per una sua breve dichiarazione rilasciata prima di lasciare lo Zaccheria: “Pochi minuti ma mi bastano, sono contento così”. La prima di 705 presenze con la maglia della sua squadra del cuore.

NOTA A MARGINE

Salvatore Giglio e una maglia da museo, prima di quella del 12 settembre

Durante questa puntata del 12 settembre, ho fatto un cenno all’arrivo a Torino di Del Piero. Ma quel primo giorno merita più spazio, soprattutto dopo che ne ho sentito raccontare la storia da Salvatore Giglio.

Come mi ha detto Salvatore, c’era solo lui quella mattina al Centro di Medicina dello Sport, la struttura all’interno dello stadio Comunale dove i giocatori si recavano per le visite mediche.

Nessun giornalista e nessun tifoso. Solo lui, il fotografo ufficiale, per immortalare il nuovo acquisto e realizzare il servizio per Hurrà Juventus. Il classico ritratto per far conoscere ai tifosi il nuovo arrivato.

Terminate le visite, Giglio accompagna Del Piero sul terreno dello stadio e gli fa indossare una maglia bianconera che si è fatto dare dai magazzinieri. E qui arrivo al punto del racconto che ho sempre trovato più indicativo del personaggio Del Piero. Finito lo shooting, Alex se la toglie e la ripiega con cura. 

Un gesto che ha stupito lo stesso Salvatore, segno di un ragazzo che quella maglia l’ha sognata fin da bambino e da quel momento è realtà.

Con gli anni, i 2 hanno stretto i loro rapporti. Lasciata la Juventus, Giglio è diventato il fotografo ufficiale di Del Piero e le sue foto hanno continuato a fare il giro del mondo. Come la sua più famosa, quella di Platini sdraiato a Tokyo dopo il gol annullato nell’Intercontinentale.

Salvatore Giglio maglia Del Piero

Ultimo dettaglio. Quella maglia è ancora nelle mani di Salvatore che la porta spesso con sé e la mostra con orgoglio. Sottolineando un particolare che in quel 1993 era superfluo, ma che è diventato significativo dopo il 2012. Aveva il numero 19, come gli anni che Alessandro Del Piero ha trascorso con la Juventus. Per la serie, il destino in una maglia. O in una foto!

 

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