12 ottobre 1941 – Obiettivo seconda Coppa Italia

12 ottobre 1941 – Cinquina alla Pro Patria

Questo ultimo anno e mezzo di pandemia ce lo ha ribadito, se ancora ce ne fosse bisogno. Il calcio ha una valenza sociale, aiuta a distogliere l’attenzione dai problemi. La partita rappresenta una pausa di 90 minuti dalle preoccupazioni di tutti i giorni. Oggi, così come lo è stato in passato. Come per esempio nel 1941. In piena Seconda Guerra Mondiale, mentre le Potenze dell’Asse stanno invadendo l’Unione Sovietica, in Italia parte la stagione ufficiale. Il 12 ottobre scatta la Coppa Italia e la Juventus inizia il cammino verso il trofeo, il secondo della sua storia. A Torino, la Pro Patria è spazzata via 5-0 con tripletta dell’albanese Riza Lushta, l’autentico protagonista della cavalcata bianconera.

1941, l’Italia in guerra su più fronti

Nell’ottobre del 1941, in Italia il calcio non è proprio al centro dell’attenzione. Da quasi un anno e mezzo il paese è entrato nella Seconda Guerra Mondiale. Benito Mussolini ha seguito Adolf Hitler e l’esercito italiano è entrato nel conflitto a fianco delle Potenze dell’Asse.

Quando inizia l’autunno, i soldati italiani sono impegnati su più fronti: la Libia, l’Abissinia, i Balcani e soprattutto l’Unione Sovietica. La Germania ha aperto il fronte orientale e punta ad arrivare a Mosca, confidando in una guerra lampo prima che inizi l’inverno.

Le prime notizie dal fronte sono ampiamente favorevoli. I giornali le annunciano con toni trionfalistici, in linea con la propaganda voluta dal regime.

Quando si avvicina il 12 ottobre, ogni giorno si parla dell’avanzamento delle truppe dell’Asse e di migliaia di nuovi prigionieri tra i sovietici. Si aspetta la resa di Stalin da un momento all’altro, ma – come sappiamo dalla storia – il conflitto andrà incontro a un altro destino.

12 ottobre, il pallone italiano riprende a rotolare

Mentre le pagine dei giornali sono pieni di resoconti bellici, qualche trafiletto viene riservato anche al calcio. Nonostante il conflitto stia imperversando in gran parte dell’Europa, in Italia parte la stagione 1941/42.

Il campionato scatterà solo a fine mese, domenica 26 ottobre. I primi impegni ufficiali sono in Coppa Italia. Dopo un primo turno eliminatorio, il tabellone vero e proprio parte domenica 12 ottobre con i sedicesimi di finale.

Per la Juventus è in programma un esordio casalingo contro la Pro Patria, appena tornata in Serie B dopo alcune stagioni in C.

12 ottobre 1941. la Juventus punta la Coppa Italia

Obiettivo, rinverdire i fasti vincenti

Quando sono iniziati gli anni ’40, la Juventus da un po’ vive un ruolo da comprimaria. Nella prima metà degli ’30, i bianconeri hanno fatto letteralmente indigestione di trionfi, con i 5 scudetti di fila targati Edoardo Agnelli.

Ma dopo la scomparsa dell’erede di casa Fiat, le cose non sono andate altrettanto bene. Nella seconda metà del decennio, le soddisfazioni si sono diradate e un solo trofeo è entrato in bacheca. Piuttosto significativo, perché si è trattato della prima storica Coppa Italia conquistata al termine della stagione 1937/38. Poche settimane prima che la Nazionale di Vittorio Pozzo centrasse il bis Mondiale in Francia.

Di quel doppio gruppo vincente, bianconero e azzurro, facevano parte i terzini Foni e Rava. E sono ancora al loro posto anche nel 1941, pronti a dare ancora il loro contributo. 

Del gruppo fa parte un attaccante nato nell’attuale Kossovo e a quel tempo cittadino albanese: si chiama Riza Lushta ed è arrivato un anno prima dal Bari. In patria ha vinto 3 campionati conquistando per 2 volte la classifica marcatori.

In più è appena tornato a casa uno degli eroi del Quinquennio: Giovanni Ferrari. Arrivato nel 1930 insieme a Carcano, ha messo la firma su tutti i 5 scudetti della serie. E quando è andato via ha continuato vincerne, 2 con l’Inter e uno, l’ultimo, con il Bologna. Senza dimenticare i 2 titoli Mondiali.

Con i suoi 8 tricolori è stato a lungo il recordman italiano, raggiunto da Furino e da Ferrara, prima di essere scavalcato dai 12 di Gigi Buffon, compresi i 2 sottratti da Calciopoli.

Ferrari ha 34 anni quando torna a vestire il bianconero e accetta l’incarico di allenatore e giocatore. Così come aveva fatto il compagno Viri Rosetta tempo prima.

Giovanni Ferrari, stella bianconera

12 ottobre, riecco la Pro Patria

La nuova Juve targata Ferrari accende i motori il 12 ottobre. C’è l’esordio casalingo contro la Pro Patria, squadra di Busto Arsizio.

I lombardi hanno militato in Serie A nelle prime 4 stagioni a girone unico. Poi, dopo una serie di vicissitudini, sono finiti addirittura in Serie C, da dove sono riemersi nell’ultima annata. Sono appena tornati in Serie B e per questo inseriti nel tabellone di Coppa Italia.

La trasferta a Torino non è nuova per la Pro Patria, anche se i precedenti non sono proprio incoraggianti. Le 5 sfide disputate sotto la Mole sono state tutte vinte dai bianconeri, 3 delle quali con almeno 3 gol di scarto.

Da segnalare soprattutto una, già incontrata nel cammino di Almanacco Bianconero: quella del 1930, che segnò l’inizio dell’era del Quinquennio e anche l’esordio di Carcano e Ferrari. 

L’ultimo confronto risale a quasi 9 anni prima, all’ottobre 1932, e nel 2-0 juventino c’è anche la firma dello stesso Giovanni Ferrari che raddoppia il gol iniziale di Munerati.

12 ottobre, altra goleada bianconera 

I precedenti non lasciano molto spazio alle sorprese. E anche adesso, nel 1941, il divario appare piuttosto netto. Sancito dalla categoria di differenza.

E sancito soprattutto dal campo. La sfida del 12 ottobre è a senso unico. I bianconeri patiscono solo un po’ nel primo tempo, chiuso con un solo gol di scarto, segnato da Bellini.

Nella ripresa il risultato assume proporzioni più nette. Raddoppia Colaneri dopo un quarto d’ora. Poi, come riporta La Stampa nella sua cronaca, Ferrari cambia schieramento in attacco, accentrando la posizione di Lushta.

L’albanese ripaga al meglio la fiducia infilando 3 gol in appena 11 minuti. Dal 75’ all’86. È un 5-0 che fa iniziare nel migliore dei modi la stagione e la Coppa Italia.

Riza Lushta, attaccante albanese della Juve

Al contrario di tante delle favorite. Al primo turno salutano già Inter, Roma, Napoli, Fiorentina e Torino. Emblematico che a eliminare i granata sia il Venezia di un certo Valentino Mazzola.

Per la Juventus è invece il primo passo di un cammino irresistibile nel trofeo nazionale che porterà al successo finale dopo l’arrivo in panchina di un altro storico ex quale Luis Monti. Il secondo della storia bianconera. Merito soprattutto di Lushta che chiuderà il torneo con 8 gol in 6 partite, tra cui un’altra tripletta nella finale contro il Milan.

Una Coppa Italia che sarà l’unico trofeo della Juventus per tutti gli anni ’40, un decennio non proprio indimenticabile della storia del club. Anche a causa della guerra, ma soprattutto del Grande Torino.

NOTA A MARGINE 

12 ottobre 1919, il calcio torna alla vita

Tornando ancora più indietro nel tempo, il 12 ottobre ha un’altra valenza simbolica per tutto il calcio italiano. Nel 1919, il pallone torna finalmente a rotolare dopo oltre 4 anni di stop forzato. La Grande Guerra è finita e tutta l’Europa prova a rialzarsi dopo momenti terribili. E così ci prova pure il calcio, tra mille difficoltà. 

Anche a Torino è di nuovo ora di tirare fuori le maglie bianconere. La Juventus non disputa una gara ufficiale dal marzo del 1915, quando ha provato a giocarsi le sue chance di  vincere lo Scudetto. Ma senza riuscire a superare il Genoa, che si è imposto per la settima volta nella sua storia.

Il 12 ottobre 1919 si riparte. La Juve è inserita in un girone a 6 tutto piemontese. All’esordio se la deve vedere con una squadra mai incontrata prima. Si tratta dell’US Alessandrina, formazione nata durante il conflitto bellico e la cui esistenza dura giusto una stagione, prima della fusione con la più nota Alessandria.

La sfida si disputa sul campo di Corso Sebastopoli, lo stesso utilizzato prima della guerra. I bianconeri vincono senza problemi, 3-0 con doppietta di Ferrero e gol di Bona. Ma in quel pomeriggio del 12 ottobre, il risultato è l’ultimo dei dettagli. Quello che conta è che il calcio si è rimesso in moto. Un altro segnale di un lento ritorno alla normalità.

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