11 settembre 2011 – Una casa chiamata Stadium

11 settembre 2011 – La prima gioia allo Juventus Stadium

Come raccontato qualche giorno fa, nella puntata del 3 settembre dedicata a Gaetano Scirea, alcune date sono entrate a forza nella nostra vita, a causa dei fatti collegati. Credo che sarai d’accordo con me se dico che l’11 settembre è la più emblematica di tutte, dopo l’attentato alle Torri Gemelle di New York. Una tragedia, di cui si celebra il ventennale, quanto mai attutale per quanto accaduto in questi giorni in Afghanistan.

Ma nel piccolo, e sottolineo molto piccolo, anche la Juventus è legata a un suo 11 settembre, il cui valore   però è decisamente diverso. Nel 2011, quindi 10 anni fa oggi, il club bianconero è entrato in una nuova fase della sua storia. Grazie allo Juventus Stadium, che ha ospitato la sua prima partita ufficiale. Quella con il Parma, destinata ad aprire un ciclo in quel momento impensabile.

Ci sono 11 settembre e 11 settembre

L’11 settembre sarà per sempre legato ai tragici fatti del 2001. Soprattutto per chi li ha vissuti in prima persona, anche solo in diretta tv. Una catastrofe, quella di New York, che ha cambiato il mondo e che porta ancora strascichi con sé. Basta vedere i telegiornali di questi giorni, con le toccanti scene dell’Afghanistan.

In questi 20 anni il mondo è andato avanti e altri 11 settembre si sono susseguiti. Alcuni di questi hanno lasciato un segno in altri settori. E a Torino lo sanno bene: proprio in questo giorno, nel 2011, i bianconeri hanno disputato la loro prima partita ufficiale allo Juventus Stadium. E da allora, la Juventus e il calcio italiano non sono stati più gli stessi.

Dimenticare Calciopoli

Il riassunto delle puntate precedenti è necessario. All’inizio della stagione 2011/12 la Juventus di Andrea Agnelli si trova già a un bivio. Il club ha faticato a rimarginare le ferite post Calciopoli. 

Dopo il ritorno in A, con Claudio Ranieri in panchina la squadra ha disputato 2 stagioni quanto meno positive. Ma nelle 2 successive le cose sono precipitate e i bianconeri non sono stati mai in corsa per i grandi obiettivi. Preoccupante soprattutto l’ultima, la 2010/11, già sotto l’ala della nuova gestione.

Andrea Agnelli è diventato presidente nel 2010, riportando un membro della Famiglia a guida del club. Beppe Marotta è l’uomo chiamato ad aiutarlo, insieme al suo braccio destro – Fabio Paratici – e al nuovo allenatore – Gigi Delneri -, entrambi portati con sé dalla Sampdoria.

Il mercato è incentrato sul made in Italy, puntando su talenti nostrani, molti dei quali promossi da Marcello Lippi per il Mondiale del Sudafrica. Ma neppure i vari Bonucci, Pepe e Quagliarella, o i Barzagli, Matri e Toni presi a gennaio, riescono a invertire la rotta. Finisce così che a Delneri tocca la stessa sorte del suo omonimo Maifredi 20 anni prima: fuori dall’Europa ed esonerato dopo una sola stagione.

Serve un nuovo allenatore e la decisione la prende Andrea Agnelli in persona: è Antonio Conte. Dopo un pomeriggio in cui è stato letteralmente preso in ostaggio, il presidente è convinto dalle idee del salentino, che già conosce dai tempi in cui capitanava la squadra sul campo.

La ricostruzione parte da Pirlo

Adesso è la squadra che deve essere allestita. Il primo rinforzo arriva quasi in omaggio: al Milan non credono più in Andrea Pirlo e il fuoriclasse bresciano sceglie Torino per ripartire.

Marotta fa poi shopping a Roma, su entrambe le sponde del Tevere, e porta a casa Mirko Vucinic e Stephan Lichtsteiner. Da Leverkusen arriva poi un cileno, ai più sconosciuti ma definito un possibile crack: Arturo Vidal. In più Conte ottiene un paio di altri elementi come piacciono a lui, gente che dà tutto e parla poco: Emanuele Giaccherini e Marcelo Estigarribia.

Fin dal primo giorno di ritiro a Bardonecchia, Conte lavora sulla testa dei giocatori. Per rivedere la Juve dei bei tempi, la “sua” Juve, bisogna ricreare la mentalità vincente, quella che pare essersi persa dopo le batoste degli ultimi anni.

Un compito difficile e il tempo non è molto. Ma il tecnico salentino trova nell’Assocalciatori un prezioso quanto inatteso alleato. Il sindacato è sul piede di guerra per il nuovo contratto collettivo e si mette in sciopero: salta la prima giornata di campionato, in programma a fine agosto. 

La Serie A 2011/12 partirà il 10 e 11 settembre. Quando la Juventus avrà ultimato i lavori in casa.

La nuova casa di tutti gli juventini

Ecco l’altra grande novità. Con l’inizio del nuovo campionato, i bianconeri lasciano di nuovo il Comunale – diventato nel frattempo Olimpico dopo il 2006 – e traslocano nel loro nuovo impianto: lo Juventus Stadium.

Uno stadio di proprietà. Anche in questo la Juventus anticipa tutti e si proietta nel futuro. Un futuro che non può essere solo determinato dai ricavi delle tv. Antonio Giraudo lo aveva capito in tempi non sospetti, quando aveva spinto per l’acquisizione di tutta l’area del Delle Alpi. Primo passo per la costruzione di un impianto moderno, come quelli di tutti i principali competitor europei.

Un progetto ambizioso che rischia il naufragio per Calciopoli. Invece ci pensa Jean-Claude Blanc a tenerlo in vita. Nonostante le difficoltà provocate dallo tsunami sportivo del 2006, il manager francese dà il via ai lavori. Che non vedrà mai terminare: la sua gestione finisce nel 2010, quando manca un anno al completamento.

Tocca ad Andrea Agnelli mettere l’ultimo tassello del puzzle e in estate la nuova casa bianconera è pronta. In tempo per l’inaugurazione dell’8 e per l’esordio casalingo dell’11 settembre.

Un’inaugurazione che fa storia

Giovedì 8 settembre è il momento di festeggiare. La Juventus tira fuori l’argenteria per mostrarla al mondo: è una sorta di giornata dell’orgoglio bianconero. Si rievocano i grandi successi e sul campo ci sono loro, i protagonisti che negli anni li hanno conquistati.

Il riassunto perfetto lo disegnano Giampiero Boniperti e Alessandro Del Piero, seduti sulla panchina su cui il club è stato fondato nel 1897: il passato che abbraccia il presente, mentre il club guarda al futuro.

Una serata simbolica, ma anche un’altra lezione per il gruppo di Conte. I nuovi arrivati capiscono cosa voglia dire essere alla Juve e anche per i cosiddetti vecchi, da Del Piero, a Buffon e Chiellini, è un ripasso di storia che sarà utile.

E anche i tifosi, non solo i 40mila fortunati che sono sugli spalti, capiscono che è il momento di far tornare i bei tempi.

11 settembre, antipasto di una stagione indimenticabile

Bella l’atmosfera, coinvolgente l’ambiente e stimolante tutta la serata. Ma è sul campo che la nuova Juve deve dare risposte, dimostrare di essere all’altezza del passato glorioso.

Domenica 11 settembre si fa sul serio. Juventus-Parma è il match delle ore 12.30. Fa davvero caldo a Torino all’ora di pranzo ma lo Stadium è esaurito, non si trova un posto vuoto. La campagna abbonamenti è stata un successo e tutti vogliono entrare allo Stadium. Vivere un’atmosfera diversa dai vecchi stadi, soprattutto il Delle Alpi, e iniziare a vedere le partite in un impianto realizzato apposta per il calcio. Con i giocatori quasi a portata di mano.

Ovviamente c’è curiosità di vedere la nuova squadra e accogliere Antonio Conte, che da giocatore è stato un idolo dei tifosi bianconeri.

E Conte lancia subito un segnale. In cui calcio in cui gli stranieri sono quasi in maggioranza, il tecnico schiera un 11 iniziale con ben 10 italiani, oltre allo svizzero Lichtsteiner. Davanti a Buffon ci sono Barzagli, Chiellini e De Ceglie, a centrocampo Pirlo, Marchisio, Pepe e Giaccherini, in avanti Matri con il recordman e capitano Alessandro Del Piero.

La Juve scesa in campo per la prima volta allo Juventus Stadium

Anche il Parma di Franco Colomba contribuisce alla giornata tricolore con una formazione quasi tutta italiana. In cui spiccano un paio di ragazzi cresciuti al Combi, come il portiere Mirante e Sebastian Giovinco. Non c’è invece Raffaele Palladino.

Proprio Giovinco e Palladino, autori di 3 delle 4 reti con cui il Parma aveva dominato l’ultimo confronto diretto a Torino all’inizio del 2011. Una buona base di partenza per vedere quanto è cambiata la Juve.

Il buon giorno si vede dal mattino

In tanti nutrono dubbi sulla nuova Juve. Tra i critici, ma anche tra i tifosi, alcuni sconfortati dopo stagioni deludenti. Ma la squadra di Conte ci mette davvero poco a far cambiare opinione.

Spinti dagli spettatori, che sembrano a loro agio nel nuovo stadio, i bianconeri mettono subito i gialloblu alle corde. E sbloccano la gara dopo poco più in un quarto d’ora. Ci sono 10 italiani in campo ma il primo gol lo realizza l’unico straniero. 

Stephen Lichtsteiner dimostra di non essere solo un terzino tutta corsa e dinamismo, ma di sapere il fatto suo anche sotto porta. Certo, più facile quando a fianco hai uno come Pirlo, a cui basta alzare la testa e metterti solo davanti alla porta: lo svizzero controlla a seguire, salta Mirante e mette dentro. Sotto gli occhi dei tifosi della Sud, appostati a un paio di metri.

Conte è un martello e continua a spingere i suoi che trovano anche il raddoppio con Matri, ma il guardalinee annulla. Peccato che le immagini dicano altro, ma nel 2011 non c’è ancora il Var e la Juve va al riposo con un gol di scarto che è poco per la mole di gioco.

Un altro 11 settembre indimenticabile

Il dominio bianconero si fa ancora più netto nella ripresa. Matri capisce che non è giornata quando colpisce il palo e poi lascia il posto a Vucinic che fa così il suo esordio.

Il raddoppio è rimandato di poco, quando Del Piero innesca Pepe a destra: diagonale radente e gara quasi ipotecata. 

I bianconeri volano letteralmente e per gli spettatori non è finito lo spettacolo. Arturo Vidal si presenta al modo suo e firma il tris pochi minuti dopo aver rilevato Del Piero.

Prima ho parlato dei ragazzi del Combi che vestono il gialloblù. Ma tra i bianconeri sono in 2 in campo: De Ceglie e Marchisio. Il Principino si toglie lo sfizio di segnare il gol più bello della giornata, in acrobazia, sull’ennesima imbeccata di Pirlo.

11 settembre 2011, Claudio Marchisio segna il gol più spettacolare della giornata

Al valdostano va un po’ peggio. Nel finale commette fallo in area: rosso diretto e rigore che Giovinco trasforma per il 4-1 finale. Lo stesso punteggio con cui gli emiliani avevano vinto 9 mesi prima. È appena l’inizio del campionato ed è ancora presto per dirlo, ma la Juventus targata Conte forse ha davvero cambiato marcia.

Nel decimo anniversario dell’attentato alle Torri Gemelle, i bianconeri hanno trovato il modo per dare un altro significato alla data dell’11 settembre.

NOTA A MARGINE

11 settembre, la partita che non dimenticherò mai

La prima pagina della Gazzetta dello Sport

Ognuno ha la propria partita del cuore. Quella che, tra tutte quelle a cui ha assistito, ricorda con maggiore affetto. Ebbene, per me, è proprio quel Juventus-Parma dell’11 settembre 2011.

Quel match ha rappresentato una sorta di rinascita. La fine di un incubo, sportivamente parlando, iniziato nell’estate del 2006 dopo Calciopoli. Quando la Juventus è stata quasi azzerata. E ti assicuro che, stando all’interno della società, gli effetti sono apparsi ancora più devastanti.

Dirigenze che si sono susseguite, modi di lavorare cambiati, persone nuove e abitudini diverse. E il dubbio di non tornare più ai fasti di un tempo. Tutto spazzato via in quella stagione 2011/12 per resta indimenticabile. 

Fin dal primo giorno trascorso a Bardonecchia. Con la sensazione nell’aria che qualcosa stava cambiando. Che la Juve stava tornando la Juve e quel match col Parma ne è stato l’emblema.

E poi c’è l’effetto Stadium. Ho avuto il piacere di veder nascere la nuova casa. Dalla presentazione del progetto fino all’inaugurazione, con i vari step documentati periodicamente sul sito ufficiale e su Hurrà Juventus. Una sorta di countdown esaurito in caldo pomeriggio di settembre del 2011.

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