10 ottobre 1982 – Nel giorno dei 10 la decide Brio

10 ottobre 1982 – Steccano i 10, ci pensa Sergio Brio

Fin dall’invenzione dei numeri sulle maglie, e non parlo di quelli fissi introdotti negli anni ’90, il 10 ha avuto un significato speciale. Il numero della fantasia e delle giocate a effetto. Il numero dei grandi fuoriclasse, come Pelé, Maradona e Messi. E il discorso vale anche per la Juventus, da Sivori a Brady, da Platini a Del Piero, passando per Roberto Baggio. Fino ad arrivare a Tevez e Dybala, gli ultimi ad averlo indossato. Oggi è il loro giorno: 10 ottobre, ovvero 10/10. Eppure, nel 1982, non è un giorno da 10, la platea se la prendono altri. Si gioca Fiorentina-Juventus, ovvero Antognoni contro Platini, ma l’eroe di giornata indossa il numero 5 e si chiama Sergio Brio.

10 ottobre, ovvero 10/10

Benvenuto nel festival della fantasia. Oggi è il 10 ottobre, ovvero 10/10. Il numero che nel calcio, praticamente da sempre, è sinonimo di spettacolo. Una tradizione iniziata con Pelé, proseguita con Maradona e arrivata fino ai giorni nostri insieme a Messi. E mi sono limitato a citare i 3 più grandi. Sì, perché è il classico in cui il rischio di dimenticare qualcuno non è neppure quotato.

Anche il numero 10 della Juventus è legato a nomi che hanno fatto la storia. Partendo da Omar Sivori fino ad arrivare a Paulo Dybala, l’attuale padrone della maglia più ambita. Con i mezzo Brady, Platini, Roberto Baggio, Del Piero e Tevez. Stili diversi, ma tutti protagonisti.

Laudrup con Platini e Maradona

1982, Juve in affanno

Arrivo alla partita scelta per oggi, un Fiorentina-Juventus giocato il 10 ottobre 1982. Torno quindi nei primi mesi post Mondiali di Spagna, periodo a cui ho già dedicato le puntate del 18 agosto e del 22 agosto, entrambe con Platini come protagonista. E il francese lo è anche questa volta, anche se non proprio in senso positivo.

La squadra di Giovanni Trapattoni ha avuto un avvio molto più complicato delle attese. Nonostante i 6 Campioni del Mondo e i 2 stranieri Platini e Boniek.

A dire il vero, i problemi si sono riscontrati per lo più in campionato. In Coppa Italia è arrivata la qualificazione al turno successivo, senza dover strafare. 

E anche il primo turno di Coppa dei Campioni non è stato poi così impegnativo. Anche se i dilettanti danesi del Hvidovre hanno messo a nudo qualche pecca nella gara di Torino. Quando, già eliminati, hanno rimontato da 3-1 a 3-3, approfittando di errori marchiani della difesa bianconera.

Errori che in Serie A sono costati molto caro, soprattutto lontano da Torino. In 2 trasferte, i Campioni d’Italia sono tornati a casa a mani vuote. Prima il ko in casa della Samp, poi quello di Verona, contro la neopromossa guidata da Bagnoli.

Ottobre, segnali di risveglio

Il Trap si tranquillizza quando inizia il mese di ottobre. Nel primo match, in programma domenica 3, i bianconeri danno segnali di ripresa. Scesi in campo con appena 2 punti in classifica, i Campioni d’Italia sfoderano una prestazione confortante contro il Napoli. Apre Paolo Rossi, poi si scatena Boniek che segna una doppietta, i suoi primi gol in campionato dopo quelli nelle coppe.

Il 3-0 sui partenopei lascia ben sperare in vista del delicato match della quinta giornata. Domenica 10 ottobre, la Juventus sarà di scena a Firenze, dove aspettano la sfida da mesi. Da quando cioè Brady ha trasformato il rigore a Catanzaro e permesso ai bianconeri di staccare i rivali all’ultimo metro e vincere lo Scudetto.

I tifosi viola non hanno digerito lo smacco e lanciato accuse neppure troppo velate. La rivalità con la Juve ha una crescita esponenziale, che non si è mai mitigata negli ultimi 40 anni.

Nazionali, croce e delizia in attesa del 10 ottobre

Ottobre è anche il mese delle nazionali. Archiviati i Mondiali, si inizia a pensare agli Europei del 1984 in Francia. I transalpini sono ospitanti e hanno il posto garantito. 

Pertanto li attendono solo test amichevoli, come quello disputato a metà settimana con l’Ungheria e in cui Platini dà il meglio. Tornando a regalare quelle magie che in maglia bianconera sono arrivate col contagocce. Come quella di Coppa Italia col Pescara, già raccontata in una delle prime puntate di Almanacco Bianconero.

Siamo negli anni ’80, le finestre per le Nazionali non sono ancora state create. O meglio, il calendario è sfasato. Così, domenica 10 ottobre, oltre Fiorentina-Juventus c’è Portogallo-Polonia. Il che vuol dire che Boniek deve rispondere alla convocazione e non sarà a Firenze.

Trapattoni si troverà quindi con un Boniek in meno, ma con un Platini più carico. E anche con un Tardelli in più, che recupera in extremis da un problema fisico. Giusto in tempo per affrontare il duello con Giancarlo Antognoni.

 

10 ottobre, Antognoni contro Platini ma non solo

Fiorentina-Juventus si gioca il 10 ottobre. Il 10/10 è anche sinonimo di Giancarlo Antogoni contro Michel Platini, sono loro gli uomini più attesi di un sfida che di temi in ballo ne ha davvero tanti.

Se la Juventus ha 6 Campioni del Mondo, la Fiorentina ne ha altrettanti. Antognoni e Graziani sono stati determinanti sul campo, Giovanni Galli e Massaro sono stati comprimari ma la gioia vissuta al Bernabeu è stata uguale per tutti. 

In più, l’allenatore Giancarlo Picchio De Sisti ha in squadra gli argentini Passarella e Daniel Bertoni, che la stessa gioia l’hanno provata nel 1978.

Inoltre, nella rosa viola ci sono un pezzo di storia bianconera quale Antonello Currureddu e un ex ragazzo del Combi, quel Luciano Miani che ha sostituito al meglio Antognoni dopo il suo infortunio patito un anno prima. Senza dimenticare 2 ex granata quali Pecci e Patrizio Sala, protagonisti con Ciccio Graziani di tanti derby sotto la Mole.

Quella viola è una squadra da Scudetto e lo ha dimostrato la stagione precedente. E in quella attuale ha racimolato 5 punti ed è in piena corsa. Anche perché il campionato è l’unico obiettivo rimasto. La Coppa Italia e la Coppa Uefa sono naufragati già a settembre. E questo rappresenta un motivo di rabbia sportiva in più.

10 ottobre, nel giorno dei 10 la risolve un 5

Come da pronostico, l’accoglienza riservata ai Campioni d’Italia non è amichevole. Nonostante le dichiarazioni in settimana del presidente Pontello e di De Sisti per portare serenità.

Lo stadio di Firenze è una bolgia. In quel 1982 è il Comunale. Artemio Franchi, il grande dirigente a cui verrà dedicato l’impianto, è ancora vivo e morirà in un incidente stradale nell’agosto del 1983.

Trapattoni recupera Tardelli e non rischia Bettega dall’inizio. Con Platini, davanti giocano Rossi e Marocchino. Ma la Juve non è quella di una settimana prima col Napoli e risente dell’assenza di Boniek. A fare la partita è la Fiorentina che crea molto di più e costringe Zoff a una grande partita.

È la ripresa a regalare più emozioni. A partire dal gol partita, che arriva al 54’. Tutti ad aspettare i numeri 10 ma a risolverla è un “lungagnone” con il numero 5. Sergio Brio diventa l’arma in più: prima colpisce una traversa e poi insacca con un perentorio stacco di testa su cui Giovanni Galli non è perfetto.

10 ottobre, a Firenze la decide Brio

L’1-0 non cambia più, anche se le note di cronaca non sono finite. Stavolta è Miani a pagare il conto con la sfortuna: appena entrato, l’ex bianconero si rompe il malleolo e deve lasciare il campo. Entra Bettega per Marocchino e Prandelli per Platini. E i bianconeri devono anche finire il 10 per il doppio giallo a Tardelli.

La Juve torna a casa con 2 punti d’oro, scortata all’uscita da Firenze dalle forze dell’ordine, in un clima da guerriglia che negli anni successivi diventerà spesso l’abitudine da quelle parti.

Un’altra brutta pagina in un domenica in cui la violenza è protagonista anche a Napoli, dove i tifosi di casa perdono la pazienza dopo il 3-1 patito contro la Roma.

Un 10 ottobre da dimenticare per Le Roi

Altro che giornata da numeri 10! Domenica 10 ottobre è da dimenticare per Michel Platini che perde il duello a distanza con Antognoni. Ma si consola con la vittoria dei suoi.

Il giorno dopo, Bruno Perucca su Stampa Sera gli rifila un 4.5 senza appelli. Scrivendo che il francese è come se fosse rimasto con la testa a Parigi.

 

Di sicuro il match con la Nazionale ha influito sui suoi muscoli non ancora al top. E nel post partita, lo dice chiaramente. Ma aggiunge altro: “Senza Boniek per me è stato decisamente peggio. Lui mi vede subito in campo, i compagni no”. Non proprio una battuta distensiva.

22 agosto, prima in casa per Platini e Boniek

Prosegue poi Le Roi: “Questa volta ho dovuto io rincorrere gli avversari mentre di solito avviene il contrario. Della Fiorentina mi è piaciuto soprattutto Antognoni che è oggi è stato più bravo di me. Ma se la squadra viola pensasse più a giocare che non a picchiare forse vincerebbe qualche partita in più”.

Nella giornata dei numeri 10, anche se solo a parole, Platini lascia il segno.

NOTA A MARGINE 

10 ottobre 1982, una scena da film

A ispirarmi la nota a margine di oggi è stato il video di quel Fiorentina-Juventus che ho trovato su YouTube. Tratto da un servizio dell’epoca andato in onda alla Domenica Sportiva, uno degli appuntamenti clou di quegli anni per gli appassionati di calcio. 

Il classico resoconto anni ’80, con la qualità delle immagini lontana anni luce da quella di oggi. Con il commento, realizzato dalle redazioni locali, sempre un po’ di parte e a favore delle squadre di casa.

Parte il servizio, si vedono alcuni spezzoni di partita. Poi un primo piano intenso di Picchio De Sisti, seduto in panchina a dare indicazioni ai suoi. Improvvisamente, nell’inquadratura spunta Giampiero Galeazzi che, microfono alla mano, si avvicina al tecnico viola e gli chiede un commento in diretta.

Galeazzi intervista De Sisti

Cose dell’altro mondo. O meglio cose degli anni ’80, abituali per quelli della mia generazione. Impensabili oggi, con tutte le regole ferree riguardo le interviste, da realizzarsi rigorosamente con i loghi degli sponsor alle spalle.

Rivedere quella scena mi ha fatto venire in mente 2 riflessioni. Intanto che, più che un servizio Rai, sembrava una scena da film, tipo L’allenatore nel pallone. E non a caso, sia Galeazzi che De Sisti si prestarono al gioco, recitando se stessi nelle scene con Lino Banfi.

L’altra riflessione mi porta a oggi. In un calcio che si prende sempre troppo più sul serio, come reagirebbe un allenatore? Mi immagino un Conte, un Mourinho o un Gasperini. Altro che scene da film!

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